Chi sono i Betty Poison e come è nato il vostro gruppo?
I Betty Poison sono tre dismorfofobici che attraverso la musica riescono a sconfiggere i loro demoni e a potersi finalmente guardare allo specchio. Siamo nati come Betty Ford Center, che è il nome di un centro di disintossicazione per miliardari fondato da Betty Ford, la vedova dell’ex presidente americano. Questo proprio perché ci piaceva il contrasto tra lo sfarzo e i lustrini hollywoodiani di questi “tossici di lusso” e il marcio che ogni patina dorata spesso nasconde. Abbiamo dovuto rinunciare al nome Betty Ford Center perché, in seguito ad un incremento internazionale di visibilità da parte della band, abbiamo subito un’inibitoria legata all’uso del nome, sia su myspace che su youtube. Per prevenire ulteriori grane abbiamo quindi preferito cambiarlo e adesso siamo i Betty Poison.

Qual è il vostro stile musicale?
Il nostro stile è stato influenzato da moltissimi ascolti, anche se poi ha preso una direzione assolutamente originale. Sicuramente abbiamo tutti amato molto il rock anni ’90, i Nirvana, gli Smashing Pumpkins e gli Hole, con cui peraltro abbiamo avuto la fortuna di dividere il palco, a febbraio di quest’anno. Ma amiamo anche molte altre cose diversissime tra loro: Siouxsie and the Banshees, David Bowie, Lou Reed and The Velvet Underground, Nina Hagen, Dresden Dolls, Pj Harvey e molti altri.

Cosa potete raccontarci del concerto con gli Hole?
Il concerto con gli Hole è stato un’esperienza meravigliosa, considerando peraltro che sono stati proprio loro a sceglierci e a spendere bellissime parole sulla nostra band e che almeno due membri dei Betty hanno vissuto il foxcore come un importantissimo passaggio della loro formazione musicale. Avevano anche comprato i biglietti per quel concerto, senza sapere che alla fine avrebbero diviso il palco con miss Courtney Love in persona! La serata è stata stupenda, ci abbiamo messo tutta la passione possibile, la gente cantava le nostre canzoni e l’impatto emotivo è stato davvero potente… indimenticabile.

Come vi presentate in scena, di solito, ai concerti?
Sul palco trasferiamo la nostra fondamentale natura, primitiva per quanto riguarda la cantante, che spesso si presenta completamente coperta di scritte rosso fuoco dalla valenza “rock-totemica”, mentre il batterista e il chitarrista oppongono un’eleganza naturale assolutamente total black…

Quest’anno avete intrapreso un tour in tutta Europa.  Raccontateci com’è stato.
È stato meraviglioso, abbiamo suonato ovunque, Germania, Francia, Belgio, Austria, Bulgaria, Rep. Ceca…, spesso scoprendo che già ci conoscevano e riscuotendo ovunque calore e gratificazioni. Non è stato il nostro primo tour internazionale e non sarà di certo l’ultimo, ma ogni volta proviamo le stesse emozioni e ci commuoviamo di fronte alle stesse cose: scoprire mille paesaggi e sentirci sempre a casa, confrontarci con mille diverse tipologie di pubblico e realizzare che quando si crea quella particolarissima alchimia che unisce un artista a chi lo ascolta, la magia è sempre la stessa. Fondamentalmente siamo dei nomadi. Dei “nomadi sonici”.

So che state girando un video…
Abbiamo appena finito le riprese di un bellissimo video prodotto dalla Minimal Cinema e diretto da Claudio Romano e Mauro John Capece, con l’apporto fondamentale di Elisabetta L’Innocente, di Tiziana Porrazzo e Maura Narcisi. Questo video tradurrà in immagini la dissacrazione feroce del modello Paris Hilton, senza risparmiare forti contrasti e scene poco adatte ai perbenisti e ai profeti del glam. Vi invitiamo a visionarlo a breve su youtube e molti altri canali…

Perché fare un video contro Paris Hilton sapendo che questo contribuirà a metterla in luce? Non è forse l’utilizzo di una star del grottesco per garantirsi un rimbalzo mediatico immediato?
Paris Hilton è già visibile, perché è il simbolo del nulla generalizzato rumoroso e prepotente che s’impone a tutti, anche a chi non vorrebbe neanche sentirne parlare. La nostra pelle ispida reagisce alla stupidità e alla volgarità che Paris Hilton rappresenta, trasudando acido muriatico e contrappone al “pornoconformismo” la “pornoanarchia” del modello Betty. Volendo infine fare una precisazione, il brano “Paris Hilton up your ass” è stato ispirato non direttamente dalla bionda e vacua ereditiera, ma da una top model che Lucia (la cantante) ha avuto modo di incontrare e conoscere e che considerava miss Hilton un importantissimo modello di riferimento. Povero mondo!

I vostri testi rimandano spesso a un senso di malessere. Potete spiegarci dove ricercate l´ispirazione per le liriche?
I nostri testi sono la diretta emanazione della nostra vita, ma sono tecnicamente partoriti dalla melodia, che ne determina il peso, l’altezza, le caratteristiche generali. Diciamo che sono figli di un suono e riflesso di un abisso biografico fatto di slabbrature, incisioni, lividi e lampi.

Molti gruppi italiani tendono a snobbare il pubblico di casa nostra in favore di quello straniero. Come vi trovate col pubblico italiano?
Noi ci troviamo benissimo con il pubblico in generale, sia straniero che italiano, forse perché lo rispettiamo e lo amiamo sopra ogni cosa, ritenendolo la fonte prima e ultima del nostro respiro artistico e professionale, e probabilmente questa cosa arriva. Nel caso di gruppi magari più noti all’estero che in patria, mi sento di dire che non credo ci sia qualcuno che snobbi il pubblico italiano in favore di quello straniero. Semplicemente una band suona dov’è chiamata a suonare, e se alcuni gruppi riescono a farlo esclusivamente all’estero vuol dire che solo lì è data loro la possibilità di esprimersi e realizzarsi.

Il concerto più bello che ricordate?
Da quando la band si è formata, nel 2005, non ci siamo mai fermati. Di concerti belli ne ricordiamo a dozzine, ognuno speciale a suo modo, ognuno con la sua unicità e col suo bagaglio di ricordi. A parte l’apertura agli Hole, possiamo, pescando tra i tanti, ricordare il concerto tenuto a L’Aquila quest’anno, che ci ha commosso per il calore e la profondissima dignità di una popolazione colpita da una vera tragedia e tuttavia pronta a ricominciare con forza e coraggio, comunicandoci un’energia che raramente ci capita di incontrare. Meravigliosi. Ricordiamo poi un concerto a Friburgo, in cui un foltissimo pubblico, letteralmente invasato, non ha fatto altro che pogare e rotolarsi a terra durante la nostra esibizione. Praticamente un “baccanale”. E poi a Reims, in Francia, quando la cantante ha lanciato ripetutamente profilattici al pubblico durante una serata pro-sesso sicuro organizzata dalla militanza gay francese. Ma potremmo citare mille altri episodi.

Dai tempi delle band “scoperte nei locali di provincia” è passato molto tempo. Oggi le nuove tecnologie e i mezzi di comunicazione globale hanno segnato molto profondamente il modo di emergere e farsi conoscere delle band. Cosa ne pensate di questo nuovo modo di fare musica?
Ne pensiamo tutto il bene possibile, siamo sempre a favore dell’uso intelligente di ogni nuovo strumento generato dal progresso al fine di ingrandire il paniere di opportunità, di cui può concretamente disporre chi fa musica. Non rimpiangiamo affatto i tempi in cui, per farsi notare, si spediva il materiale in giro alla cieca o ci si affidava alla chimera dello “scouting ex machina”. Myspace, youtube e i nuovi social newtworks hanno cambiato la vita di chi suona musica inedita e hanno permesso a molti di evidenziarsi e farsi ascoltare nel mondo, ricevendo spesso feedback fondamentali e oggettive possibilità di trasformare una passione in una professione.

Progetti per il futuro?
Solo e sempre uno: vivere su un palco.


Gentilmente concessa da Betty poison4night italian.5 a cura di Marco Fioramanti, Anton Perich, manager Betty L’innocente.