A volte la vita è come chiedere al vento di rallentare. Per Christopher McCandless (Emile Hirsch) è stata la stessa cosa, ma lui era il vento. Into the wild, sesta regia di Sean Penn (Lupo solitario, La promessa), racconta la rivoluzione spirituale di un ragazzo stanco già a ventidue anni di essere preso in giro dalla società e di dover nascondere nelle sue letture i sogni e gli ideali maturati. Eddie Vedder durante la realizzazione della colonna sonora ha capito bene il pensiero di questo giovane rivoluzionario. Addirittura lo canta quasi si sentisse parte di quella natura selvaggia e incontaminata che l’ha accolto nel fatidico viaggio.
In principio eri uno scrittore. Perché hai deciso di passare alla regia? Il passaggio dalla scrittura alla regia cinematografica è stato un’evoluzione molto naturale. Ero amante della scrittura e ho iniziato a scattare fotografie a sette anni. Quando facevo le foto provavo un brivido… sentivo il gusto di stare dietro, di osservare, di catturare le emozioni, di immortalare. Quando ho iniziato a narrare le mie storie usando le immagini in movimento, mi sono sentito subito a mio agio. Dirigere un film non è come scrivere un libro. Il cinema ha regole più rigide e meccanismi completamente diversi (anche, ahimé, produttivi). In compenso, sia che si stia scrivendo un libro, sia che si stia girando un film, si tratta pur sempre di narrare una storia e di farlo usando una visione personale.
Ha due divorzi e un soggiorno in galera alle spalle. Poi è arrivato il Vietnam, ma è fuggito in Messico per evitare di rimetterci la pelle. Neanche lì è poi andata tanto bene: due anni di calci in culo e cazzotti un po’ ovunque. Per Willie la bottiglia è da sempre la sua miglior amica e preferirebbe scolarsi un intero negozio di liquori che lavorare come un onesto cittadino.
Jacob, il protagonista di questa storia, è un reduce della guerra del Vietnam. Per cui, il fatto che le sue terribili esperienze lo portino ad arrendersi alla vita, non ci stupisce. E per lo stesso motivo non ci stupiscono nemmeno i suoi incubi e i continui flashback. Ma cosa succede nel momento in cui le visioni di strane figure diventano per Jacob sempre più reali?