di Luca Torzolini

Quando la terra tremaC’ero. Anche stavolta. Dopo l’alluvione, il terremoto.
Alle 3:32 è cominciato l’incubo. Intensità: 5,8 gradi della scala Richter. Epicentro: Paganica. I muri aperti e le crepe sulle scale della mia abitazione non erano nulla. Fuori, sulla strada, potevi vedere l’inferno. Dei ragazzi urlavano sotto le macerie, sepolti da quintali di polvere e cemento; qualcuno si è buttato dal primo e dal secondo piano e ha riportato sicuramente meno danni. Ho chiamato tutti gli amici più stretti: quando rispondevano la gioia per la loro incolumità era in ossimoro con le grida che sentivo come sottofondo. Un’ora dopo la scossa sono arrivati i soccorsi. Incitati dai civili hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità. La mattina dopo 25000 persone si trovavano senza casa, senza vestiti. Circa 300 morti e 1500 feriti.
È passato poco tempo da allora, i comuni limitrofi hanno accolto nelle strutture alberghiere molte persone; lo stato ha fatto promesse e ha promosso donazioni e ogni forma di aiuto.
Quando caleranno i riflettori, quando la stampa e i media non ne parleranno più, allora ci sarà davvero bisogno di aiuto. La necessità di dare quel che si può, di privarsene per donarlo, è un dovere civile dettato da un istinto umanistico. Fra poco scorderanno la tragedia come è successo per l’Irpinia. Noi non abbiamo solo scritto l’articolo, stiamo facendo tutto quello che possiamo per registrare l’evento e aiutare come possiamo i terremotati. Molti dimenticheranno l’accaduto, molti la smetteranno con il becero buonismo in cui le parole non coincidono con i fatti. Voi che farete?