di Federica Lamona


To Bring You My LoveIn America Latina esiste la leggenda della donna–lupo o cantadora, che vive nel deserto e narra le  storie della vita, della morte e della creazione del mondo cantando sulle ossa di animali fino a resuscitarle miracolosamente. Un canto carnale e mistico che disegna la suprema armonia dei contrari: il bianco e il nero, la morte e la vita. Solo evocando questa figura mitica si riesce a descrivere l’eccezionale vocalità di Pj Harvey. In questo album la voce si rompe in un dolore sordo per la morte del suo amore in Teclo; esplode nell’orgasmo paradisiaco e peccaminoso dell’amplesso vorticoso di”Long snake moan; si irrigidisce metallica nello sfogo della prostituta in Working for the man; si lascia trasportare dall’ingenuità degli accordi e della promessa di ritorno dell’uomo che l’ha lasciata incinta in C’mon Billy; cerca le profondità dell’acqua dove è annegata sua figlia in Down by the waterPj Harvey canta per narrare, quando la strumentazione è essenziale  per un album prodotto e suonato in maniera quasi interamente autonoma. La chitarra spadroneggia ma il sentimento di sperimentazione innerva ogni brano con l’uso delle percussioni o dell’organo. E poi lei: un po’ Nick Cave e un po’ Patti Smith,  assolutamente perfetta  nella sua naturale androginia vocale gravida di sensualità. Unica.