di Luca DI Berardino

Caro Lettore,
mia zia è da poco uscita da sotto i ferri.
Ma questo Dalia proprio non lo capisce: dovevamo festeggiare San Valentino insieme, però quando una persona è anaffettiva non ci puoi fare un cazzo; per loro il mondo emotivo termina a sette metri di distanza dal fenomeno.
L’odore verde e sterile assalta le narici. Sono nell’atrio, ultimo piano del purgatorio: qui prosperano i piu sani; li riconosci dalla vestaglietta, grufolano al bar e chiacchierano allegramente, in attesa di entrare nel paradiso da cui sono appena uscito.
Oncologia…oncologia… il piè fermo è sempre il più basso… Il traffico di parenti mi incrocia e supera, alcuni sorridono, molti soffrono. Una cosa ci accomuna: parliamo poco o nulla…un’altra delle regole non scritte degli ospedali… come se un tono troppo alto influenzasse i degenti maggiormente di un grammo di feci endovena o una pinza in panza. Adoro le allitterazioni demenziali e spesso ne rido da solo. Ma qui in reparto la gente soffre e non posso lasciarmi scappare sguaiate risate a causa dei miei frizzi e sollazzi.
Trattenere i muscoli facciali non è facile e mi rifugio in bagno per deviare l’attenzione dalla fragorosa risata … mettendoci anche un bel paio di scoreggioni per non fare brutta figura. Una volta ripreso il controllo dei miei orifizi, mi avvicino al banco dove mi accoglie un occhialuta infermiera.
– Cerco Nura Annamaria.
Senza proferir parola si porta le lenti sulla testa e tocca il foglio con la punta del naso.
– Camera 202.
Mentre dovrei andare dalla zietta lo sguardo dell’infermiera mi immobilizza: un insolito caso di strabismo di Venere punta i miei occhi… e non solo. Insicuro, controllo che il numero non fosse diretto al medico al mio fianco; lei se ne accorge e mi liquida con un secco “Serve altro ?”.
Mi dirigo verso la stanza. Nella mente il fatidico occhio che vibra implorando un orgasmo tonante: amo i difetti delle donne e associarli al sesso mi aiuta a non mitizzarle.
La vedo: dorme. Mi avvicino al letto e le tengo la mano sperando che un po’ della mia aura le dia forza. Non che io sia credente, per carità,  ma se sei impotente di fronte ad una situazione, la spiritualità è un ottimo rifugio!
Ha la febbre.
Forse un panno bagnato fresco sarà meglio della mia aura…
Dopo un po’ scendo a prendere una bibita. Devo farlo: passare in ospedale e non prendere la mia bevanda preferita sarebbe un peccato imperdonabile. Bevanda al gusto di thè al limone! Un classico dei distributori automatici: il sapore non è entusiasmente ma il fatto che effettivamente non sai cosa stai trangugiando è davvero intrigante, quasi uno sport estremo!
Mentre sorseggio l’ipocrita sostanza mi guardo intorno: ogni luogo è un pentagramma dove le persone scorrono come note; un ritmo fatto di abitudinarie figure. Qui la melodia è forgiata dal transito di utenti, operatori e parenti che animano la struttura. Mi piace osservare il reale da quest’ottica perché è più facile notarne le stonature….
Tipo quello: è qui nell’atrio da quando sono arrivato e ancora si aggira con quella strana cartelletta, certamente non è in visita … il suo aspetto guardingo lo rende una sonora steccata, losco … se fossimo in piazza sarebbe sicuramente un pusher di hashish.
……..mpf!!…
Quando sono casuali le adoro ancora di più.
Eccolo, ha puntato la preda: si avvicina ad un’anziana e le mostra il retro della cartelletta; le si apre il viso e fulminea caccia dei soldi dal portamonete… Non so cosa abbia lì dietro, ma a guardare  come la signora corre ai piani alti deve essere di ottima qualità!
Mi avvicino fischiettando e lo fisso negli occhi.
– Quanto la fai al grammo?
Mi guarda sbigottito e mi mostra lo scrigno segreto: una pila di A4 con un “Pio sorriso” che arriva ai sensi prima del soggetto del quadretto……
– Solo la beatitudine di Padre Pio può aiutare a superare il male che ci affligge
– Ok …. dammene un deca, dai.
Mi dirigo verso la macchina fissando quest’etereo sorriso. Se fosse coca me la spalmerei sulla sigaretta, se fosse erba ci farei una torta; ma questa proprio non posso assorbirla. La siringa che te la spara nelle vene e nel cervello io, fortunatamente, non so dove trovarla.

In fede

Luca Di Berardino