di Luca Torzolini

Storicamente canonizzata tra le arti visive, la fotografia è una delle più alte e precise forme di ricerca della verosimiglianza.

L’immagine è un linguaggio, una forma di scrittura priva di testo precipuamente conchiusa, realizzata con la luce. La fotografia intesa come lingua, come forma alla quale sono stati attribuiti diversi sensi codificati, non possiede ancora un codice universale. Tuttavia ha la sua “grammatica”, le sue regole “sintattiche”, perfino proprie “figure retoriche”: si assiste alla graduale formazione di stereotipi visivi (causati perlopiù dall’uso smodato di immagini pubblicitarie e in minor parte dall’emulazione artistica dei grandi maestri) che formalizzano norme di uso comune. Oggi, osservando la decadenza sempre maggiore della parola scritta, la cosiddetta “società dell’immagine” trova nella propria idolatria uno dei più imperanti strumenti di persuasione, diventando antropogenesi.

L’immagine educa i popoli.

Tutto può essere trasformato in icone significanti: a parità di tecnica non vi sono scatti più meritevoli di altri. Una montagna o uno sputo, un prete o un’entraîneuse. Cogliere il soggetto alla sprovvista o renderlo consapevole dello scatto: per l’uomo essere e apparire sono elementi di un dualismo che sempre di più appartiene alla nostra era. Il fotografo necessita una serie di capacità imprescindibili alla realizzazione dell’opera: rubare l’attimo o creare la scena, discernere l’angolazione e lo sfondo, tener conto della prospettiva. Molteplici elementi tecnici si sommano al gusto estetico: regolare l’esposizione tramite l’otturatore, il diaframma e la scelta della pellicola adatta (l’esposizione deve rientrare nel range della latitudine di posa); impostare la messa a fuoco e la relativa profondità di campo; scegliere l’obiettivo consono all’effetto che si vuole ottenere; tener conto della fonte luminosa o, nei casi in cui è richiesto, saperla creare, misurare e collocare. Contrariamente al parodico cameraman di Buster Keaton, l’operator è un vero e proprio tecnico capace di tradurre il reale ricodificato in visione soggettiva.


Pittura e fotografia


Agli albori la fotografia fu in febbrile rivalità con la pittura. La prima influenzò, direttamente o indirettamente, l’impressionismo e il cubismo; d’altra parte il nuovo linguaggio pittorico portò i fotografi a ricercare e imprimere l’astratto, lontano dalle iniziali finalità di riprodurre simulacri. Oggi le due arti dimostrano una profonda compenetrazione. L’iperrealismo coesiste con lo still life, il concettuale con la foto-pittura, la Pop art con la foto glamour : la sfida e il reciproco “rubare” comportano quella che si può inquadrare come una sana e complessa evoluzione.