di Cesare Del Ferro

foto di Claudio Romano

 

“Madre Tierra” è solo uno dei tanti appuntamenti musicali organizzati nel locale albense “Peccato Originale”, punto di rendez-vous jazz nel Teramano, caratterizzato dall’ottima qualità dei cocktail, dispensati dal barman freestyler “Cugg”, e dalla particolare disposizione di luci e pitture. Rosalia de Souza, rinomata artista musicale del panorama brasiliano e celebre anche per la collaborazione con il musicista italiano Nicola Conte, stasera è accompagnata dagli arrangiamenti latin jazz di Daniele Ferretti e Martin Diaz.

Nel finale della serata l’artista brasiliana parla con me dei propri progetti:

Come definisci il tuo rapporto con la musica jazz?
Mi piace ascoltare la musica jazz, ma non ritengo di essere una musicista che si può racchiudere in questo genere musicale, perché non considero la bossanova come musica jazz, ma piuttosto un genere a sé. Artisti come Antonio Carlos Jobim, Stan Getz, Joao Gilberto e altri sono e rappresentano la bossanova, considerata il rifacimento della musica classica brasiliana. Per esempio, il modo di suonare di Jobim interpreta in chiave contemporanea la bossanova; le sue composizioni sono caratterizzate da accordi che tutti classificano come jazz, ma in realtà è musica classica brasiliana. Tornando al nostro discorso, il mio rapporto con il jazz è ottimo: nella sua concezione classica è un genere basato soprattutto sull’improvvisazione e l’interpretazione che il musicista sente di dare ad ogni brano. Amo spaziare e cercare il massimo della libertà sia negli accordi sia nella vocalità.

D’improvviso, il tuo ultimo album, fonde in sé sonorità classiche della bossanova, con qualche sfumatura afro e jazz. Come mai la scelta di introdurre una traccia in italiano?
Non è la prima volta che canto in italiano. Nel 1994 ho cantato con il gruppo Quintetto X la canzone Senza paura, cover di Ornella Vanoni. La gente, purtroppo, non l’ha recepita più di tanto. La scelta di introdurre D’improvviso è quindi dovuta al mio forte desiderio di richiamare il pubblico italiano. Sono diciotto anni che faccio questo lavoro e da sempre mi chiedono di cantare brani di Mina, Pino Daniele e altri; alla fine ho deciso di portare questo brano, originalmente scritto in spagnolo, anche in italiano, adattandone le sonorità.

So che vivi e lavori a Roma. Come trovi questa città dal punto di vista ispiratore?
L’ispirazione non la trovo nella città di Roma, anche perché i mie contatti musicali sono proiettati verso il sud. Roma è il centro dei miei legami familiari, ma per le mie performance mi sposto a Bari e Salerno.

Attualmente stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Sto lavorando a tanti progetti. Ho in cantiere un disco che sarà prodotto in Brasile e ne ho inciso un altro (che uscirà a marzo) di musica Drum’n’Bass con un gruppo tedesco. Mi piacerebbe fare tante altre cose, ma è difficoltoso per questioni di tempo e per le abitudini di alcuni musicisti. Non è un modo di fare cui sono abituata (i brasiliani in quindici giorni riescono a produrre un cd); qua le cose funzionano un po’ a rilento: da un progetto musicale alla relativa realizzazione passa davvero troppo tempo. All’estero è più semplice portare a termine certi progetti.
Il mio sogno più grande è quello di istituire un’associazione italo-brasiliana d’interscambio culturale: vorrei organizzare eventi legati non solo alla musica, ma anche al teatro, alla musica e alla pittura.