di Luca DI Berardino

Memorie di un tossico tecnologico

Ormai è quasi un anno che sono sfuggito allo IAD ( Internet Addiction Disorder )
È partito tutto come per gioco, in un anonimo negozio di videogiochi di un ancor più anonimo centro commerciale.
Lì, nello scaffale più in alto si erge maestoso Guild Wars : MMORPG di ultima generazione.
Strano genere il MMORPG (Massive Multi-user Online Role Playing Game ). Oltre ad avere un acronimo che ricorda l’onomatopea di un corposo peto ti catapulta in un mondo parallelo popolato di mostri e tesori … la tua missione? Diventare un mercante, un predatore di tombe, un famoso alchimista … tutto quello che un mondo fantasy potrebbe offrire.
Start!
Cerco di orientarmi sulla mappa e compiere le prime missioni. Non passano molte lune virtuali che sono reclutato da una gilda (gruppo di giocatori uniti da una missione comune); mi prestano soldi, combattiamo draghi spalla a spalla.
Dopo sei mesi qualcosa era cambiato: preferivo ammucchiare cataste di teschi virtuali piuttosto che uscire con gli amici. Ormai il meccanismo era scattato e la mia giornata trasformata in una perversa routine video-ludica: sveglia alle 11, occhiata sulla rete, pranzo, caccia ai lingotti di platino nel pomeriggio. Ore 6: uscita tattica per illudermi di non passare tutto il giorno in casa, cena al sacco e alle 21 e 30 tutti uniti per gli scontri contro gilde di altre parti del mondo!
Recenti studi hanno dimostrato che i MMORPG possono dare dipendenza: portare una persona a giocare anche una media di otto ore al giorno. Capiamoci, non tutti quelli che giocano ne sono affetti, ma un buon 8% di gamers è naturalmente portato a questa sindrome.
Io faccio parte di quella percentuale: quando mi piace un gioco lo continuo fino a finirlo perdendo poi l’interesse, ma come appagarsi con un gioco che non ha fine?! Si precipita nel vortice dei turni del lavoro virtuale, connesso con tutto il mondo ma al tempo stesso chiuso nella tua piccola e squallida esistenza … grande uomo virtuale ma piccolo sorcio reale.
Un dipendente da MMORPG non differisce molto da un tossico di eroina: le reazioni se lo allontani dalla fonte del piacere sono esattamente le stesse … tolta la diarrea ovviamente. Il fenomeno interessa anche l’Italia: i MMORPG sono venduti anche nel bel paese e se, come provato, la percentuale di affetti è fisiologica allora io non sono stato l’unico a correre in questo buio tunnel fatto di pixel, fantasia e ipocrita amicizia.
Pensate sia un fenomeno di poco conto? Vi basti pensare che i giocatori attivi sui server del MMORPG più famoso del momento superano per numero gli abitanti della Lombardia!  Sembra già più inquietante no?