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Che ne pensi dell’invidia?
Semplicemente non la penso affatto, l’invidia è un sentimento che non mi appartiene.
Per me ognuno ha quel che si merita, gode (nel bene e nel male) dei risultati per cui si è impegnato. Perché invidiare a qualcuno quello che non si ha, se non si è voluto? Amare, odiare o invidiare, portano via troppe energie, e siccome sono abbastanza pigro, le mie vorrei investirle solo per amare.

Ego: limiti e potenzialità.
Il limite dell’ego ci può essere solo quando scade nel narcisismo, altrimenti crea sempre potenziali opportunità, stimolando la crescita di ogni individuo.

Credi esistano regole essenziali nella fotografia?
Certamente! Se non conosci le regole, non sai neanche infrangerle. Se non sai fare fotografie tecnicamente perfette, non riesci a dominare e realizzare nemmeno quelle mosse. In quelle mosse ci sono tutti i dettagli e i contenuti di quelle tecnicamente perfette, sono solo messi in modo diverso. È come quando in scrittura togli le vocali alle parole, il nostro occhio abituato a quel codice di lettura, legge ugualmente senza problemi. Certo, per capire un’immagine bisogna avere il giusto grado di conoscenza visiva, altrimenti viene semplicemente percepita ma è comunque un risultato.

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Qual è la dote più importante per un fotografo?
Di getto mi verrebbe da dire la curiosità, ma non basta. Quasi tutti siamo curiosi in modo maniacale, lo dimostrano le tante trasmissioni televisive girate (purtroppo) sulle disgrazie umane, ma la dote per un fotografo è quella di guardare dove gli altri non vedono. È talmente vera questa cosa che spesso due o più fotografi posti sulla stessa scena guardano e raccontano cose completamente diverse. L’abitudine a guardare con “occhio fotografico”, nel senso di inquadratura, composizione, equilibrio dell’immagine, ritmo e racconto dell’evento, è per me la dote fondamentale di un fotografo. Il fotografo, maturo e cosciente del suo modo di guardare, vede tante immagini e ne scatta solo alcune, quelle giuste.

E lo scatto cui sei più affezionato?
Un giorno il preside del liceo mi disse: “Quando dovrai scegliere le immagini per una tua mostra, sappi che sarò a tua disposizione e, conoscendoti bene, lo farò io per te. Tu non sei in grado di farlo. – e aggiunse – Come può un padre scegliere tra i suoi figli?”.

Forma o contenuto? Come le associ?
Sono inscindibili, per me la forma è la confezione del contenuto. Quando fotografo mi chiedo sempre “perché devo farlo?”. Se fotografo un prodotto, devo fare in modo che, per proporlo in vendita, il cliente non debba portarsi l’originale dietro. Devo, quindi, descriverlo, valorizzarlo e renderlo “appetibile”. Se fotografo una persona, devo renderla più bella, spontanea e comunicativa. Per tutti i generi di fotografia di cui mi occupo c’è sempre un fine con relativi mezzi e modi di fotografare.

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Che cos’è la sperimentazione?
La sperimentazione spesso è figlia della casualità. A mio avviso, non decidi, a un certo punto, di fare sperimentazione ma, se osservi tutto quello che ti succede intorno, stai già sperimentando. Puoi solo codificare, archiviare e, successivamente, utilizzare tale ricerca.

Come si insegna a fotografare?
La mia idea è che si può insegnare a far fotografie ma non a fotografare. In matematica ci sono le quattro operazioni di base – addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni – e, una volta assimilate e scoperto il modo di incastrarle, il gioco è fatto. In fotografia gli elementi sono solo tre: tempi, diaframmi e messa a fuoco; muovendo ed incastrando questi elementi secondo le regole, o contro di esse, si ottengono infinite visioni. La tecnica fotografica è molto semplice! In conclusione, si può insegnare la base tecnica della fotografia ma non a fotografare. Saper fotografare è la somma di esperienze, sconfitte e conquiste stratificate nel tempo.

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Perché hai utilizzato il mosso per riprendere una partita di basket di altleti diversamente abili?
Abbiamo realizzato il progetto semplicemente per raccogliere fondi per l’associazione “Polisportiva Amicacci” e con un’idea abbastanza banale e scontata di un calendario da vendere. Per fare questo, come in ogni altro lavoro, dovevo documentarmi. Capire cosa avrei dovuto fotografare, interpretare il soggetto raccontandolo e rendendolo fruibile all’occhio di chi ne avrebbe avuto visione. Detta così sembra una cosa abbastanza semplice e di routine, eppure quando partecipi a una loro partita di campionato ti si scombussola il mondo, ricevi un pugno allo stomaco e le emozioni ti scaldano il cuore. Vai alla partita (siamo onesti ed ammettiamolo, con un senso di pietismo per la condizione degli atleti) e ne esci frastornato, scopri il vero senso dello sport, noti i tempi, le cadenze e le sue regole. Mi spiego meglio, gli atleti si danno battaglia senza esclusione di colpi, con una cattiveria agonistica quasi a rivendicare una rivalsa sulla loro condizione, ma appena uno di loro è in difficoltà tutto si ferma, solidalmente gli si da una mano a rialzarsi e subito dopo… botte più di prima. Ti esalti, ti lasci prendere, non esiste una squadra più dell’altra e tifi indistintamente in modo sportivo per un gesto atletico di qualsiasi giocatore, perché sei convinto che alla fine comunque vincerà il migliore. Ah scusa, ancora non ho detto che gli atleti corrono, dribblano, palleggiano e fanno tutto quello di cui c’è bisogno in una partita di basket, stando seduti su una carrozzina. Mi è sfuggito di sottolinearlo prima perché inconsciamente non lo ritenevo importante, loro sono atleti con una carrozzina “fusa” nella parte inferiore del loro corpo. Devi, assolutamente devi, inserire nelle immagini che realizzi tutto questo, il tintinnio metallico delle carrozzine, la loro velocità di esecuzione, l’odore del sudore e i ghigni degli sforzi fisici. Ho pensato che il mosso, insieme alla scelta di un bianco e nero deciso, potesse rappresentare gran parte di questi elementi.

Quale sarà la tua ultima fotografia?
L’ultima immagine che avrò dinanzi ai miei occhi prima di addormentarmi per sempre. Spero solo di scattarla il più tardi possibile.

Che cos’è eterno?
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Siccome tutto quello che è sotto i nostri occhi è in continua evoluzione, nulla è eterno! Nel nostro settore, ad esempio, qualche anno fa era pensabile la scomparsa della Kodak? Assolutamente no! Eppure, riflettendoci un po’, l’unico pensiero che possa essere eterno è l’amore per un figlio.

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