di Aurora Di Girolamo

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Lo sapevate che ogni volta che imparate nuove lingue i vostri neuroni impazziscono di gioia?
Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’apprendimento di una lingua aumenta le dimensioni e l’elasticità del cervello, rafforza le nostre capacità di comprensione, memoria e concentrazione e migliora le prestazioni e l’elaborazione dei dati da parte delle strutture neuronali.
In particolar modo, sono due le aree del cervello maggiormente coinvolte nel processo di apprendimento linguistico: l’area di Broca (detta anche area del linguaggio articolato) e l’area di Wernicke (o area percettiva del linguaggio).
L’area di Broca prende il suo nome dal neurochirurgo francese Paul Broca il quale nel 1861 visitò un uomo con un grave danno cerebrale detto anche paziente Tan perché quest’ultimo, incapace di produrre frasi compiute, riusciva a pronunciare solamente la sillaba “tan”. A seguito del decesso del paziente, Paul Broca rilevò una gravissima lesione a livello della corteccia frontale inferiore sinistra, che l’ha indotto a considerare quest’area del cervello come la zona attiva nella produzione del linguaggio. Studi successivi hanno individuato fra le funzioni principali di quest’area le capacità di memorizzare una nuova lingua e di discernere con facilità le lingue apprese.
Collegata all’area di Broca da un fascio di fibre nervose arcuato, l’area di Wernicke fu invece scoperta qualche anno dopo dal neurologo tedesco Carl Wernicke. Situata anch’essa nell’emisfero sinistro, più precisamente nella parte posteriore del lobo temporale, questa zona è coinvolta nella comprensione del linguaggio e del senso delle parole. In caso di lesioni in quest’area, la persona conserva la capacità di parlare ma i discorsi diventano incoerenti e del tutto privi di un senso logico.

Nello studio di una nuova lingua dunque le due aree lavorano in maniera coerente e sinergica e più impariamo nuove lingue più aiutiamo queste zone del cervello a conservare e a rafforzare la loro funzionalità.

Qualche anno fa i ricercatori della Higher School of Economics in collaborazione con l’Università di Helsinki hanno sottoposto ventidue studenti under 24 alla misurazione dell’attività elettrica del loro cervello a contatto con le lingue straniere.  Per mezzo di elettrodi posizionati in testa, gli studenti sono stati sottoposti all’ascolto di alcune parole della loro lingua e di altre lingue straniere. Indipendentemente dalla conoscenza o meno delle parole ascoltate, sono state rilevate, per mezzo degli elettrodi posizionati in testa ai soggetti, significative modificazioni dell’attività cerebrale, in particolar modo si sono individuate rapide modificazioni delle funzionalità del cervello nell’acquisizione ed elaborazione dei dati durante l’ascolto delle parole sconosciute.
La ricerca e la tecnologia ci hanno permesso inoltre di individuare anche quali sono le aree coinvolte durante uno specifico task didattico.
Per esempio, i parlanti nativi della lingua cinese che apprendono l’italiano non riescono a cogliere facilmente la differenza fra i suoni “r” e “l”. Mentre in italiano “r” e “l” sono due suoni distinti, in cinese essi rappresentano una singola unità, un fonema.
Una risonanza magnetica effettuata a livello cerebrale mostra come, nell’ascoltare parole italiane contenenti entrambi i suoni, nel cervello di un cinese sarà attivata solamente una regione del cervello, mentre nei parlanti italiani, verranno coinvolte due aree, uno per ogni singolo suono.
Per questo motivo, un parlante nativo cinese desideroso di apprendere l’italiano dovrà, con lo studio e l’esperienza, riadattare e sviluppare ulteriormente le sue capacità celebrali per poter cogliere la differenza dei suoni “r” e “l”.
È ormai scientificamente provato che chi parla più di una lingua fluentemente ha maggiori capacità di memoria, è più creativo e più mentalmente flessibile rispetto ad un monolingue. È stato inoltre rilevato come l’Alzheimer venga diagnosticato meno precocemente nei bilingui, dimostrando che imparare una seconda lingua, a prescindere dall’età, può aiutarci a mantenere il nostro cervello allenato e in perfetta salute.

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