di Luca Torzolini

Intervista a Marco Valerio Nati 1

Che cos’è la fotografia?
La fotografia per me è nata come mezzo di espressione.
Sentivo di aver bisogno di fare dell’arte e la fotografia era il mezzo a me più congeniale.
Il primo libro di fotografia mi è stato regalato da mia madre, era lei la “fotografa di famiglia”, era lei, e prima di lei mio nonno che costringevano me e le mie sorelle, durante le vacanze, ad estenuanti ed infinite pose sotto caldi soli estivi per immortalarci davanti ad un qualsivoglia, ormai stanco, monumento!! Si sa, la fotografia è anche precisione e mia madre e’ una che non lascia niente al caso!!!
Con il tempo ho comprato nuovi libri, ho studiato, finche all’eta’ di 22 anni non ho deciso di comprare la mia prima reflex con la quale mettere in pratica tutte le nozioni che avevo imparato sui libri nei mesi precedenti . In quel momento mi si è aperto un nuovo mondo ed è nata una vera e propria passione dalla quale sono stato rapito completamente.
Ho cominciato a fotografare quello che mi sembrava più’ semplice, quello che mi aveva dato sempre grandi emozioni senza chiedere nulla in cambio, la mia città, Roma.
Con lei ho sempre avuto un forte legame emotivo, così sulle note di ” il cielo su roma” dei “colle der fomento” ho deciso che meritava la giusta ricompensa.

Perché prediligi la fotografia, moda e fashion?
Più il tempo passava e più mi rendevo conto che anche fotografare soggetti animati mi stuzzicava, ho iniziato così a scattare ritratti a chiunque si prestasse alle mie stressanti sperimentazioni, finché non ho cominciato a ricevere i primi apprezzamenti da amici e parenti, poi in rete, su i forum dedicati alla fotografia.
Da quel momento ho iniziato a concentrarmi sulla fotografia in studio ho frequentato dei workshop e mi sono tolto lo sfizio di fare una sessione con la mia prima modella professionista nello studio di un fotografo per professione.
Alla fine della sessione, incantato dalle infinite possibilità di giocare con l’illuminazione e dal feeling che si era creato durante lo shooting, avevo deciso che quello sarebbe stato il genere di fotografia che avrei continuato.

Che cosa sarebbe la fotografia senza la tecnica?
Il risultato di una fotografia è “arte”, ma alla base c’è una scienza!
Conoscere ed imparare ad applicare le regole per poi sapere quando è il momento di superarle è per me un concetto alla base di ogni buon fotografo!

Intervista a Marco Valerio Nati 2

È possibile realizzare una foto, spontanea , quando si tratta di fotografia fashion?
La bellezza la vivo in maniera pura, quello che voglio trasmettere nelle mie foto è la bellezza viva, un corpo o un viso bello non sono sufficienti! Dev’essere un mix di più elementi…quello che cerco è quel tipo di immagini che trasmetta la bellezza vissuta, in modo da percepire lo stato d’animo, i sentimenti della persona e quella sensualità elegante, che coinvolge più mentalmente.
Quindi perché no, la spontaneità non potrebbe che arricchire il contenuto emotivo di un immagine dando maggiori possibilità all’utente di apprezzarne il messaggio.

Quali sono le difficoltà nel fotografare oggetti?
Dal momento dell’allestimento del set fino alla pressione sul pulsante che genera il classico “click”, le cose di cui tener conto e conseguentemente le difficoltà, fotografando un oggetto, sono molteplici. Il materiale di cui è composto ad esempio. Un oggetto in metallo sarà più difficile da immortalare rispetto tessuto, nel primo caso dovremmo preoccuparci di più che le luci non creino riflettenze spiacevoli  e che lo stesso risulti gradevole alla vista dell’utente.
D’altro canto non dovremmo preoccuparci dell’imbarazzo che si viene a creare tra “modello” e fotografo, non dovremmo preoccuparci di “stressare” il soggetto con lunghe sessioni di scatto sotto luci molto calde e trucchi colanti, e soprattutto, cosa molto importante, una pentola non ci dirà mai che “non si piace”.

Cosa è giustificabile e cosa no nel voierismo fotografico?
Al giorno d’oggi il limite tra foto-giornalismo e foto-cannibalismo è molto labile. E’ difficile capire dove finisca la notizia e dove inizi il voyeurismo.
La fotografia al giorno d’oggi non è più solo una forma di espressione artistica ma viene spesso messa al servizio di scopi non propriamente nobili. Certo è che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo le persone sentono spesso la necessità di distogliere l’attenzione dai problemi propri per riversarla nelle “disgrazie” altrui, quasi come fosse un modo per esorcizzare la paura. In questo senso la fotografia in quanto prodotto non fa altro che il suo dovere dando all’utente quello di cui ha bisogno.La macchina fotografica diventa il mezzo per intromettersi, trasgredire e distorcere una realtà.
Grazie alle nuove tecnologie, a nuovi telefoni cellulari dotati di obiettivi fotografici ed a macchine digitali sempre più piccole, siamo testimoni costanti di quello che accade. Se, tuttavia, per molti l’atto di fotografare si riduce in una semplice attestazione di un’esperienza e nella riduzione della stessa in immagine, per altri la fotografia non è solo il frutto di un incontro tra evento e fotografo, ma uno scambio tra tale incontro e l’evento in sé.

Quanto la letteratura e il cinema hanno influenzato la tua fotografia?
Devo molto ad entrambe per diversi motivi. La letteratura per me è stata una compagna, molto spesso un’amica, è stata lo stimolo a dare voce ai miei pensieri. Il cinema anche mi ha sempre affascinato e a lui forse devo la passione per “l’inquadratura”, la scelta dei piani, delle luci e la voglia di narrare con le immagini.

Che rapporto si viene a creare fra fotografo e modella? questo rapporto può inficiare la riuscita di scatti creativi?? come cambia una persona di fronte all’obbiettivo?
Il rapporto con le modelle, che siano esse professioniste oppure alle primissime armi, è un aspetto molto importante per la buona riuscita dello shooting. Un piccolo sbaglio o una frase malintesa potrebbe mettere a disagio la modella e rovinare il rapporto di complicità e di conseguenza l’intera sessione nonché la reputazione. Le persone e i loro caratteri variano e non è sempre facile entrare subito in contatto e trovare il giusto feeling, per il resto  essere gentili e cortesi, informali ma professionali allo stesso tempo. Ridere e scherzare per rompere la tensione e per dare alla sessione il giusto grado di divertimento e piacere, cercando di non esagerare. Si deve comunque tenere un comportamento di fondo professionale.

Intervista a Marco Valerio Nati 3

Postproduzione: quando e perché?
Penso che questo sia un argomento molto controverso sul quale si debba fare una fondamentale distinzione, esistono due tipologie di fotografia, fotografia intesa come documentazione, come ad esempio la fotografia di reportage, e la fotografia cosiddetta interpretativa come può essere la fotografia pubblicitaria, di moda, oppure nel paesaggio.
Nel primo caso non è ammesso nessun tipo di fotoritocco che ne possa in qualche modo inficiare la veridicità e renderla così inattendibile, nel secondo caso ben venga l’intervento creativo perché essenzialmente ci permette di dare spazio alla creatività, di mostrare la nostra visione del mondo. Personalmente una lieve correzione del colore, delle piccole imperfezioni, che possono andare dai pori della pelle in un ritratto alla rimozione di piccoli elementi di disturbo nei paesaggi, amo sempre farla per dare alle foto quel tocco in più.

Cosa significa per te sperimentare?
tutto… o quasi ! da buon fotografo cresciuto sui libri e sul campo più che a scuola posso dire che per me la sperimentazione resta uno dei pochi, se non l’unico mezzo per conoscere. La fotografia è per me ancora in continua evoluzione, ogni giorno scopro tecniche nuove e nuovi modi per giocare con la luce, e ogni esperimento è una nuova emozione.
Quello che consiglio a tutti gli aspiranti fotografi è di sperimentare il più possibile, confrontare e perché no anche “copiare”. Quante volte ho visto immagini strabilianti e ho cercato di replicarne l’atmosfera e l’illuminazione ottenendo spesso risultati differenti perché comunque intrisi del mio stile e del mio modo di vedere il mondo.

Come “leggi” una fotografia?
La prima cosa che faccio è guardarla nell’insieme, se non mi colpisce al primo impatto è difficile che io possa cambiare idea, superato questo primo passaggio analizzo prima la tecnica e il messaggio, se ne contiene uno.

Qual è il tuo ultimo progetto?
E’ un connubio fra reportage e moda. Sono delle doppie esposizioni in cui sovrappongo gli interni delle sfilate di moda alla vita quotidiana spesso cruda e soprattutto lontana.
Un gioco di luci e ombre.
E’ il mondo incantato della moda che si scontra con la vita di tutti i giorni.
Allo stesso tempo è il mondo crudo della moda che si insinua all’interno della quotidianità.

Perché hai deciso di fotografare interni ed esterni della sfilata?
L’idea mi è venuta durante la settimana della moda di Milano, avevo la mia analogica con me, che permette di fare questo tipo di esposizioni, e ho pensato che sarebbe stato interessante mettere a confronto, anzi scontrare i due mondi, spesso lontani e spesso molto vicini.

Quale sarà’ il tuo ultimo scatto?
Non so dirti quale sarà, posso solo dirti che finchè sarò in grado di meravigliarmi, ci sarà sempre qualcosa di interessante da fotografare.