di Marco Sigismondi


“Le persone fuori dal comune sono
quelle che, vivendo una realtà comune, riescono
a vedere e dire qualcosa di straordinario”
da Labirinto a senso unico di Luca Torzolini

Stazione di Colleferro, ore 16.35. Scendo dal vermone d’acciaio che mi ha portato fin qui ed entro in stazione. Passo dal bar, mia sorella fa il turno di sabato e vado a scroccare un caffè; dopo un lungo viaggio è l’ideale. Lì, mentre sorseggio un caffè si avvicina un uomo. E’ vestito da muratore, con un grande cappotto antipioggia blu e scarpe antinfortunistiche, porta occhiali tondi che ne distorcono gli occhi e una fila di denti mancanti che ne distorcono il sorriso. Mi offre da bere, accetto, iniziamo a parlare.
“Io, scusi, no disturbo, scusi…”, mi fa il pazzo, “io sa, ecco, lui avvocato, mmm… sì, avvocato”.
Indica nel frattempo il figlio del proprietario del bar, che a 8 anni sta dietro al bancone a passare i pomeriggi. Nella sua mente è un avvocato.
Poi mi presenta i sui amici: una studente-barista che non ha tempo per starlo a sentire (mia sorella), una barista-studente (in ordine inverso) che tutto farebbe tranne che passare un pomeriggio con lui, un avvocato di 8 anni (il figlio del proprietario) che ride di nascosto alle sue stranezze e un cliente a turno del bar che non sa nemmeno della sua esistenza se non come fastidiosa presenza.
“Io no permetterei, ma se tu..”, mi fa il pazzo “vuoi fumare, ecco, vai, io vengo.”
Così usciamo di fuori a fumare, lui mi offre una sigaretta, poi un’altra e un’altra ancora per il viaggio. Parliamo di matematica, di fisica, di politica e sanità.
Parliamo di lavoro.
“Ah bè sì, tu certo, tu pulito, no vestito, no sporco, insomma tu bene” mi fa quando gli dico che lavoro in una casa editrice. Poi continua: “Io, bleah, io lavoro al… io lavoro al mostro… bleah”.
Già, al mostro. Il pazzo lavora al termovalorizzatore dove spala rifiuti in mezzo a fumi cancerogeni.
“Io”, mi fa, “ no, noi prendiamo rifiuti, sì bleah, li prendiamo e buttiamo dentro, nel forno, wahm… fuoco e poi tic, tu a casa elettricità, accendi, spegni e io butto rifiuti e te tic, eh… sì”.
Lo guardo, penso ai suoi amici semi-reali mentre mi parla della cena della vigilia che terrà proprio lì al bar. So che il bar sarà chiuso e penso che lui ci sarà lo stesso lì, a festeggiare.
Ora ci ripenso, sto fumando ancora una delle sue sigarette, non so perché l’abbia voluta conservare fino ad adesso, ma sai che ti dico Luca? Lascia stare cazzo, non lo pubblicare questo articolo. In fondo non ho recensito niente e nessuno, non ho giudicato, non ho detto a nessuno, secondo il mio insindacabile giudizio, che musica ascoltare, che libri leggere o che film guardare.
Luca cazzo, brucialo questo articolo, strappalo, cancellalo, dimenticalo, cestinalo.
Sì, cestinalo, così il mio pazzo domani ne farà elettricità.
Tanto domani, lui tornerà a spalare rifiuti, ed io a spalare parole, e sinceramente, a pensarci adesso, ancora non capisco chi dei due spalerà più merda.