di Eclipse.154

Il Pianeta Terra è in rovina: ne si teme la fine; si cercano soluzioni; si teme il disastro.
I Maya predissero una data per esso, sulla base di nulla.
Nostradamus pure, di date ne inventò.
La Bibbia è meno precisa: non fornisce date ma sciorina indizi. Staremo a vedere.
La domanda che il sottoscritto si pone è: nelle briciole temporali che ci restano da vivere come si fa, appunto, a vivere?
La violenza opprime i pacifici; l’empietà gli onesti; l’ignoranza i propositivi; l’apatia i religiosi; la pigrizia i volenterosi.
Il Re Salomone rimembrava le mammelle della sua donna e ad Esse dedicava versi magnifici ne “Il Cantico dei Cantici”: questa si che è vita!
Adorare un corpo come fosse Essenza Vitale. Amare come se fosse possibile.
Oggi non si ama più. Il motivo è da ricercarsi in ciò che la nostra Società ha canonizzato come Consumismo.
Il Consumismo prevede il rapido raggiungimento di Beni mediante la modalità dell’Avere.
Come il neonato sente la necessità di possedere oralmente il proprio pollice, (la fase orale secondo Sigmund Freud) l’uomo sente pari necessità nei confronti di un immobile; un Audi; una donna dalle invidiabili misure; il denaro.
Il mancato raggiungimento di questi fini (assolutamente limitati negli esempi e molto più variegati nella Reale Vita) genera frustrazione, bramosia nei confronti del Lontano, avidità.
L’avidità è l’attaccamento ad un bene o ad uno stato (fisico o emotivo che sia) di fatto derivante dalla paura di perderlo o non ottenerlo. Nel nostro caso: di non ottenerlo.
Ma cosa significa “ottenere” e perché è così importante?
I Grandi Maestri, come Gesù Cristo, il Buddha o Maestro Eckhart rifuggivano il termine ‘ottenere’. Per loro non vi era nulla da ottenere. La loro modalità di esistere consisteva unicamente nell’Esistere, o meglio, nell’Essere.
La modalità dell’Essere si differenzia da quella sopra citata dell’Avere in quanto basata sull’esperienza soggettiva dell’acquisizione e fruizione di una qualsiasi realtà, o conoscenza come Esperienza soggettiva arricchente. Essa, infatti, arricchisce il proprio bagaglio e non si pone come Bene, come qualcosa di posseduto o possedibile (quindi finito, limitato e limitante), ma favorisce un miglior sviluppo vitale e spirituale.
Dato che tutto ciò, oggi, nell’Era del Consumismo non accade; dato che nessuno prende in minima considerazione le idee dei Grandi Saggi del passato (che in quanto aventi questo titolo meriterebbero ascolto), come si fa a vivere?
Dovremmo forse chiederlo ai grandi imprenditori del Pianeta Avere?
La riflessione a tutti voi, in attesa della fine del mondo.

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