di Giorgia Tribuiani


Pereira è un personaggio comune, non un eroe: cittadino del Portogallo di Salazar, ex- militante della cronaca nera di un grande giornale, si è ora ritirato nell’angusta redazione culturale (composta da lui solo) del “Lisboa”, accontentandosi di scrivere necrologi anticipati e traduzioni di classici, mentre apprende i mutamenti politici solo grazie a Manuel, cameriere del Café Orquìdea. Questo, fino all’arrivo di Monteiro. Che pur non essendo un eroe, è innamorato di Marta, una donna che si crede eroina e vuole sfidare il regime di Salazar. Pereira si affeziona quindi a questi giovani, venendo coinvolto in una spirale che mette a rischio la sua vita, ma salva la sua anima (o la sua “confederazione di anime”, secondo la teoria del dottor Cardoso, convinto che di volta in volta ci sia un diverso io egemone a guidare le azioni di un uomo). Se, da un lato, l’incontro con Monteiro pone fine alla tranquilla apatia di Pereira, dall’altro è grazie a questo che egli scopre che il Portogallo si sta avviando verso la dittatura, che si è instaurato un regime di violenze ed intimidazioni in cui anche la stampa è sottoposta ad una rigidissima censura. Pereira è un personaggio comune, non un eroe, come dicevo, ma è proprio grazie a questo che si rende capace di un’azione di commovente grandezza, strappando a Cardoso parole che segnano, nella confederazione di anime, il passaggio del potere ad un io egemone più consapevole: “Dica al dottor Pereira di scrivere un articolo sull’anima, che ne abbiamo bisogno tutti”.