Prodotto dalla Holy Cult, il videoclip del singolo ‘Stillicidio’ che nasce dalla collaborazione tra l’artista Flavio Sciolè ed il musicista Antonio Feriozzi. La regia del video è di Luca Torzolini (autore anche della fotografia e del montaggio); l’opera parte dal cinema per lambire la videoart ed il music-video. Il brano è stato registrato nel 2019 presso ‘La Baia dei porci’ studio di registrazione di Nereto. Nel brano Sciolè ha utilizzato una propria poesia, ‘Stillicidio’ appunto, già pubblicata ed adatta alla sua vocalità disarticolata. Feriozzi ha agito su suoni scomposti e d’avanguardia. Il singolo verrà distribuito nei prossimi mesi per la Kutmusic Italhouse, label pescarese di Nicola Battista.

L’umano essere non trascende dal ripetersi dell’errore. Eppure il detto dice che perseverare è diabolico, ma l’errare umano sembra ripetersi fino ad elemosinare il tenebroso aggettivo. Stillicidio dunque, come vocabolario insegna, è anche il “ripetersi monotono e insistente dei fatti, spesso motivo di fastidio e contrarietà”, ma non certo per le lobby economiche che detengono il potere, né per quelle politiche che occultano i dittatori economici rappresentandoli al prezzo della totale mancanza di dignità. Stillicidio come gocciolamento o deflusso lento e continuato, dice nuovamente il vocabolario… sapete che è una famosa tortura quella della goccia fredda e ripetuta che porta alla follia? Come le pubblicità manipolative e sempre più integrate agli strumenti di comunicazione, come le ingiustizie verso le classi povere, come quest’invettiva, scritta da molte penne già in passato con la speranza che nessuno debba scriverne ancora in futuro.
Lungi dall’interpretare la poesia dell’autore Flavio Sciolè, mi ritrovo a condividere la visione sul mood contemporaneo, rispetto a cui vado fieramente in controtendenza per voglia di costruzione e ricerca di scintille, fuochi fatui e luci abbaglianti. Da sperimentatore e forse ancora profano nel campo della musica, mi appresto a tentare di capire come la rumoristica e le melodie polistrumentali possano collaborare con la dizione poetica e l’azione antiteatrale.

La regia della performance interpretativa che vede il poeta in commistione con il musicista è dunque in armonia con quella visione: la narrazione è destrutturata, la colorazione delle immagini è desaturata, la camera costantemente a mano rappresenta la vita e la precarietà del momento contemporaneo. Il parodosso di una rappresentazione video post prodotta di un’opera improvvisata doveva attingere a corde di cinematografia underground e manifesti cinematografici che evocano l’assoluta anarchia tecnica, emancipandosi persino dal volersi manifestare in una semiotica carica di un qualche giudizio di valore.
Il musicista Antonio Feriozzi ci ricorda che “quel bip di sottofondo, come un acufene, è il disturbo perenne di eventi quotidiani in disaccordo con le possibili armonie umane. Bisogna disintegrare suoni/rumori e silenzi: nella decomposizione musicale il tempo e lo spazio morirono ieri e il suono vive in più dimensioni contemporaneamente… la vita e la morte dell’artificio coesistono.”
La goccia che s’infrange rappresenta la rottura della forma musicale canonica, suoni taglienti e acuti creati dagli strumenti a corda si uniscono a strumenti più dolci e melodici ma volutamente privi di una partitura o di una struttura prepensata. Riprendendo il manifesto futurista cui ha partecipato anche Luigi Russolo e un suo libro “L’arte dei rumori”, l’errore e la decomposizione della parola vengono accompagnate senza regole in un’arte del presente.
Flavio Sciolè ci racconta che “Quando Antonio mi ha proposto una collaborazione ho subito cercato di capire quale testo utilizzare. La scelta è ricaduta su ‘Stillicidio’ pubblicata qualche mese prima (nella raccolta ‘Nel Disincanto Asociale’, Maldoror Press, 2019). Questa poesia mi rappresenta sia rispetto alla fusione panteista con la natura sia esteticamente. Le parole di cui è pregna erano quelle adatte al mio inceppato disarticolare e masticare in voce. Sono soddisfatto del risultato, i suoni si sono fusi alla mia vocalità in un incrocio di sinergie e vortici restituendo l’istanza del momento e cristallizzandola eternamente.”

Luca Torzolini

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