di Giorgia Tribuiani


È il poeta Gringoire il primo a cantare, annunciandoci che stiamo per vivere Il tempo delle cattedrali, quello in cui l’uomo elevò “le sue torri con le sue mani popolari” e cantò l’amore e gli ideali. È il tempo in cui “la scrittura è architettura”. E sullo sfondo, ovviamente, c’è Notre-Dame, la cattedrale per eccellenza: al suo interno, il deforme e solitario Quasimodo; all’esterno, gitani e saltimbanchi (I clandestini) che cercano ospitalità a Parigi e danzano e si esibiscono in piazza. Tra tutti, spicca la bella Esmeralda (Zingara), di cui è facile invaghirsi e della quale, effettivamente, gran parte delle voci comincerà a cantare le lodi. È così che il primo cd di “Notre Dame de Paris” alterna lodi alla bellezza dei personaggi (Bella o, ancora, la canzone dedicata a Febo: Bello come il sole), alla storia del campanaro Quasimodo, a una panoramica sulla Parigi dell’epoca. Si apre, invece, con una panoramica su Firenze, il secondo cd: Parlami di Firenze è probabilmente una delle canzoni (almeno per quanto riguarda il testo) più riuscite del musical. Ci troviamo di fronte a un magistrale duetto (i cui protagonisti sono Frollo e Gringoire) dove si racconta di come a Firenze si sia saputo di “un continente alla fine del mondo”, di come Lutero “inventa un nuovo Testamento” e di come ci si trovi “all’alba di un mondo che si scinde”. “Ogni piccola cosa ucciderà le grandi – proseguono le due voci – il libro ucciderà altari e cattedrali. La stampa imprimerà la morte sulla pietra, la Bibbia sulla Chiesa e l’uomo sopra Dio”. È a questo punto che la storia ha una svolta: di grande passione sono le canzoni che narrano le vicende di Esmeralda (Il processo, La tortura) o dei gitani (Liberi), ma non mancano melodie drammatiche (Luna, Balla mia Esmeralda), in grado di lasciare l’amaro in bocca e stringere un nodo alla gola. Attraverso i testi di Luc Plamondon e le musiche di un Riccardo Cocciante in ottima forma, il romanzo di Victor Hugo torna ad essere magia.