di Aurora Di Girolamo

Quando, durante l’università, mi chiesero perché fra tutte le lingue del mondo avessi deciso di studiare e di specializzarmi proprio nel cinese risposi: “Non saprei, forse perché è una lingua difficile e le difficoltà mi appassionano.”
Ebbene si, studiare il cinese è una sfida. Lo sanno bene quelli che come è hanno scelto lo stesso percorso. Ma scopriamo cos’è la lingua cinese, come nasce e cosa la rende una lingua unica al mondo.
Wo shuo Hanyu 我说汉语 “Io parlo cinese”. In Cina, la lingua cinese viene chiamata Hanyu汉语 cioè “lingua degli Han” perché parlata dal gruppo etnico predominante, gli Han appunto, che costituiscono circa il 90% della popolazione cinese e il 20% della popolazione mondiale.

Il cinese tuttavia, nella sua definizione scientifica, non è tanto una lingua quanto una famiglia di lingue dette “siniche” o “sinitiche” parlate in larga misura dagli abitanti della Cina continentale. Ha alcuni elementi della famiglia linguistica Sino-Tibetana tra cui il fatto di essere una lingua isolante (cioè priva di variazioni morfologiche come coniugazioni verbali o desinenze) e principalmente monosillabica).
È parlata da quasi un quinto dell’intera popolazione mondiale: direte voi, certo i cinesi sono un miliardo e 300 milioni di persone! Il cinese tuttavia è parlato anche al di fuori dei confini cinesi, per esempio nel Sud Est asiatico, in Europa, in Sud Africa e in America Settentrionale.
Perché si sente spesso parlare di Cinese mandarino?
Questa definizione è stata coniata dagli Europei nel 1500 per indicare la lingua usata dei funzionari dell’impero Ming (1368-1644), chiamati singolarmente mandarim (che deriva dal portoghese e significa “funzionario”).
Era una lingua franca, utilizzata a scopi prettamente amministrativi e per questo chiamata anche guanhua 官话 “lingua dei funzionari”.

In Cina, spesso vi sentirete chiedere se parlate il putonghua. Non preoccupatevi, non vi stanno insultando!
Il putonghua 普通话, letteralmente “lingua comune (普通)” altro non è che cinese moderno standard il quale riprende il guanhua官话 e lo arricchisce di nuove parole e vocaboli originari dei dialetti del nord.
La pronuncia standardizzata del cinese moderno è quella del dialetto di Pechino beijinghua 北京话。
Quando si studia il cinese è dunque importante capire che ci si trova di fronte ad una lingua dalle origini antichissime, la quale si è evoluta nel corso dei millenni pur mantenendo le sue unicità. I caratteri cinesi sono la più antica forma di scrittura in uso: è come se al giorno d’oggi venissero utilizzati ancora i geroglifici!
Le prime tracce di lingua scritta si trovano nelle formule divinatorie presenti su ossa di animali e gusci di tartaruga di epoca Shang nel XVII-XI sec. a.C, un’epoca che coincide all’incirca con l’Età del Bronzo in Europa. Le parole usate in queste antiche iscrizioni erano essenzialmente monosillabiche (dotate di una sola sillaba), prive di desinenze e coniugazioni verbali, lo stile delle frasi arido e conciso perché la lingua era legata a funzioni strettamente pratiche.
Fu tuttavia proprio la natura monosillabica della lingua cinese antica a sviluppare  un sistema di scrittura basato sulla corrispondenza una parola = un carattere (zi字).
Ad esempio: casa=jia 家, luna= yue 月, donna= nü 女. Il cinese è dunque una lingua morfografica: la sua scrittura non indica il suono delle parole ma rappresenta il morfema (la più piccola unità linguistica provvista di significato) attraverso un sistema di segni grafici.
Data l’invariabilità della parola nonostante il contesto grammaticale (la lingua si definisce infatti di tipo “isolante”), non si sentì l’esigenza di una scrittura alfabetica o sillabica.
Per questo motivo, non esiste altro metodo di apprendimento della scrittura cinese se non quello di memorizzare un numero molto consistente di segni. Infatti, mentre nelle lingue con un sistema alfabetico si apprendono le singole lettere e come queste vengono inserite e lette all’interno di una parola operando un’associazione fra segno grafico e significato, in cinese è necessario memorizzare autonomamente suono, segno grafico e significato. Compito arduo direte voi; ebbene si lo è.
Pensate che a causa dell’enorme difficoltà di apprendimento della scrittura, nella prima metà del 1900 venne lanciata una proposta di adozione del sistema alfabetico, che sollevò non poche polemiche. Si arrivò infine ad un compromesso che portò all’inserimento di un sistema di scrittura cosiddetto “semplificato” chiamato jiantizi 简体字, che consentì appunto a “semplificare”, riducendo il numero dei tratti,  caratteri prima complessi, i fantizi 繁体字 “caratteri tradizionali”. Un esempio: la  parola tartaruga gui in caratteri tradizionali= 龜 in forma semplificata= 龟. Decisamente più semplice no?
Ora apriamo un piccolo focus sulla pronuncia. Immagino vi sareste più volte chiesti “ma che suoni strani ha il cinese?!”

Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere. Uno strumento utile che viene in soccorso a chi decide di apprendere il cinese è il sistema pinyin 拼音 che significa letteralmente “combinare” ( pin拼) “suoni” (yin音)。Il pinyin aiuta, attraverso l’uso delle lettere dell’alfabeto latino, ad apprendere la corretta pronuncia della lingua. Tuttavia non sempre vi è una perfetta corrispondenza fra lettere e suoni: alcune lettere hanno variazioni di pronuncia a seconda dei suoni che le precedono o le seguono e che sono fondamentali da conoscere per un buon livello di comprensione e produzione orale.
Ed ora viene il bello, si perché il cinese è una lingua “tonale” cioè dotata di toni chiamati shengdiao 声调. Il tono è l’altezza dell’emissione sonora nell’articolazione della vocale o del gruppo vocalico della sillaba. Il tono ha un’importanza fondamentale perché una stessa sillaba pronunciata con toni diversi, assume diversi significati. Ad esempio, la sillaba “wa”, se pronunciata col primo tono,, significherà “rana” (蛙), se pronunciata col secondo tono, , indicherà la parola “bimbo” (娃), se pronunciata col terzo tono, wǎ, significherà “piastrella”  (瓦), se pronunciata col quarto tono, avrà il significato di “calze” (袜).
I toni del cinese sono quattro più un tono “neutro” che non ha alcuna rappresentazione grafica. Ogni tono ha una diversa inclinazione sonora. Per cui, evitate le gaffe!
Ad ogni modo, non preoccupatevi! Sarete disposti ad affrontare tutti questi “ostacoli” per amor del cinese, vi appassionerete alle opere confuciane e taoiste, alla poesie romantiche di epoca Tang (618-907 d.C), ai grandi romanzi classici di epoca Qing (1644-1911), ai capolavori della letteratura e del cinema contemporanei. Sarà un viaggio meraviglioso.

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