Intervista realizzata nell’ambito del festival Collisioni (www.collisioni.it)

Partiamo dal tour “Onda Libera”. Qual è la novità e qual è il rapporto con i beni confiscati alle mafie?
“Onda Libera” è iniziato nell’ormai lontano 2009. È un progetto particolare, durante il tour  abbiamo organizzato, insieme all’associazione “Libera”, una serie di concerti nei luoghi appartenuti alla mafia, come bar e hotel confiscati. Abbiamo suonato nella villa di Felice Maniero, in Veneto, anche per dimostrare che la mafia non è una cosa legata esclusivamente al Sud. Infatti abbiamo toccato regioni come la Lombardia, l’Emilia e la Toscana.

Ho visto che la copertina del CD è molto particolare. Com’è nata l’idea?
Diciamo che quella è la bandiera ideale. C’è un po’ di Cuba, un po’ di America; un mix dei colori del mondo, come del resto è l’album stesso.

Nel vocabolario dei Modena City Ramblers cosa c’è scritto accanto alla parola “libertà”?
Vita.

E accanto alla parola “censura”?
Non lo posso dire.

Voi credete che l’impegno politico da parte di un artista sia particolarmente importante?
La musica dev’essere prima di tutto divertimento, ma anche un modo per pensare, per veicolare dei messaggi e parlare di cose serie. Poi, girando molto e conoscendo tantissime persone, veniamo a contatto con una gran quantità di storie. È inevitabile che molte di esse colpiscano la nostra musica.

Quindi anche l’impegno sociale. Voi siete stati in Palestina…
In Palestina ci siamo stati tre volte, è stato molto bello. Con le vendite di un disco abbiamo finanziato la costruzione di un pozzo in un villaggio della campagna di Gerusalemme, presenziando alla sua inaugurazione. Abbiamo suonato in dei teatri e dopo abbiamo toccato con mano la realtà palestinese e quella israeliana, fatte di guerra e numerose crudeltà. Nel 2009 siamo ci siamo tornati per un evento bellissimo in cui abbiamo suonato con i ragazzi del conservatorio di Edward Said.

Mi ricollego al fatto che hai accennato alla guerra: nell’ultimo album avete parlato molto di guerra; guerra di vario tipo, come quella sul lavoro. Allora, tornando al vocabolario, cosa mettereste accanto a questa parola?
È una parola che non dovrebbe esistere. In un nostro brano, La ballata della dama bianca, parliamo delle morti sul lavoro. È una guerra non dichiarata, in Italia muoiono tre persone al giorno sul posto di lavoro.

Quali sono le principali influenze musicali nell’ultimo album?
In generale i Modena sono molto “irish”. L’ultimo CD è influenzato molto dalla musica del Sud: ci sono strumenti come mandolini e mandoloncelli, suoniamo in tre ottavi e ci rifacciamo alle tarantelle. Nel contempo ci sono band come i Gogol Bordello che ci ispirano sempre. Facciamo parte di una grande famiglia che parte dal folk e finisce al rock folk.

C’è anche una ricerca dialettale…
Sì. Ad esempio, nel brano Onda Libera il ritornello alterna frasi in napoletano e frasi in emiliano stretto.

Progetti futuri?
Siamo reduci di un tour europeo ed è ripartito il tour italiano, il nuovo disco è in lavorazione e poi… suonare, suonare, suonare!