di Luca Torzolini

 

Intervista a Kyrahm e Julius Kaiser 1

 

Kyrahm e Julius Kaiser sono artiste operanti nel settore della Performance Art. Diversi storici dell’arte indicano la coppia artistica come una delle nuove evoluzioni della body art storica contemporanea.
Kyrahm è artista concettuale, videoartista, body artist e performer . Elabora performance dal forte impatto emotivo. Julius Kaiser è videomaker, drag king e performance artist. La sua ricerca artistica ha origine nell’ambito della sperimentazione che indaga i ruoli sociali di genere proponendo una visione fluida degli stessi coerentemente con le teorie filosofiche Queer. Lavora anche come videomaker realizzando videoclip e documentari, organizza workshop.

“Kyrahm e Julius Kaiser sono il Capitano Achab della nuova frontiera corporea, trans/oceanica dell’esistenza, capaci di fermare e ri-creare il mondo, là dove il sacrificio diventa poesia verso l’essere umano che s’offre (per scelta) e soffre (suo malgrado)” (Marco Fioramanti).

“Kyrahm e Julius Kaiser: il corpo mutante del ventunesimo secolo” (Lorenzo Canova 2012).

“Kyrahm e Julius Kaiser sono tra i nuovi rappresentanti della body art contemporanea” (Vitaldo Conte 2012).

Premi e menzioni:

2008: tra le 30 migliori performance del mondo – Manifestazione IDKE – Columbus, Ohio, Usa 2009: vincitori del Premio Arte Laguna sezione sperimentale performance – Venezia, Italia

2010: winner on-line vote Celeste Prize International – New York, USA

2012: Miglior documentario – Corto Acquario International – Roma, Italia

Menzione Speciale Premio Chiara Baldassari – Vecchiano, Italia.

2013: vincitori del Premio Adrenalina sezione Body Art – Museo MACRO, Roma

Che significato ha per voi la parola “comunicare” e che valore ha nelle vostre opere?
La comunicazione è un processo di decodificazione di segni attraverso il quale è possibile entrare in relazione con altri ed esprimere messaggi e significati.
Attraverso il corpo presente, mezzo semantico per eccellenza, cerchiamo una connessione orizzontale con il pubblico che assiste e interpreta.
Noi ci esprimiamo attraverso il linguaggio della performance art e dell’arte visuale.
Spesso partiamo da un vissuto personale, perché crediamo fortemente nell’autenticità dei messaggi da veicolare.

Nella performance “Human Installation 0: Chrysalis”, Kyrahm è rinchiusa in un bozzolo per 24 ore, custodita per i bisogni primari dalla sua vera madre con collegamento web 24 ore su 24. Un gesto per risanare l’incomunicabilità tra genitore e figlio.

“Dormi o sei morta?”

Mamma conchiglia, 
figlia poltiglia.

“Sono viva, non senti il mio respiro?”

“Credevo fosse il vento.”

(Kyrahm)

Una webcam è posizionata allinterno della Crisalide.

Attraverso il live streaming provochiamo l’interazione tra spazio pubblico e privato, un’estensione dell’hic et nunc, l’interdisciplinarietà dei linguaggi della comunicazione.
L’azione ha avuto notevole interesse mediatico e numerosi servizi, tra cui anche Repubblica, hanno dedicato spazio all’evento.
Nel 2011 per la presentazione di Born this way, il nuovo disco, Lady Gaga dichiara di essere stata rinchiusa in un bozzolo per 72 ore con collegamento on line attraverso il social network twitter con i suoi fan.
Dopo le 30 ore, Kyrahm esce dal bozzolo per iniziare Human Installation II: Life Cycle, sulle fasi della vita. In scena un neonato e soggetti anziani che mostrano i loro vecchi corpi.

Presentata presso:


Mut-azioni Profane – Body Performance Art Festival.

Biennale di Ferrara 2010

Generatech Festival – Valencia 2010

Museo MACRO – Roma 2012

Opera vincitrice Premio Adrenalina 2012

Intervista a Kyrahm e Julius Kaiser 2

Che significato riveste per voi la parola sperimentazione?
Elemento assolutamente necessario per il processo creativo, che spesso si traduce nel ricercare il più possibile la sintesi, togliere il non-necessario, gli orpelli.
Ci siamo ritrovati spesso a rielaborare delle azioni nel corso degli anni, asciugando gesti e ricercando l’essenziale. Durante la fase della sperimentazione, fondamentale è comunque eliminare qualunque tipo di censura alle idee, cercando di non focalizzarsi mai sui limiti di realizzazione, ad esempio tecnici. La mente deve essere sgombra da qualsiasi pensiero legato all’impedimento.
L’esperimento è il gioco, e nella body art spesso si traduce nel provare su se stessi l’effetto di cambiamenti anche estremi, allo scopo di fare ricerca.

Per il progetto Making Peace With The Wind, Kyrahm si inietta della soluzione salina nel volto per deformarlo, scurisce e rasa i capelli. Per le vie delle città del Nord Europa, ha poi raccolto i feedback dei passanti: gli sguardi erano pieni di sgomento, disprezzo, altre volte sfuggenti. E’ una profonda riflessione sulla percezione e la dismorfofobia. “Kyrahm: Fino ai 15 anni mi sono sentita un mostro. Poi il corpo cambia, tutto si trasforma. Per un po’ ho lavorato anche come fotomodella e attrice. Il desiderio ossessivo di essere belle è una sconfitta, un disperato bisogno di accettazione, un adattamento ai feroci canoni imposti dalla moda, dalla società e dai media.
Trasformandomi in una bella donna avevo, in un certo senso, perso.”

Presentata presso:

Mitreo Arte Contemporanea- Roma 2012

Hasselt – Belgio 2012

Considerate sia possibile eliminare le distinzioni di razza e genere?
Non crediamo nell’eliminazione delle distinzioni, ma nell’educazione al valore delle differenze e dunque al superamento dei pregiudizi.

In Human Installation I: Obsolescenza del genere, Julius Kaiser, effettua la trasformazione da donna a uomo sulla scena. L’opera parla di fluidità dei generi, coerentemente con la teoria queer. Unisce body art e teoria queer, affermando che il genere in realtà è una costruzione sociale.  Sullo sfondo una serie di corpi nudi: sono presenti donne e uomini biologici e transessuali FtM e MtF che non hanno ancora terminato l’iter di riassegnazione sessuale.

“Il corpo nudo e l’io, la maschera e lo stereotipo. Un quadro ginoandroide. Una fila di corpi nudi avanza lentamente. Il sesso biologico come pelle, maschio, femmina. Il genere come senso del sè, uomo, donna. Percorso, attraversamento, transizione. Ogni soggetto, una storia. Cambiare sesso è doloroso come la nascita. Le maschere d’oro sul volto non nascondono le identità: come son riconoscibili le sfumature del genere. Solitaria subentra una creatura di sesso femminile. Accarezza i corpi uno per uno. Il travaglio è faticoso, la carne materia da modellare. Il rito della vestizione tra fasce contenitive, pantaloni, giacca e cravatta è il ritorno all’opposto. Non è più necessario indossare la maschera: l’io è rivelato.”

Presentazioni e menzioni più significative:
Idkex – USA, Columbus 2009 selezionata tra le 30 più belle del mondo

Werkstaddt der Kulturen –  Berlino 2009

Opera vincitrice sezione performance del Premio Arte Laguna – Venezia 2009

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – 2012

Museo di Nocciano – Pescara 2011

MutAzioni Profane – Body Performance Art Festival 2009

MutAzioni Humane e Pensiero – International Performance Art Festival 2012 – con il patrocinio dell’Ambasciata del Cile.

Intervista a Kyrahm e Julius Kaiser 3

Cos’è la violenza? Che percezione avete del dolore?
Il dolore fa parte della vita. Potrebbe essere anche una grande risorsa.
Ma non lo è la violenza che è sopraffazione e sopruso.
La body art estrema attua pratiche che hanno origini antichissime (body mods, sunspension, piercing, scarification) e rende il corpo protagonista assoluto considerandolo soggetto e oggetto dell’espressione artistica ed esibendolo come opera e pone una riflessione su interventi sul corpo socialmente accettati (chirurgia estetica) e modificazioni corporee che hanno faticato (e continuano) a proporsi come modelli alternativi diffusi. C’è un atteggiamento condiviso che impone ciò che è giusto o sbagliato in proporzione all’autodeterminazione. Più un corpo autodetermina se stesso (ad es. transessuali, freaks) più è considerato deviante perché non omologato alla società (il corpo deviante somiglia a se stesso e non alla società, quindi potenzialmente pericoloso per l’equilibrio e sfuggente alle dinamiche di controllo).

Tra le performance “Human Installation III: Sacrifice” dove avviene una vera crocifissione con la tecnica della sospensione e Kyrahm piange sangue togliendo aghi inseriti nell’arcata sopraccigliare. Un’opera tra body art estrema e iconografia cristiana.

Intervista a Kyrahm e Julius Kaiser 4

Durante la performance “Human Installation IV: Il gioielliere”, Julius Kaiser crea una composizione estetica di aghi e perle inserite nella schiena di Kyrahm. Il gioiello usato per ferire la carne è rappresentativo del tema atavico delle differenze di classe e dei giochi di potere legati ai ruoli di genere.
Kyrahm si volta e continua a ferirsi all’altezza del petto: il sangue che scorre sull’immagine proiettata del bambino sulla pancia ricorda che spesso nelle diatribe tra genitori sono i figli a pagarne le conseguenze.
Ma è anche rappresentativo della brutale violenza spesso omicida attuata sulle donne.
“Kyrahm: Le pratiche di auto-inflizione sono solo linguaggi che ho recuperato dagli ambienti underground. Parafilie e affini sono derivazioni eventuali e non il punto di partenza. Per quanto mi riguarda quindi non c’è una tendenza masochistica, si tratta solo di una scelta estetica. Il corpo è il mio mezzo, territorio semantico, così come anche per altri artisti.
Credo fortemente che accanto ad azioni simili sia necessaria una ricerca estetica minuziosa. Altrimenti si tratta soltanto di pratiche fine a se stesse.”

Presentata presso:

Evento collaterale della Biennale di Venezia 2009 Blue Wedding

Festival di arti performative Corpo al museo di Nocciano a cura di Sibilla Panerai, alla Dinnerwave Art Gallery in Arizona e per i festival Mut-azioni Profane, Female Extreme Body Art  e MutAzioni Humane e Pensiero creati da Kyrahm e Julius Kaiser.

Performance ospite d’onore del Festival Internazionale delle Arti di Ferrara.

L’opera ha preso parte al progetto Woyzeck by Cercle.

Intervista a Kyrahm e Julius Kaiser 5

Qual è il rapporto fra performance art e teatro?
C’è molta confusione rispetto la performance art e il teatro. Nel teatro l’elemento dell’interpretazione è preponderante, nella performance art tutto ciò che avviene è reale. Parliamo di linguaggi completamente differenti.
Siamo in una fase di cambiamento. Durante l’ultimo festival organizzato, MutAzioni Humane e Pensiero (con il Patrocinio dell’Ambasciata del Cile), abbiamo maturato la convinzione della necessità di un’estensione ulteriore dal corpo.

Qual è il limite della performance art rispetto alle arti tradizionali e quali le possibilità intrinseche solo ad essa?
Non crediamo ci siano limiti. La performance art è una necessaria evoluzione rispetto alle arti tradizionali.

Come si vendono le performance? Che opinione ne avete in merito?
La performance in origine nasce per sfuggire alle dinamiche di mercato.
Tuttavia un artista chiamato a performare deve avere inevitabilmente cachet e copertura costi di realizzazione.
Tentare di intrappolare l’opera è mera illusione. Possiamo però parlare relativamente alla nostra esperienza. Di ogni performance esistono i suoi corrispettivi come gli oggetti di scena, le immagini, i video, ma anche i suoi schizzi preparatori.
L’artista interviene manualmente sull’immagine derivata dall’azione performativa per riconoscere quel frame, quella foto come unico o in tiratura limitata, senza il quale il valore è assolutamente diverso.  Questo per sfuggire alla riproducibilità digitale.
Un conto sono le immagini che circolano liberamente utilizzate per la diffusione del lavoro (anche se molti artisti preferiscono non adottare la politica della condivisione), un conto l’immagine resa unica dall’intervento dell’artista che “performa” quindi nuovamente sul suo corrispettivo.
È poi necessario un riconoscimento scritto da parte dell’artista che ne attesta l’autenticità. Questo per quanto riguarda la nostra personale esperienza.
Poi ci sono stati casi come l’acquisto dei diritti da parte del Moma della performance Kiss di Tino Sehgal.
Le nostre azioni e i suoi corrispettivi fanno parte di collezioni pubbliche e di privati.

Nell’identificazione costante delle masse verso determinate “mode del pensare”, trovate sia possibile un’evoluzione?
Siamo in un’era in cui il desiderio di omologazione è molto forte. Anche nel rifiuto dei codici della maggioranza, le subculture comunque adeguano la propria estetica al gruppo di riferimento. Crediamo fortemente, a differenza di quanto venga detto, che il pubblico abbia una naturale predisposizione alla cultura. I mezzi di comunicazione di massa che propongono contenuti di bassa qualità con il pretesto dell’intrattenimento lavorano verso la diseducazione alla coscienza critica. L’evoluzione è possibile solo attraverso un distaccamento cosciente ed oggettivo.

Molti media pongono questo secolo come momento di massima libertà di pensiero e di espressione. Trovate reale questa affermazione?
Siamo sicuramente privilegiati per quanto riguarda la nostra condizione attuale, la nostra generazione e la nostra cultura.  Purtroppo tutto questo non è ancora possibile per altri popolazioni. Non dimentichiamo però che le informazioni sono spesso filtrate, rielaborate e riproposte proprio dagli stessi media che quotidianamente lavorano alla costruzione della percezione della nostra realtà.

Datemi una definizione della parola amore.
Calore e rispetto reciproco. Piacere nel dare e nel condividere, trasparenza, unicità. L’unico vero atto rivoluzionario utile.

Che cosa vi fa paura?
La morte delle persone care. La fine delle risorse. La stigmatizzazione. Il buio della mente.

Che cos’è per voi una bella vita?
Salute, affetti, economia. Quando i bisogni primari di intere società vengono bruscamente attaccati, tutti i parametri di valutazione saltano. Una bella vita è quando hai la sensazione che sia compiuta, incanalando le tue energie nella direzione di ciò che ti appassiona, ti stimola, ti fa evolvere.
Dovremmo sempre considerare che gli anni passano in fretta, le occasioni scivolano via.
Andate ad abbracciare qualcuno che amate, telefonate ai cari, meravigliatevi come se foste ancora bambini, ambite a quel che volevate fare da grandi…

Su cosa mettereste la parola “Fine”?
Alle diseguaglianze nella distribuzione delle risorse, alla manipolazione dei poteri sulla verità, agli impedimenti all’istruzione, alla sopraffazione.

Contatti e riferimenti:

www.humaninstallations.com

www.kyrahm.blogspot.com

www.juliuskaiser.blogspot.com