di Marco D’Amelio

Le dinamiche si instaurano tra bene e male, confine notoriamente sottilissimo. Questa è la principale tematica di questo splendido noir diretto da Orson Welles. Il titolo originale, certamente migliore e maggiormente esplicativo è Touch of Evil, Il tocco del diavolo. Il diavolo in questione è il capitano Hank Quinlan, interpretato dallo stesso Welles, poliziotto di dubbia moralità che si veste da burattinaio per giostrare l’evolversi della sua sfida con il poliziotto messicano Vargas, interpretato da Charlton Heston. Vargas è un esperto segugio dell’antidroga ed è in viaggio di nozze con la moglie, interpretata da Janet Leigh, negli Stati Uniti. La trama, ispirata ad un mix di alcune tragedie shakespeariane, è solo un pretesto per scandagliare il complesso animo di un uomo che in ogni sua azione è subdolo e quanto mai scorretto. A fare da corollario al rapporto tra i due poliziotti ci sono un’infinita serie di personaggi misteriosi tra i quali spicca quello della chiromante interpretata da una matura Marlene Dietrich. Le scelte registiche sono insolite, proprio perché l’idea non è quella di un film di narrazione ma di una pellicola che ricorda più un saggio di psicanalisi: inquadrature sghembe, infiniti piani sequenza cambiamenti di fuoco da un soggetto ad un altro utilizzando costantemente una focale molto corta. La scelta di un bianco e nero madido di grana e con tonalità estremamente profonde rimandano proprio alla scelta  di Welles di raccontare quel lato scuro e imperscrutabile del capitano Quinlan. Il film fu letteralmente stravolto in fase di post produzione dalla Universal poiché  riteneva che così com’era, con infiniti dialoghi e una trama fittissima, il film non sarebbe risultato appetibile al pubblico americano; negli ultimi anni è stata però riproposta la pellicola senza tagli, esattamente coma l’aveva pensata Orson Welles.