Premessa

Torino. Si svolge qui ogni anno la Fiera Internazionale del Libro. Tra il 14 e il 18 maggio 2009, editori, scrittori e lettori hanno intersecato le loro esistenze in una visione generale del panorama letterario contemporaneo. Nei vari padiglioni hanno presenziato scrittori famosi, personaggi politici, giornalisti e critici letterari. Si sono tenute conferenze sui temi affrontati nella letteratura politicamente impegnata e presentazioni di best seller e romanzi sperimentali. Re-volver ha deciso di intervistare professionisti del settore, così da fornire un’adeguata descrizione dei meccanismi vigenti in Italia che accompagnano un libro. Dalla creazione dell’opera fino all’uscita in libreria.

Dalia Oggero (Editor Einaudi)

In base a cosa sceglie un libro piuttosto che un altro? Quali sono i criteri di scelta?
Non esiste un criterio di scelta. Esiste il sentimento che ti lascia addosso un libro.
Leggete tutto quello che vi arriva?
No. Abbiamo dei lettori che scremano per noi i libri che arrivano. Quindi leggiamo solo le opere di chi ha superato la selezione iniziale.
Le agenzie hanno una via preferenziale rispetto al classico manoscritto mandato per posta?
Sì. Hanno una via preferenziale non per ragioni di amicizia o di legame di cordata, ma semplicemente perché i bravi agenti ci segnalano un libro o un autore in cui credono, esponendosi.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Moltissimo, ed è importante come si legano, l’interazione che si crea fra i due elementi. Anche la quarta di copertina, il risvolto e lo strillo.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Si, siamo aperti nei confronti dei libri sperimentali. Sperimentale però è un aggettivo pericoloso, ambiguo; vale la regola cui accennavo prima: ogni libro parla solo per sé.

Francesco Colombo (Editor Baldini Castoldi Dalai)

Le librerie italiane utilizzano ormai come unico veicolo commerciale il metodo del conto-vendita. Questo per il mercato è un bene o un male?
È un dato di fatto.
Il print-on-demand è per l’editoria una risorsa o la morte della politica qualitativa?
Il print-on-demand è un meccanismo che potrebbe funzionare per determinati tipi di libri, cioè quelli che finiranno scaricabili dai siti. Per ora non è valutabile, non è certamente la via del futuro.
A cosa è legato il successo di un autore? Alla sua notorietà già in altri campi? Alle qualità del libro? All’investimento mediatico di cui la casa editrice può disporre?
Tutte e tre sono importanti. Il passaparola è un meccanismo eccezionale: se parte è inarrestabile. La notorietà è evidentemente un dato molto forte. L’investimento di marketing è un aiuto alle vendite, ma può essere anche troppo oneroso in caso di flop.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Abbastanza. Perché l’offerta di volumi in libreria è altissima. Farsi notare quando si cerca di emergere è necessario. A forza di prenderlo in mano qualcuno lo compra. Può servire all’inizio, ma se il libro non piace non verrà consigliato in seguito.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Non ci sono preclusioni ai libri sperimentali. A volte qualcuno presenta dei libri etichettandoli così, ma alla fine sono solo bizzarrie. Gli scrittori non possono scrivere solo per se stessi e devono desiderare di essere letti. Se il libro non arriva alla gente c’è qualcosa che non va.

Marco Vicentini (Editore Meridiano Zero)

Come fa un autore a pubblicare i propri scritti?
È differente se si propone il manoscritto alla casa editrice grande o alla piccola. Per la grande è bene se viene presentato da agenti letterari o da persone note alla casa editrice. Per la piccola deve informarsi se la casa editrice riceve manoscritti e poi casomai inviarli. Una consiglio: non mandarlo a casaccio; è necessario scegliere a seconda della linea editoriale della casa editrice.
Quanto rimane in circolazione un libro dopo essere stato pubblicato?
In media un mese. Il libro può essere venduto al pubblico solo se viene mostrato di faccia sui banconi della libreria e all’incirca dopo un mese le librerie ricevono le novità da tutti gli editori che sostituiscono l’invio precedente. Quindi i libri del mese precedente vengono archiviati a scaffale. Ergo le vendite diventano inesistenti.
Sfatiamo il mito dello scrittore a tempo pieno. C’è qualche scrittore in Italia che vive della propria penna?
Lo 0% (0,01%) degli scrittori può campare dei propri libri.
Che differenza c’è tra una casa editrice grande e una piccola?
La casa editrice grande dà la priorità a tutte le istanze commerciali; la piccola cerca di equilibrare quelle commerciali e quelle culturali.

Tommaso Piccone (Editore Bietti)

Come funziona la distribuzione?
L’editore fornisce al distributore la scheda del libro che andrà a pubblicare. Con questa scheda il distributore va dal libraio e gli dice: “Guarda, tra i 30 titoli che questo mese ti propongo c’è anche il titolo che Pinco Pallino farà uscire con la collana saggistica”. Il libraio, considerando le possibilità di vendita, decide cosa acquistare e cosa no e quante copie della stessa opera. Questo per una mera questione di spazio e per la distanza temporale della resa, la quale presuppone dei costi. In conclusione si vende solo ciò che vende.
Quante copie vende un buon libro di una piccola-media casa editrice?
Dalle 800 alle 1200 copie. Sotto le 500 copie è un flop.

Francesco Pedicini (Direttore di produzione Fazi editore)

Come scegliete i titoli? È necessario passare attraverso la cernita di agenti letterari?
Bisogna passarci necessariamente. Solo nel caso d’inediti italiani si può bypassare l’agente (di solito gli emergenti non ne hanno uno).
Pubblicate anche a pagamento?
Assolutamente no. Riceviamo tra i 20 e i 30 manoscritti al giorno e vengono tutti letti e viene data una risposta, negativa o positiva che sia.
Quanto peso ha la distribuzione sul costo finale di un libro?
Intorno al 52%.
Su cosa si è buttata l’editoria negli ultimi anni?
I fenomeni degli ultimi anni sono i libri young adult, tipo Harry Potter o Twilight.
Pensate che gli e-book possano avere un futuro?
No. L’e-book non avrà un futuro poiché siamo ancora attaccati al bene materiale. Ci piace sfogliare il libro, tornare indietro alla pagina precedente.
Quanto contano titolo e copertina in un libro?
Il titolo 10%, la copertina 30%.

Grazia Rusticali (Editor Piemme)

In che modo promuovete i vostri libri?
Tramite l’ufficio stampa per le recensioni, le segnalazioni sulle presentazioni e tramite l’ufficio marketing con pubblicità svariate e web-marketing (siti, banner). E ovviamente con tutta quella che è la promozione sul punto vendita (espositori, cartelli, segnalibri). Adesso, per quanto riguarda il web, stiamo cercando di utilizzare i social-network (Es. Facebook) per capire come arrivare ai lettori tramite questi fenomeni nuovi.
C’è una collana particolare su cui puntate per la vendita?
Inizialmente c’è una prima pubblicazione dell’opera in quella che viene chiamata l’edizione trade; dopo un periodo passano in edizione economica. Da questo punto di vista esiste la collana dei Piemme best seller, in cui finiscono i titoli destinati a rimanere in catalogo.
Quanto sono importanti il titolo e la copertina in un libro?
Moltissimo. Fondamentali. Rappresentano il primo impatto con il lettore.
Siete aperti nei confronti dei libri sperimentali? Come li valutate? Il mercato è chiuso nei confronti delle innovazioni?
Ogni volta bisogna valutare in base alla nostra produzione e al nostro catalogo. Cerchiamo di provare qualche strada nuova.

Cristiano Armati (Editore Purple Press)

Come scegliete i titoli? È necessario passare attraverso la cernita di agenti letterari?
In alcuni casi lavoriamo con gli agenti letterari, semplicemente per quanto riguarda gli stranieri. Gli italiani tendiamo a trovarli noi.
Pubblicate anche a pagamento?
Assolutamente no. Siamo contrari, non è il nostro modo di fare editoria. Se pubblicare a pagamento significasse rinunciare alla qualità, finiremmo per danneggiarci da soli, in quanto la qualità è proprio ciò a cui bisogna mirare.
Su cosa si è buttata l’editoria negli ultimi anni?
Io credo che l’editoria abbia sempre cercato di concretizzare i desideri e le passioni presenti nell’immaginario collettivo. Proprio questo è ciò che bisogna continuare a fare: interpretare l’immaginario collettivo e dargli voce attraverso la carta stampata.
Pensate che gli e-book possano avere un futuro?
Penso di sì, ma non a discapito dell’oggetto cartaceo.
Quanto contano titolo e copertina in un libro?
Sono la cosa più importante. Al titolo e alla copertina si affida il compito fondamentale di sintetizzare e rappresentare il contenuto stesso del libro.