di Marco Sigismondi


L'ultima nota di Ludwig Van BeethovenIl mondo lo stava aspettando e lui lo sapeva, occhi e orecchie puntate su di lui. Vienna, 1824. Un’ultima sinfonia. Il mondo aspetta, ascolta e promette: immortalità.
Beethoven diresse la prima della sinfonia che sarebbe rimasta nel cuore di tutti, amanti della musica e non. Un vecchio schiacciato dalla vita e dalla sua stessa sordità allora totale: un genio. Recentemente si sta tendendo un po’ a screditare l’opinione collettiva della Nona come capolavoro, anche alla luce del debutto cinematografico di Alessandro Baricco con Lezione Ventuno, film che considera l’opera come una tra le più sopravvalutate della storia. Discernere la verità è cosa piuttosto complicata ma in questo arduo compito ci viene fortunatamente in aiuto Maurizio Gabrieli, docente di Composizione presso il conservatorio Santa Cecilia di Roma. Mi spiega la difficoltà che ebbero i compositori post-Beethoveniani di rapportarsi con la sua opera e il senso di incapacità che avvertirono nel proseguire la scrittura di un lavoro sinfonico qualunque dopo l’ascolto e l’analisi della Nona Sinfonia. Un’opera maestosa, complessa, lucida e travolgente che chiuse il sipario su un artista ritenuto ai suoi tempi “troppo originale” e quindi spesso incompreso. Può sembrare che i tempi ancora non siano maturi per comprenderlo pienamente, o forse è un problema di cultura. Ed ancora una volta, il professor Gabrieli, mi spiega: “mi piacerebbe citarle un ultimo libro: Le sorgenti della musica di Curt Sachs (Bollati Boringhieri, 1979). In questo testo, l’eminente etnomusicologo cita un incontro con un musicista albanese al quale viene fatta ascoltare la musica di Beethoven. Il suo commento è: “Lepo ali presprosto”, che dovrebbe voler dire “bello, ma troppo semplice”. Cito questo esempio per dire che i valori della musica non sono assoluti ma assolutamente soggettivi, in quanto si adattano alla sensibilità ed alla cultura di chi ascolta e può capitare che quello che per una società (o per un singolo individuo) sia un capolavoro, per un’altra sia “troppo semplice” oppure “incomprensibile”.