di Gianluca Liguori


Lavorare stroncaZabaglio non è lettura per persone sensibili, come scrive egli stesso nella prefazione, e aggiungerei io che non lo è nemmeno per i è deboli di cuore, i puritani, chi soffre di attacchi di panico, chi è dedito a letteratura fantasy o d’amore o d’avventura e a tutti i cliché di modi perbene di essere o di scrivere. Zabaglio è fuori dalla normalità, e lo è magnificamente, splendidamente, da grande artista.
Lavorare stronca è un melting-pot d’idee bizzarre, assurde, il risultato è uno specchio surreale di una quotidianità alienante, a volte logorante, altre viva. Lavorare stronca sono ventitré racconti, ventitré infiniti momenti che vanno dall’assurdo all’eccesso, dallo squilibrio al sogno, per poi immergersi nuovamente nella realtà, mai noiosa quando è raccontata dal personaggio in questione. Il libro ti cattura, e come finisci un racconto non vedi l’ora di cominciarne un altro. Tra risate e riflessioni, ansie e paure, resoconti reali, irreali e surreali che possono essere frutto solamente di una mente geniale. Follemente geniale.
Il nostro ben padroneggia un linguaggio versatile, poliedrico, istrionico nel senso positivo del termine, mai domo. La qualità complessiva è ottima, nonostante alcuni brani possano lasciar perplesso il lettore, ma per quel che penso, lasciano perplesso persino l’autore stesso!
Le perle di questa antologia che si apre e si chiude con due barzellette sono sicuramente La persona chiamata non è al momento raggiungibile, racconto sviluppato magistralmente, storie di uomini e donne che si incontrano, si allontanano, si cercano, si mancano, che chiude lasciando assaporare al lettore il sapore amaro della triste impossibilità; Lo zaino nero, racconto vivo, che poi solo alla fine svela l’episodio appartenere ad una realtà onirica che rappresenta l’uomo, l’individuo, con tutte le sue paure personali. Ma in questo variegatissimo libro quello che non manca sono certamente i momenti per ridere, l’umorismo in cui Zabaglio guazza come fosse il suo habitat naturale, come ad esempio nel racconto d’apertura Ah, la giustizia!, racconto ben costruito, irriverente, potrebbe pure inorridire qualcuno, risultare scabroso per certi versi, ma a me personalmente ha fatto morir dal ridere, e ancora risate in Come nei film americani, divertente (dis)avventura d’amore con una turista americana tra il Colosseo e Porta Portese, in cui l’autore si cimenta in maniera formidabile anche in romanesco dimostrandosi autore duttile e variopinto.
Angelo Zabaglio ci delizia con questi 23 racconti lavorati a mano in cui dimostra di essere oramai autore maturo senza aver smarrito lo spirito di scoperta fanciullesco, miscelando il possibile e l’impossibile, per un risultato tutto da leggere.