di Luca Torzolini

Gli occhi di lei lo guardavano, immobili, da lì.

– Amore, perché non rispondi? Non sarà la paura di usare parole troppo grandi a essere più grande di loro e soffocarle, stanziandosi dinanzi la bocca come un masso all’entrata di una caverna? Non sarà quell’amore che non si chiama amore ma infinito rispetto e sdegno per essere incapace di possedere le capacità dell’altro?
Ricordi il nostro primo incontro? Sul lungomare: in piena notte, nella passeggiata solitaria perpetuata per mancanza di comprensione da parte del mondo? Mia di lui e sua di me. Eri anche tu una passeggiata, non serviva dire nulla, e nessuno dei due spalancò la bocca fino al bacio incandescente che ebbe l’implacabile potenza di creare, come le mani elettriche dell’essere che generò dal non essere il suo stesso inganno.
Amore, perché mi guardi così? La vita ci ha interrogato e noi non eravamo preparati a tanta saccenza. È un insegnamento che sovrasta gli imperatori, quando ammirando l’orizzonte sanno che non c’è nulla più da conquistare. Il lavoro tuo, notturno, quello di fare marchette per il piacere della mia perversione; il mio, diurno, di banchiere oscurante il suo destino, troppo piatto per avere il coraggio di mostrarsi: l’incontro tra le due vite, schiacciate dal silenzio sottostante il vociare muto della televisione. Non c’è uomo che abbia imparato ad umanare.
Sei arrabbiata forse per com’è morto nostro figlio? Pendolante dal balcone, con una sciarpa troppo ruvida per ammazzare il freddo; impiccati noi, nella comprensione del gesto dovuto ad un’assenza dittatoriale dopo un’adozione ricercata disperatamente per l’impossibilità di procreare. Amore, perché non rispondi? -.

Era lì da giorni, vicino a lui il cadavere di un transessuale. La putrefazione è una legge che la Natura inventò per separarli. Ma lui vomitò, innumerevoli volte vomitò, con gran ritegno. Poi morì.