Come e quando nasce la passione per i burattini da parte della famiglia Ferraiolo?
In fine ’800 il mio bisnonno, mentre camminava nella villa comunale di Napoli, vide un signore che faceva le “Guarattelle” (il burattino antico, composto da una testa di legno scolpita e un pezzo di stoffa). Una di queste due era appunto Pulcinella. Questo signore faceva solo danzare o picchiare tra di loro i burattini. Con la “pivetta” (piccolo pezzo di plastica da mettere in bocca, vicino alla gola, per modulare il timbro vocale) dava la voce a Pulcinella. Il mio bisnonno, riprendendo l’idea di questo artista ambulante, cercò di riproporre gli spettacoli sperando di migliorarli. Creò quattro farse, prendendo come riferimento la vecchia commedia dell’arte napoletana. Attraverso le commedie di Goldoni e Scarpetta (padre di Eduardo De Filippo) ha creato i burattini attuali. Costruì un carretto con tre ruote trascinandolo da un paese all’altro per sopravvivere tramite la rendita di modesti spettacoli. Poi ci fu la seconda guerra mondiale e dovette smettere. Due anni dopo mio nonno Francesco e suo fratello Salvatore hanno ripreso l’attività e hanno scritto 18 farse che ancora oggi noi rappresentiamo in tutta Italia.

Per i vostri spettacoli preferite utilizzare i personaggi della tradizione o siete più orientati verso l’innovazione? Avete mai dato vita a nuove figure?
Essendo gli unici a rappresentare la vecchia commedia dell’arte non vogliamo contaminare troppo le trame con nuovi personaggi, pur avendone reinventati due per alcune sceneggiature. In Pulcinella e Sandokan, Sandokan fu utilizzato in uno spettacolo con effetti pirotecnici in cui incontra Pulcinella che lo aiuta a salvare il padroncino rapito. Pulcinella naturalmente non si muoverebbe mai dalla sua carissima Napoli, quindi è Sandokan che tramite una magia compare nella città partenopea. Il secondo personaggio reinventato è Babbo Natale in Pulcinella, Babbo Natale e il flauto magico. Non è stato facile accostare questi due personaggi a Pulcinella, ma lo abbiamo fatto su richiesta dei bambini.

Quali sono gli espedienti utilizzati nei dialoghi per stimolare il riso?
In pratica la nostra base principale per far ridere le persone è Pulcinella che, facendo finta di non capire ciò che gli viene detto, riesce a prendere in giro tutti, comprese le autorità e le persone più colte di lui; come ad esempio nella storia in cui Felice Sciosciammocca, il plurilaureato intellettuale dei burattini, esce dall’ospedale in preda alla fame più feroce e, recatosi alla casa dove Pulcinella è responsabile della cucina, riceve del cibo dalla sua padrona. Ma Pulcinella gli impedisce di mangiare le polpette offerte tramite indovinelli dove si dimostra più furbo del malcapitato.

Considerate necessario l’inserimento di una morale all’interno dei vostri spettacoli?
La morale è necessaria e sempre positiva. In tutti gli spettacoli vince sempre Pulcinella, dietro la cui maschera da classico furbone c’è un cuore estremamente sensibile. Pulcinella incarna il bene assoluto e universale.

Chi si occupa della scenografia?
Tutti gli oggetti utilizzati (fucile, sciabola, bastone, accetta, sedie, tavolo, scarpe, scopa, pennello gigante, cappelli particolari) sono realizzati artigianalmente da noi che con la cartapesta creiamo anche i burattini. Il letto ad esempio è costituito da un piccolo materassino, un soffice lenzuolo e un grazioso cuscino cuciti da mia madre. Al contrario gli sfondi sono dipinti da un pittore, il quale traspone su tela i particolari necessari alla narrazione della commedia. Abbiamo oltre 42 scenari diversi: bosco, cimitero, piazza di paese, camera nobile e camera di castello, cantina, veduta Napoli (si vede il mare a destra e il Vesuvio a sinistra), ecc.

Qual è il target cui mira uno spettacolo dei fratelli Ferraiolo?
Il nostro spettacolo è adatto per i bambini dai due ai novant’anni. Lavoriamo con il 70% del pubblico adulto, perché ci sono parecchie battute comprensibili solo per loro e soprattutto perché il significato recondito dei nostri spettacoli è compreso solamente dal pubblico maturo.

Quali sono le difficoltà che deve affrontare chi si accinge a divenire un maestro burattinaio?
Forse noi saremo l’ultima generazione di burattinai. I motivi sono vari: non abbiamo sussidi o sovvenzioni da parte di nessun ente, abbiamo grosse difficoltà burocratiche, gli spazi per lavorare sono diminuiti e la concorrenza, non di burattinai ma di altri commercianti e ambulanti, si è fatta asfissiante. I contratti con gli enti sono diminuiti del 70%. Inoltre noi lavoriamo con un pubblico non agiato e quindi i guadagni sono ridotti all’osso causa la crisi. Le tasse sono aumentate e il bilancio va in rosso. Io continuerò finché le forze mi permetteranno di continuare, finché tornando a casa troverò il piatto in tavola. Ma per ora e da sempre la forza più grande me la danno le risa di milioni di bambini che attraverso i miei spettacoli si divertono fino all’inverosimile: ciò colma il mio cuore di gioia e mi dona la volontà per continuare.

Come finiscono i vostri spettacoli?
Di solito, alla fine della commedia c’è sempre un personaggio che chiede a Pulcinella: “Sei contento di come sono finite le cose?” e lui risponde: “Sì, sono contentissimo, ma lo sarei di più se avessi il perdono e un applauso da questo rispettabile pubblico”. Un finale molto particolare, ereditato dal Goldoni, consiste in Pulcinella che non ha più un soldo né un mobile a causa di Felice Sciosciammocca, il quale ricevendo un lascito ne dona una parte a Pulcinella e a questo punto gli chiede “Vuoi dare superbia anche al pubblico ora che sei ricco?” e lui dice rivolgendosi prima a Felice, poi alla fidanzata di lui e infine al pubblico: “Un momento, non prendiamo equivoci, questi signori nu’ stann’ miscate ‘n miezz’ a ‘sta mazzamm’. Pe’ te songo ‘nu principe, pe’ te so’ ‘nu signor, ma per questo colto pubblico sono un umile servitore”. E a questo punto si chiude il sipario.