di Luca Torzolini

Che cos’è il fumetto?
Il fumetto trova la sua più felice definizione in “arte sequenziale”. È una definizione che mi piace perché rispecchia i motivi per cui mi attrasse enormemente già da bambino: mi affascinava l’idea che tutto quello che avrei disegnato avrebbe avuto un’evoluzione, ogni disegno poteva essere ammirato singolarmente e allo stesso tempo era una parte di un macrocosmo; mi piaceva l’idea che nessun disegno fosse mai la fine di questa esperienza, ma solo un passaggio che portava ad altri disegni. Ho sempre provato un piacere incredibile nel dedicarmi ad una vignetta di un fumetto, proprio perché sapevo che era solo un tassello di un caleidoscopio enorme, un mondo di frammenti legati tra loro. La vignetta è il fulcro del fumetto, il suo cuore, ogni vignetta è un cuore, nessuna vignetta può essere esclusa perché è il cardine della narrazione: ogni vignetta pulsa di vita propria. La conseguenza logica di questa definizione mi dona la possibilità di sperimentare continuamente. Non ripetermi mai, in ogni vignetta e in ogni pagina trovare sempre una soluzione nuova, una nuova esperienza: estremamente eccitante.

La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 1

Come vedi il fumetto, oggi?
Concependo il fumetto come un prolungamento del disegno applicato all’interno di una sequenzialità, purtroppo lo vedo molto male. Io amo il disegno puro, il disegno come applicazione diretta della visione, del sogno, della forza creativa. In questa prospettiva, ravviso un appiattimento tremendo del fumetto e del disegno. Onestamente, il panorama artistico mi pare ripetitivo, privo di genio e perfino di talento. Da quando il media “fumetto” è stato sottratto a chi sentiva un bisogno irrefrenabile di realizzarlo come una delle tante espressioni della propria creatività ed è stato messo in mano a semplici mestieranti, da quando si insegna come disegnare un fumetto e si sono creati stili, schemi, leggi, scuole e stilemi, da quando, specialmente, le grandi majors hanno scoperto che potevano fare molti soldi con i fumetti e quindi hanno iniziato a sovraccaricare il mercato, dando quindi lavoro a tantissimi disegnatori e sceneggiatori, tutto si è appiattito. Certo, ci sono grandissimi artisti che lavorano in questo campo, ma sono pochissimi; il resto applica degli schemi senza aver dentro nessuna forza dirompente ed evocativa, applicano il disegno come degli studenti, emulando in modo grossolano e volgare. La maggior parte dei disegni che si vedono oggi nei fumetti sono brutti, approssimativi, ripetitivi e freddi. È un peccato. Io passo ore nelle fumetterie, nelle librerie o su internet prima di trovare qualcosa che mi faccia davvero impressione. A volte trovo qualcosa ma devo cercare, sfogliare, guardare tante di quelle cose per trovare qualcosa che davvero vorrei a casa mia, che potrebbe insegnarmi qualcosa e far evolvere il mio modo di lavorare. Il grosso problema è che la produzione attuale sta anche formando il gusto estetico dei lettori, che, sempre meno preparati sull’arte, sul disegno e sul fumetto, si accontentano, subendo un abbassamento progressivo ed allarmante del loro gusto estetico, con le conseguenze logiche che si possono immaginare facilmente: gli piace praticamente tutto. Il lettore medio non è più abituato ad immagini grandiose, monumentali, piene di grazia o di sapienza nel disegno, non sa riconoscere un volto disegnato di scorcio da un profilo senza volume, non ha la minima idea delle regole di composizione, di prospettiva e spazio, di equilibrio delle masse e di conseguenza si lascia affascinare da prodotti scadenti e volgari, sostituendo quello che dovrebbe essere il bello con quello che è creato da chi per primo si accontenta del proprio lavoro, o lavora per tirare su uno stipendio minimo disegnando.

Il Fumetto è arte?
Lo è stato, quando la parola Arte aveva ancora un significato, portato “avanti” regalmente e partecipato da artisti che producevano per puro bisogno creativo. Oggi l’arte non esiste più, oggi l’arte è mercato, furbizia, competizione. È uno status sociale che si usa per crearsi un’immagine, per darsi un’identità. Il fumetto è stato arte quando vi era una forte impronta artigianale. Per risponderti bene, io credo che oggi al fumetto manchi l’arte, tremendamente. Anzi, il fumetto sta allontanando i disegnatori dall’arte, sta diventando una trappola. I grandissimi fumettisti di una volta, quelli della golden age in America ad esempio, ma anche in Europa e in Asia, erano disegnatori che, come dovrebbe essere, non potevano prescindere dall’arte tutta. In questi fumettisti vedevi dei risultati entusiasmanti, illuminanti, intravedevi chiaramente che essi continuavano a guardare ed ammirare i pittori di tutti i tempi, gli scultori, gli architetti. Penso soltanto a Jeffrey Jones, un esempio su tutti, ma potrei fare decine di esempi in cui, in una tavola a fumetti o in un’illustrazione creata per il mercato del fumetto, e non dell’arte, si percepivano le influenze di pittori e disegnatori di due secoli addietro. Oggi il fumettista invece è il contrario, si chiude dentro questa definizione e non ha più influenze artistiche, si lascia influenzare solo da altri fumettisti, accumulando errori e mancanza di stile, riducendo il suo campo di interesse e di indagine solo ed esclusivamente al fumetto. I super eroi poi, dopo l’avvento disastroso di Disney in Marvel, stanno davvero, a mio avviso, rincoglionendo tutti. Adesso, per quanto si è massificata questa immagine pregressa ed imposta dalle majors unite, se un disegnatore non usa le sue capacità per ritrarre Hulk o Iron Man, o Spider Man non viene nemmeno considerato. Questo è tremendo e deprimente.

Chi sono stati i maggiori illustratori/fumettisti italiani e perché?
Ti posso elencare quelli che considero veri fumettisti, speso anche illustratori, in ordine sparso: Guido Crepax, Dino Buzzati, Dino Battaglia, Roberto Raviola in arte Magnus, Tanino Liberatore, Milo Manara, Guido Buzzelli, Attilo Micheluzzi, Andrea Pazienza, Vittorio Giardino, Roberto Baldazzini, Paolo Eleutieri Serpieri, Sergio Toppi, sicuramente dimentico molti…

La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 2

Cos’è per te la bellezza?
La bellezza è un evento che si causa nella percezione di qualcuno quando partecipa ad una esperienza che lo modifica, migliorando la sua vita.

Che significato assume la parola “sperimentazione” nei tuoi lavori? E nella vita?
Poco significato. La parola sperimentare ed esperimento mi è sempre stata antipatica, altrettanto la sua pratica, a maggior ragione nell’arte. Sperimentare significa provare, fare un tentativo, senza la certezza di quale risultato questo ci dia. Non fa per me. Nell’arte non dovrebbe esistere, anzi, tutte le sperimentazioni artistiche le trovo davvero brutte, nell’arte ci si dovrebbe applicare su qualcosa che si conosce, sicuri di quello in cui si vuole riuscire, altrimenti il tutto, come spesso accade in questo campo, acquista il sapore di una grande presa per il culo.

Il tuo primo fumetto?
Un adattamento di Flash Gordon, in chiave pseudo pornografica, che disegnai su un quaderno a quadretti della scuola, credo intorno ai 7-8 anni. Era il mio quaderno segreto e lo aprivo solo quando ero estremamente eccitato, lo conservo ancora per fortuna. Tutt’ora lavoro solo quando qualcosa mi eccita, altrimenti lascio stare.

Credi nella possibilità che un’istituzione accademica possa insegnare a disegnare?
No, nessuna istituzione e nessuna accademia può farlo, un rapporto tra persone si. La scuola è obbligatoria, drammatica, inutile e dura anche troppo, è un dramma continuare a vederla anche quando finalmente se n’è usciti. Le accademie e le scuole nella loro istituzione portano soltanto a risultati accademici e scolastici, e purtroppo oggi si vede quasi solo quello, scuola ed accademia, non c’è più il genio, l’artista che fa qualcosa che sacrosantamente mette in discussione tutto quello che hai fatto fino a quel momento, quando lo guardi. Come diceva qualcuno, il capolavoro non deve farci riflettere sul valore dell’opera che ammiriamo, ma sul nostro valore.

È difficile ricreare il movimento nel fumetto? Come si fa?
Il movimento nel fumetto non esiste, non dovrebbe almeno, però io trovo più dinamici i fumetti rispetto al cinema. Adesso c’è talmente tanto movimento nel cinema che davvero sembra di star fermi, sì, perché tutto è uguale e piatto, praticamente immobile. Invece nel fumetto il movimento è suggerito, e funziona solo se il disegnatore è veramente bravo. Il disegnatore di fumetti non può appoggiarsi ad uno studio di produzione di effetti speciali e 3D che farà praticamente tutto il film, si deve affidare solo alle sue capacità e, se le ha, crea il movimento più bello, quello che si vive leggendo, non quello che viene spiattellato sullo schermo per 2 ore, sempre avvilente e statico. D’altronde non sono io a dirlo, ma i più grandi sceneggiatori mondali “la scena d’azione sospende la storia, blocca le emozioni dei personaggi, ed è praticamente estremamente noiosa”.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel realizzare un fumetto in bianco e nero e uno a colori?
Nel colore lo svantaggio è che è tutto detto, mostrato. Nel bianco e nero il vantaggio è che tutto è da immaginare.
La porta dimensionale - Intervista ad Adriano De Vincetiis 3

Quali sono a tuo avviso i limiti del fumetto e quali invece le possibilità proprie solo di quest’arte?
Ogni media è senza limiti, ogni espressione è senza limiti, potenzialmente, il limite esiste solo nell’essere pessimi. Se ci si eleva al meglio, non esistono limiti. Il disegno è una pratica talmente pura e millenaria che non può avere limiti, è la pratica di base dell’uomo che applica la sua immaginazione e la comunica, prima a se stesso, poi agli altri. È una delle prime forme di comprensione del mondo e di espressione del bambino, una cosa fatta di disegno dovrebbe essere senza limiti, a patto che vi si applichino soltanto artisti che sanno volare. Altrimenti il limite si trova subito, in basso. Ha limiti il sogno? Il disegno dovrebbe rappresentare sogni, e far sognare chi è sveglio.

Letteratura, pittura, musica… quanto le altre arti influenzano il tuo lavoro e in che modo?
Potrei sembrarti eccessivamente romantico dicendoti questo, ma tu mi conosci e sai che la penso veramente così: l’immagine è suono, il suono è immagine, lo scritto è parlato, il parlato è scritto. Le arti hanno bisogno l’una dell’altra, tutte, sono tutte sorelle e fratelli e una sconfina nell’altra. Io vedo le immagini più belle quando ascolto musica, scrivo i più bei libri quando parlo, ascolto le più belle musiche quando disegno e sento parlare voci quando leggo: è tutto collegato e ogni espressione vive nell’altra.

Se potessi essere un supereroe, chi vorresti essere? Perché?
La cosa che mi ha sempre fatto sognare dei super eroi è la capacità di volare. Quando ho visto Superman al cinema, quello del 1978 di Richard Donner, ne sono uscito sconvolto. Ho sognato poi per decenni di poter volare grazie ad un mantello rosso e degli stivali color fuoco. Davvero, era il sogno più bello ed eccitante che io potessi avere. Oggi ti direi che vorrei il super potere dell’invisibilità: è decisamente un potere indispensabile, per tutto. Per sottrarsi finalmente a tutti gli intercettamenti, per poter essere finalmente invisibile e solo, per togliermi definitivamente da sotto gli occhi di chi mi rompe i coglioni ed essere finalmente me stesso, inclusi anche tutti gli utilizzi erotici indispensabili in questo mondo castrato dalla privacy e dal pudore.

Quanto è importante il sesso nella tua vita e come influisce nella tua arte?
Il sesso è tutto, è ovunque, in tutte le cose. Non si può scindere il sesso dalla vita. Io davvero non capisco e non capirò mai come possa essere tabù oppure argomento di provocazione o addirittura di scandalo una cosa che è semplicemente l’origine della vita, l’istinto di unione più forte che esiste, la spinta al piacere più naturale e pulita che esista. La negazione, il divieto, la concettualizzazione del sesso invece sono devastanti; sono i puristi e quelli che si scandalizzano che hanno davvero grossi problemi. Tu sai benissimo che io profetizzo, sogno e auguro all’umanità un mondo di sesso libero, in cui tutti possano finalmente scopare ed accoppiarsi per strada, nei campi, nei parcheggi, ovunque: la fine del pudore e dei tabù. Quello sarebbe un mondo che ci invidierebbero anche da galassie lontane milioni di anni luce, allora sì che verrebbero a visitarci gli alieni, che per adesso, secondo me, hanno solo buoni motivi per starci alla larga.

E la politica?
Se ti riferisci a destra e sinistra e centro, si definiscono da soli nei loro termini: indicazioni di direzione del pensiero colonizzato, né più né meno dei segnali stradali. Una direzione semplicistica che contiene un’illusione di scelta che si dà al popoletto in modo che si convinca, votando, di aver scelto qualcosa, ma è una scelta ignobile come quella che passa tra scegliere una marca di sigarette invece di un altra, un hamburger invece di un altro. Destra e Sinistra sono come Coca Cola e Pepsi. Si crede di scegliere e ci si da una identità. Nessuno invece sceglie fuori da queste regole che sono chiaramente fatte per le pecore, e chi lo fa viene immediatamente eliminato. Si sa, da che mondo è mondo, che la cosa più pericolosa per ogni sistema è un uomo che pensa individualmente. Allora, si fa in modo che pensi e che addirittura le sue convinzioni più profonde, etiche e morali, siano dettate da un partito e da leaders, convinzioni che non appartengono alla persona, ma per le quali la persona è disposta a combattere fino alla morte, a litigare, ad attaccare e a fare del male agli altri. Ciò dovrebbe rendere palese l’altro obiettivo degli schieramenti politici, che tra l’altro è anche palesemente scritto e dichiarato in tantissimi documenti ufficiali: aumentare l’odio e l’astio tra le classi sociali, è talmente evidente e logico da rendere assurdo il fatto che l’essere intelligente ancora caschi in questi giochetti. Una delle cose più assurde ed incomprensibili, in assoluto, è la politica e le sue tribune, la gente guarda ore di dibattiti tenuti da questi burattini, ascolta perennemente le stesse cose, sempre le stesse, mischiate in un linguaggio totalmente incomprensibile, perché è in realtà incomprensibile dato che non c’è nulla da comprendere. Sono discorsi dove nessun concetto viene espresso, eppure, continuano a guardarli, continuano a comprare i giornali e a farsi colonizzare il cervello, invece di liberarsi finalmente da questo giogo che uccide la mente e la libertà del pensiero. La politica è una gigantesca sceneggiata messa in atto in un teatro tetro alla quale credono tutti, alla quale io non partecipo.

Che cosa rappresenta per te la Vagina?
Una porta dimensionale. È evidente. È un passaggio attraverso il quale ciò che non era in questo mondo o dimensione viene e si manifesta in questo mondo e dimensione, venendo da non si sa dove, da una dimensione altra perché prima non era manifesto. È una porta dalla potenza incalcolabile, il limite più alto della vita che si esprime nella sua apertura e alle cui leggi pone fine in questa dimensione soltanto un’altra forza inspiegabile e dal potere sovrumano: la morte. La vagina sta lassù, è la corona irraggiungibile che adorna la fronte delle leggi assolute, la vita e la morte, insieme nel grandissimo e commovente mistero dell’esistenza. Per questo, e non solo, io la venero. Tutti dovrebbero venerarla e insieme venerare la femmina, unica portatrice di questo potere e di questa meraviglia delle meraviglie. La vagina è l’elisir, nel suo senso più alchemico e magico, nel suo senso archetipo ed originale.

Per te quindi la donna è un essere superiore all’uomo?
Assolutamente si, è ovvio e ne sono convinto. La storia “moderna” è la storia della sottomissione della donna. La modernità corre di pari passo con la crescita di una società che impone il patriarcato contro il matriarcato. Ma questo spiega solo una cosa: Il bisogno del sistema di annichilire una potenza pericolosa, la femmina, da sempre portatrice dei poteri più assoluti, magici, supremi. La femmina soltanto era strega, strega nel senso più letterale e bello del termine, nel senso magico, di colei che conosce e controlla i poteri della natura, e presto, ecco che la strega diventa l’essere da perseguitare. Poi s’inizia a perseguitare la puttana, oppure a rinchiuderla nelle case, appunto, denominate “chiuse”. La femmina non si può permettere il piacere sessuale come fa l’uomo, ma deve rientrare in ranghi e regole bieche e retrograde, inaccettabili, perché anche quello del sesso è un potere supremo, destinato a pochissimi. Purtroppo oggi, e dico purtroppo con un gran dolore, la donna e i bambini sono quelli che vivono il dramma più tremendo. Le donne non si sono mai più emancipate da questa sottomissione e me ne dispiaccio amaramente. Se non le cerchi con il lanternino, non si trovano femmine che vivono il loro essere in modo libero e senza paura di uscire dai ranghi imposti. Purtroppo oggi la donna è davvero ridotta ad un ruolo semplificatissimo e fatto solo di divieti e schemi e tutto questo è una enorme disgrazia. Oggi la donna può essere 4 cose e basta: Madre, Moglie, Puttana o Donna in carriera. Punto. Donna in carriera è forse più offensiva delle altre, perché è una definizione sociale fatta apposta per le femmine, come se non fosse possibile per una donna, semplicemente, essere quello che gli pare. Addirittura, poi, c’è la festa della Donna, trattata appunto come una categoria a parte che si deve pure consolare una volta all’anno. Cose di un’insolenza e di una tristezza inenarrabili, alle quali ogni femmina dovrebbe sottrarsi e ribellarsi. Come i matrimoni, rituali assurdi in cui, nell’allucinante bisogno di far rientrare l’unione dei sessi e degli individui dentro un rango sociale, lo stare insieme tutto d’un tratto si riempie solo di obblighi e divieti, all’interno dei quali la femmina deve rinunciare al proprio nome e sottomettersi al maschio in una gabbia assurda in cui viene negata ogni scelta, per prima quella di decidere di andarsene, la quale, a questo punto, deve passare attraverso un altro rituale, l’assurdo divorzio. Uno scempio dell’individuo a capo del quale c’è prima lo Stato ignobile e poi, complice, la chiesa. Io spero davvero in un’emancipazione definitiva delle donne che riporti il sistema sotto il loro controllo totale, perché così era destinato.

The End?
Every end is a goodbye.