di Luca Torzolini


Spesso definito “letteratura disegnata”, il fumetto esprime un pensiero, una visione o a volte semplicemente un’emozione dell’autore tramite un particolare codice narrativo. Esso è costituito da sequenze illustrate montate a ricreare il tempo in cui si vuole raccontare la storia. La Raje, progetto dell’etichetta Abruzzocomics, è un magazine finanziato dall’associazione culturale no profit L.N.D. di Cellino Attanasio. Nata dal desiderio di rendere noti i talenti dell’entroterra abruzzese, si presenta sottoforma di raccolta di fumetti disegnati e sceneggiati da diversi autori. Il nome, ripreso da una canzone di Lou X, simboleggia gli abruzzesi che restano e non se ne vanno, nella speranza di seminare un futuro florido e creativo. Nel numero zero è possibile visionare una rabbia sottile, giocata a rimbalzo, come quella di Ulderico Fioretti, che presenta cinicamente i retroscena surreali del confessionale di una chiesa attraverso uno stile realistico, a tratti quasi fotografico. O ancora la rabbia diretta e ironica dei disegni di Alessandro di Massimo (“Dimas”) che dona tentacoli a un fricchettone-pianta per fare a pezzi il classico poliziotto invasato; qui la matita underground richiama il mito dei fumetti indipendenti da fanzine, esplorando uno scenario splatter. È presentata poi una rabbia evocativa, quella di Simone Zaccagnini, che racconta tramite le parole di Nicola Di Giansante il senso di vuoto ridondante regalato da una vita comune tramite una notte insonne, resa tale dal pulsare sistematico di un dente; l’utilizzo di una tecnica mista fa da banditore per l’entrata di un genere insolito che uniforma in un’unica trama fotoritocco, utilizzo di pastelli e pittura a olio. C’è inoltre la rabbia disperata di Aurora Canfora che immagina il fantasma di un morto-suicida galleggiare nel tempo perché non ci si può ammazzare una seconda volta; lo stile dark-underground con la particolare impaginazione crea, in accordo con la storia, una netta sensazione di spaesamento. E infine Fabrizio Di Nicola ci proietta nella sua rabbia comico-demenziale, dove il “Tottor Zozzenstain” cercherà di conquistare il mondo tramite la distruzione delle lettere S, R e C; surrogato di un nonsense portato ai limiti dell’inverosimile, il fumetto si presenta in stile cartoon, con accenni a Cavazzano ed altri. L’utopia del fumetto ancora una volta fa da padrona, scavalcando le case editrici e imponendo i propri prodotti senza sentire ragioni. Questa grande arte visiva ha un’anima, radici ben conficcate nell’identità di chi trae dalla propria storia e dal proprio bagaglio culturale la linfa che lo porterà a comunicare al mondo il proprio messaggio. Che La Raje sia con voi!


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