di Isabella Costerman


Nella musica, così come nel cinema, nel teatro e nella danza, si sta diffondendo un fenomeno chiamato “fusion”, che consiste nel miscelare diversi stili alla ricerca di un rinnovamento che a volte si fonda su tradizioni già radicate. Sempre di più l’Occidente attinge dall’Oriente, pozzo ricchissimo di storia e tradizioni, ed è così che è nata per esempio la musica New Age, che prende in prestito dall’India alcuni canti religiosi chiamati bajan (preghiere cantate e suonate) per reinterpretarli e mescolarli ai suoni della natura, arrivando a creare musiche dall’atmosfera spirituale. Al contrario, il cinema indiano vorrebbe creare un’industria simile a quella americana; così, per citare Hollywood, è fiorito e prospera a Mumbai lo stile Bollywood. Milioni sono i film prodotti ogni anno, tutti caratterizzati, oltre che da trame semplici e sentimentali, da una particolarità: la presenza della danza e della musica. In effetti, queste arti fanno parte della grande tradizione culturale dell’India, Paese che spicca per la sua capacità di fondere le tradizioni, al fine di creare contesti, situazioni e linguaggi moderni. A tal proposito, non tutti sanno che le danze rappresentate in questi film attingono alle danze classiche indiane. In particolare si basano su discipline molto antiche, come la danza Kathak, tipica del nord dell’India, conosciuta in Occidente per il suo legame con il flamenco (si dice che la danza spagnola abbia avuto origine dalla fusione di danze gitane indiane). Ma un’altra fonte per i balletti Bollywood è la danza Bharata Natyam, uno stile classico che si sta diffondendo sempre più in tutto il mondo. Si tratta di una forma di teatro danzato e cantato in cui le azioni mimiche non sono lasciate al caso o all’invenzione degli attori, ma sono fissate da un testo o partitura. Questa danza ha, secondo il mito, un’origine divina e si è sviluppata all’interno del Tempio più di 2000 anni fa, come strumento di comunicazione tra la divinità e il popolo. Alcune fanciulle venivano offerte al Tempio e diventavano devadasi, cioè danzatrici sacre che si dedicavano al canto, alla musica e alla danza. Attraverso queste arti rivelavano al popolo le storie della mitologia indù, trasferendo gli insegnamenti dei Veda (i testi sacri dell’Induismo). La danza Bharata Natyam che si studia attualmente è frutto di un recupero della tradizione compiuto all’inizio del XX secolo grazie alla studiosa e danzatrice indiana Rukmini Devi che, attraverso un attento lavoro con importanti maestri depositari di quest’arte, ridefinì la disciplina. È un’arte complessa e regolata da una tecnica molto rigida, che richiede lo svuotamento della mente. Esattamente come per la meditazione, tanto da essere definita “yoga in movimento”.


Per informazioni su spettacoli e scuole di danze indiane in Italia: www.danzeindiane.com