di Giorgia Tribuiani


La nausea“Ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste; non ce n’è uno che non si creda indispensabile a qualcuno o a qualche cosa”, pensa Antonio Roquentin, osservando le persone che intorno a lui, nello stesso locale, mangiano e conversano amabilmente. Poi si rivolge all’autodidatta, che gli siede accanto, e ridendo dice: “Penso che siamo tutti qui a bere e a mangiare per conservare la nostra preziosa esistenza, e che non c’è niente, niente, nessuna ragione d’esistere”.
Si tratta de La nausea, di quella consapevolezza della gratuità dell’esistenza che avrebbe dato il titolo a Melancholia, la prima bozza di Sartre. Si tratta di quella nausea che non è uno stato mentale della persona, ma la persona stessa.  “La nausea sono io”, afferma il protagonista di questa storia che, a metà tra l’autobiografia, il romanzo e il saggio filosofico, racconta il disagio di un uomo di fronte alla consapevolezza che “l’essenziale è la contingenza (…) La contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità”.
Non c’è niente da spiegare (“dietro le cose non c’è nulla”!), da capire, da analizzare: si tratta di esistere, e di incontrarsi. Non c’è alcun motivo della nostra presenza nel mondo e, in fin dei conti, “deve essere per pigrizia, che il mondo si rassomiglia tutti i giorni”.
Sartre, a seguito di questo libro, fu considerato affetto da “depersonalizzazione”, una forma di dissociazione mentale (descritta sapientemente nel La nausea) causante il distacco dal mondo e la difficoltà di concepire se stesso come persona a se stante. Della stessa patologia mentale, secondo alcuni psicologi, avrebbero sofferto anche letterati come Lenz e Pessoa. Ma è corretto parlare di problema psichico? O si trattò al contrario di un diverso modo di approcciarsi al mondo, di rapportarsi alle cose?
“Niente è cambiato, e tuttavia tutto esiste in un’altra maniera”, scrisse Sartre. E al di là degli interrogativi che si potrebbero porre di fronte alle sensazioni di Antonio Roquentin, La nausea consacrò il suo autore come uno dei padri dell’esistenzialismo letterario.
Per il resto, se dovesse capitarvi mai di provare le stesse sensazioni del protagonista, leggete il romanzo e ascoltate qualche nota di sassofono. Vi aiuterà.