di Luca Torzolini

 

Ruggero Passeri 1

Errante tra esistenzialismo e possibilità dell’essere, Ruggero Passeri si ritrova di colpo immortalato in una suggestione, nel raffinato furto di decadenze sociali satirizzate grazie all’ingegnosa composizione o nella poesia dell’essere che contempla l’abbondanza o la mancanza dell’essere in altri esseri.
Livido dal tumulto del superficiale, vivido nella compostezza d’un monito a tratti pungente e a tratti quasi paterno, il fotografo narra tramite la raccolta di scatti intitolata “Kaput Mundi” il declino del mondo intorno a lui, un mondo che vorrebbe diverso e consapevole e cui dona la possibilità di osservare le proprie mancanze arrestando lo scorrere del tempo. Roma è una città decadente, spettacolarizzata tramite icone ad uso turistico, pornografica nell’assenza totale della capacità erotica e nell’indifferenza verso il sublime. È una città stanca, come una vecchia bagascia che conosce a menadito i vizi d’ogni suo cliente: gli scatti del fotografo ci mostrano spesso l’assenza di Roma dentro l’animo dei cittadini che ogni giorno dicono d’amarla in dialetto e con proverbi popolari.
Uscendo dalla capitale, la luce impressiona ciò che cuore e mente passano a setaccio, creando liasons refrattarie all’omologazione, riluttanti la subalternità di tecnica e moda del fotografare. E se in alcune immagini possiamo avvertire la punta d’un’amarezza che se ci trascinerà nei suoi burroni non lascerà scampo alcuno, sarà altresì possibile giocare d’anticipo quando l’eroismo degli occhi di un bimbo ci farà sentire nuovamente in fasce, capaci di commuoverci e imparare.

Ruggero Passeri 2

Così, spogliandosi dell’austerità di chi prende tutto per gioco, Ruggero ci prende in giro, si prende in giro e ci gira intorno: non è il sussiego estetico perfezionista o la macchina fotografica utilizzata a creare lo scatto, ma la capacità di aumentare o azzerare le distanze fra l’osservante e l’osservato.
Simili esortazioni in diversi linguaggi e su altre tematiche provengono da alcuni degli artisti e degli intellettuali che Passeri ha incontrato nel proprio cammino. Il fotografo ha deciso di ritrarne fisicità, mimica, gestualità e gestione dello spazio svestendoli di ogni artificio della posa, cogliendo ciò che di analogo c’è fra lui e tutte queste belle menti: l’unicità.