di Vasco Papa

(Dottore in scienze motorie e fisioterapia)

e-mail: vasco.fisioterapia@gmail.com


Nuove frontiere della riabilitazioneVi siete mai chiesti perché professionisti come Totti o Del Piero, circondati da un’equipe medica di primo livello, non riescano a uscire da infortuni più o meno seri e sono sempre in bilico tra prestazioni scadenti e traumi recidivi?
Per quanto riguarda la riabilitazione (in gergo oggi chiamata fisioterapia) assistiamo ad un tripudio di tecniche e metodiche, la maggior parte delle quali si legano a conoscenze scientifiche ormai superate da anni.
Le ultime ricerche, specificatamente in neurofisiologia, ci dicono che è la mente, o meglio la corteccia cerebrale poi connessa a tutti gli apparati sottocorticali, ad avere un ruolo cruciale nel movimento umano e di conseguenza nella sua riabilitazione.
Nel nostro cervello certe zone sono deputate alla rappresentazione dell’immagine corporea, soprattutto alla programmazione e controllo del gesto motorio.  Qualsiasi patologia ortopedica e traumatologica, oltre a coinvolgere le strutture periferiche quali ossa, legamenti, muscoli, ecc.. altera anche queste funzioni corticali, ragion per cui per risolvere la disfunzione in modo definitivo dobbiamo andare ad agire su tutte e due i campi: meccanico e cognitivo.
Uno dei problemi principali dei pazienti e anche per tutte le figure mediche e paramediche che si occupano di contrastarlo è il dolore. Anch’esso non solo è legato alla periferia del nostro corpo cioè alla zona interessata alla patologia, ma è riproposto nel nostro cervello in quanto entra nella rappresentazione dello schema corporeo. Basta semplicemente pensare all’arto o all’articolazione malata che il dolore compare come uscito dal nulla.
Questi problemi riabilitativi si possono risolvere tramite l’uso della metodica “neuro cognitiva”. Le due principali tecniche che questa utilizza sono:
–       l’esercizio terapeutico conoscitivo per la riprogrammazione corticale del movimento
–       l’esercizio dell’immagine motoria per combattere la comparsa del dolore nelle rappresentazioni corticali.
Nel primo caso gli esercizi sono dei veri e propri processi di apprendimento, rigorosamente eseguiti a occhi chiusi per escludere tutte quelle informazioni che il nostro cervello cattura ed elabora con la vista. La caratterista principale del trattamento è la presenza di un’ipotesi percettiva. Quest’ultima è il quesito che chiediamo di risolvere al paziente al fine di attivare i processi cognitivi e recuperare la percezione del proprio corpo.
Nel secondo caso utilizziamo l’esecuzione dell’immagine motoria per il trasferimento della rappresentazione sana priva della presenza di dolore (ad esempio dell’arto sano) su quella malata; così facendo eviteremo che esso si stabilizzi e diventi cronico.
Solo in questo modo riusciremo a raggiungere un grado di salute elevato e duraturo, in quanto agiremo sulla periferia tramite le tecniche riabilitative usate fino ad oggi e sul cervello tramite la metodica cognitivista.
Capite bene ora perché molti infortuni sportivi o patologie ortopediche durino per tanto tempo senza essere risolte definitivamente. Bene che va il nostro cervello grazie alle sue immense possibilità cercherà di porre rimedio anche se con tempi più lunghi e con discutibile qualità.
Tutt’oggi ci sono enormi barriere nella diffusione di queste conoscenze, sia per un fatto di difficoltà intrinseca nella messa in opera delle tecniche sopra menzionate, sia per una pigrizia culturale che oggi sempre di più ci circonda.