di Luca Torzolini


Storie di ordinaria folliaÈ lui.
È sempre lui.
Il tratto distintivo delle storie di Bukowski è Bukowski.
Il poeta maledetto fra i maledetti, in grado di imboscare una riflessione filosofica tra un rutto e una scorreggia, diventato icona della letteratura “Pulp” degli anni ‘70, non smetterà mai di stupirci.
Storie di ordinaria follia è una raccolta di racconti osceni, assurdi e spesso inconcludenti.
Una poetica della disperazione, in grado di aggirarsi tra bar e bordelli, tira fuori, da questi luoghi dimenticati da Dio, lezioni sulla natura umana, spesso così profonde da essere fraintese per sciocchezze. Lo scrittore, lungi dalla ricerca della perfezione, utilizza meccanismi sintattici apparentemente semplici. Il testo, scarnificato dalle pesantezze linguistiche classiche dei letterati più famosi, è incredibilmente chiaro, ma nasconde complessi giochi letterari in grado di far “eiaculare” il lettore più volte (è una recensione di un libro pulp, cosa vi aspettavate?!)
Se leggi una riga, ti fermi e (senza sbirciare) cerchi dieci possibili continuity per il racconto, Bukowski ti fotte sempre: la sua “riga dopo” sarà più originale della tua.
Che altro dire del libro: c’è un tizio in grado di farsi licenziare di continuo, sempre sbronzo e in cerca di figa, che cerca di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli. E afferma di essere il più grande letterato dei suoi tempi!
Beh, è Bukowski… bisogna dargli ragione!