a cura di Giorgia Tribuiani

“Pietroburgo, la splendida capitale voluta da Pietro il Grande – scrive Fausto Malcovati – non è per Gogol’ il gioiello architettonico da tutti celebrato: è una città irreale, desolata, spazio di sofferenza e di angoscia, strumento di tortura, disinganno e morte”.
Nei Racconti di Pietroburgo, Gogol’ racconta le vite dei suoi personaggi alternando toni patetici e umoristici, rappresentando in modo ironico le vite umane per raggiungere un umorismo che, se sfiora Pirandello per i suoi toni tragicomici, allo stesso tempo pone l’accento sulla componente pedagogica: osservando i tipi presentati, il lettore impara a riconoscere i propri atteggiamenti e a modificarli. I Racconti di Pietroburgo narrano una popolazione malata perdonabile per via di una società altrettanto malata. I protagonisti, annichiliti da continui soprusi, giungono alla perdita della propria identità (Il naso), alla pazzia (Memorie di un pazzo) o alla morte (Il mantello, Il ritratto, La prospettiva).
“Le vite desolate degli abitanti della Pietroburgo gogoliana sono piegate dall’arroganza degli alti funzionari che schiacciano, umiliano, deridono”, commenta Malcovati. “Gogol‘, con i suoi racconti, alza un grido di dolore contro il disumano, impersonale, grigio, spietato apparato burocratico che dilaga a tutti i livelli della società russa”.