di Luca Torzolini

Conobbi un giovane ragazzo molti anni fa a Roma, nel quartieri di Prati e già allora mostrava un’interesse particolare nei confronti della poesia, della musica e della narrazione per immagini. Quest’interesse lo ha portato a studiare, a viaggiare, immergersi in altree culture e in altre lingue ed oggi lavora come regista, attore e rapper. Mario Orazio Ruvio è uno di quelli che non ha mollato, visualizza uno scopo e lo insegue come dovrebbero fare tutti quelli che dentro hanno un grande sogno.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle scuole straniere di acting? Secondo te sono superiori a quelle italiane? Perché?
Dal momento in cui non ho mai studiato recitazione in una scuola italiana non mi posso permettere di dire molto a riguardo. Comunque ritengo che le scuole di recitazione in America siano più prestigiose di quelle italiane per un semplice fatto, il budget. Dal momento che questo e’ un paese ricco le scuole sono meglio organizzate, ti fanno studiare nel dettaglio materia per materia in maniera molto specializzata e hanno gli spazi ideali per far si che gli attori possano imparare, studiare e – più importante di tutto – recitare.  Io nella mia esperienza all’American Academy Of Dramatic Arts, ho imparato molte cose che non avrei mai fatto se fossi stato in Italia. Abbiamo imparato a ballare il Jazz, il Charleston, Il Valzer. Ci hanno insegnato come ballare le danze di corte che si facevano nel 1200, 1300 di fronte al re. Avevamo 6 classi a semestre suddivise tra Acting, Voice & Speech, Movement, Theatre History, Shakespeare, Stage Combat, Audition e molte altre. Questa scuola ci ha preparato e insegnato tutto riguardo la recitazione con metodi nuovi come Misner, Alexander technique e molte altre. Ma verso la fine dei 2 anni ci hanno insegnato anche come fare le audizioni per come lo standard Hollywoodiano richiede. Insomma uno studio della recitazione fatto a 360 gradi. Come ogni attore dovrebbe. In Italia purtroppo questa possibilità non esiste per colpa della nostra corruzione, della nostra non volontà di investire sui giovani e sull’arte e per colpa di un paese governato da persone vecchie senza sogni e aspettative per il futuro e senza rispetto per i posteri che dovrebbero avere l’ardua sentenza.

Cosa pensi della situazione attuale del cinema hollywoodiano? Tornerà un nuovo Kenneth Anger?
La situazione attuale del cinema hollywoodiano oggi Venerdì 28 Agosto 2020 e’ a terra, ma secondo me anche prima del Covid. Tranne chi vive nell underground e pochi registi famosi come Christopher Nolan a mio avviso e  Bong Joon-ho sono gli unici che a mio avviso cercano di produrre e creare film nuovi che nessuno ha mai visto, poiché tutti gli altri continuano a fare gli stessi film, le stesse idee, ed e’ come se ci fosse una saturazione di progetti dove e’ difficile trovare quelli che hanno veramente valore. Lo stesso Kenneth Anger è stato descritto come “uno dei primi registi americani apertamente gay, e certamente il primo il cui lavoro ha affrontato l’omosessualità in modo palese e auto-implicante”, e il suo “ruolo nel rendere la cultura gay visibile all’interno del cinema americano, commerciale o altro è assoluto”, con molte pellicole rilasciate prima della legalizzazione degli atti omosessuali tra adulti consenzienti negli Stati Uniti. Ci vorrà del tempo prima di vedere qualcuno come lui.

Quanto le tue radici europee hanno influenzato il tuo modo di fare cinema?
Totalmente. Specialmente l’istruzione classica che ho ricevuto grazie al liceo classico. Tutte le tragedie greche e romane, le opere latine, la storia, la filosofia che ho studiato con passione e impegno mi hanno permesso di pensare in maniera ampia con un ampio sguardo d’insieme e di conoscere l’arte e da dove tutto deriva specialmente le parole che oggi giorno usiamo derivano tutte dal greco antico. Questa conoscenza e’ stata in un certo senso il mio potere qui in America e nel mio percorso da artista e attore. Il classico ha influenzato il mio modo di pensare e di pensare da solo e questo senza dubbio e’ la benzina che permette a me di fare cinema con un messaggio, un senso e un piacere. Gli americani non sono colti come chi vive in Europa. Chi vuole diventare colto in America lo deve fare da solo poiché altrimenti nessuno ti insegna le arti classiche con la stessa passione che avrebbe uno in Europa. In aggiunta il fatto di essere romano, nato a Roma, mi ha permesso di portare la bandiera italiana all’estero e far vedere tutta la nostra bellezza e non parlo di quella fisica degli italiani ma della cultura, del modo di pensare, di essere e di vivere. Poiché chi e’ nato e vive in Italia sa che il nostro e’ un piccolo paese ma che fa invidia a tutto il mondo per la numerosità di ciò che possediamo: dal sole, al modo di mangiare fino a quello di comportarsi con le persone. Insomma nella botte piccola ci sta il vino buono e il vino buono ha un gusto particolare. E spero che lo stesso si possa dire di me.

Il tuo vivere il cinema come regista che vantaggi ti ha dato per la tua carriera da attore?
Ti ringrazio della domanda poiché me ne ha dati molti. Quando decisi di diventare un attore e studiare per farlo, pensai di studiare due lauree insieme, diciamo. Regia e Recitazione per Teatro e Film. Io in quel momento ho capito che per poter diventare un grande attore come i miei idoli, dovevo avere ben impresso in mente come funziona tutto attorno a me e non solo la recitazione. Quindi dissi a me stesso: “Mario per poter diventare uno degli attori più bravi del mondo devi sapere come si fanno tutti gli altri lavori intorno a te per sapere non solo come si fa quella professione ma conoscere le ansie e i pensieri che ogni lavoro provoca nella persona che lo sta facendo”. Insomma già da lì  dissi a me stesso che mi dovevo immedesimare negli altri prima di farlo in me. Come un attore che interpreta delle parti, io ho cominciato a vestire i panni delle persone che da quel momento in poi avrei avuto sempre al mio fianco. Dunque ho fatto Script Writing, Set design, Producing, AD, PA, Cinematographer, Editor e Director. Questa è stata come una luce nel buio. Fare tutti quei lavori durante l’Università mi ha permesso di vedere le cose da diversi punti di vista letteralmente come vedere una scena di un film da molte angolature diverse. Così io imparai nello specifico le tempistiche e le responsabilità che ogni lavoro aveva e come si differenziano tra di loro. Insomma adesso quando recito sono molto più consapevole di quello che mi succede intorno, rispetto a quanto potessi esserlo prima. Adesso so come facilitare il lavoro degli altri con la mia performance e con cose semplicissime come avere pazienza, dare il profilo giusto, non muoversi troppo una volta che l’inquadratura è stata costruita, capire come puoi muoverti a seconde di quale obiettivo viene usato. La velocità con cui da attore devo camminare o correre, mentre la scena viene riprese, insomma dettagli di mestiere che se conosciuti e tenuti d’occhio possono facilitare il lavoro di tutti e permettere al regista di andare avanti e perdere tempo nel creare e non nel discutere o rifare perché qualcuno non ha sentito o non sa come muoversi.

Ti preferisci come attore o come regista?
Attore.

Come affronti i personaggi da interpretare?
Dipende. Ma nell’accademia ci hanno insegnato a fare una biografia del personaggio molto dettagliata anche se il copione per l’audizione è di mezza pagina. La biografia consiste nello scrivere in prima persona e non in terza, per sentirsi immediatamente  il personaggio e cominciare a pensare come lui. Scrivere come ti chiami, da dove vieni, immaginare il tuo passato, la tua infanzia, e scriverla come se stessi raccontando una storia di quando eri piccolo. Cominciare a metterci il tuo e renderlo il vostro.  Inoltre nella biografia vanno fatte tre colonne: una dove metto le SIMILARITIES con il personaggio ad esempio abbiamo tutti e due i capelli neri, o abbiamo tutti e due 26 anni. Nella seconda vanno le DIFFERENCES ovvero le cose che io e il personaggio non abbiamo in comune, come ad esempio, io vengo da Roma e il personaggio da qualsiasi altra parte del mondo. O come io sono figlio unico e magari il personaggio e’ un fratello di qualcuno. Nella terza e ultima colonna  vanno i CONNECTORS ovvero le cose che mi mettono in relazione  al personaggio come per esempio se il personaggio e’ più vecchio di me un CONNETTORE  a riguardo può essere che a me hanno sempre visto  più grande di quello che ero.
Comunque un errore che molto attori, alle prime armi, fanno e’ farsi la domanda sbagliata.
“Arresting performance by an actor is not a matter of style or rehearsal, but of self-knowledge and an inescapable desire for complete personal exposure. That compulsion for public emotional nakedness drives the actor to ask not, “Who must I become to create the character?” but to ask, “Who does the character become because I play it?” Cit Laurence Oliver.

Cosa ne pensi del metodo Stanislavskij?
Interessante. L’ho provato, mi e’ piaciuto. Ma adesso e’ superato. Mi trovo bene con Misner e altre tecniche che se le dico non hanno più valore e quindi perdono l’effetto così tanto da far si che poi io non le possa più usare, quindi chiedo scusa ma non posso rivelarle.

Cosa ti colpisce solitamente in un copione?
La descrizione del personaggio, quando vieni inserita. Le battute e come sono scritte. E soprattutto le sezioni cancellate quando faccio un audizione. Sono le parti più importanti poiché anche se non vanno inserite nel self-tape sono di fondamentale importanza per capire il mood della scena.

Cosa ti fa scegliere di proporti per un film?
Dipende, a volte vado per type, ovvero vado per quello che sembro, il famoso type casting. Altre volte invece mi propongo perché credo di poter dare qualcosa di unico a quel personaggio. Ma spesso non funziona così. Sarebbe un sogno fare il ruolo che vuoi

Che differenze ci sono tra il fare cinema in Italia, in Europa e in America?
Come ho detto precedentemente i soldi sono un gran fattore. In Italia siamo artist nati, con un senso dell’arte diverso da tutto il mondo e la storia parla per noi. Il peccato e’ che avendo così tanti artisti di talento nessuno riesce a fare quello che vuole fare come vorrebbe farlo. L’Italia sta sempre 10 anni indietro rispetto a tutti. Per L’Europa il discorso e’ un po diverso poiché come stiamo vedendo ormai da un po di anni gli attori più bravi escono fuori soprattutto dall’Inghilterra e non dall’America. Il Regno Unito a mio avviso e’ primo in classifica per intenderci. Anche la Germania e la Francia stanno molto più al passo con i tempi di noi italiani. Per intenderci l’Europa non produce il classico film americano, lo fa in modo molto più originale. Comunque in America non tutto e’ negativo. Le produzioni sono maggiori, dove tutto e’ pi grande dal set, al casting, agli attori e così via. Lavorare su un set in America non equivale a nessun altro set nel mondo. Da attore, bisogna capire quali sono i lavori giusti da prendere e quali da scartare, indipendentemente da dove siano girati.

 

Cosa ti gratifica di più nella recitazione?
Il fatto di essere libero, di sapere che l’unico limite che ho e’ l’immaginazione. La consapevolezza di sapere  che ciò’ che faccio e’ finzione non esiste o per meglio dire il lavoro di noi attori consiste nel risolvere problemi fittizi di personaggi fittizi, un po lo stesso modo in cui noi umani stiamo affrontando il problema del riscaldamento globale.  Un’ altra cosa che mi gratifica e’ che non lo sto facendo per me ma per l’altro. Il mio acting partner e per il pubblico che guarda. Non si può dare senza qualcuno che riceve. O meglio quando si da con amore anche per la propria professione, e’ impossibile non ricevere qualcosa indietro poiché amore no rifiuta amore. Dante lo dice nella divina commedia. “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.” La sensazione che si prova quando ad esempio il pubblico a teatro ride sulla tua battuta, o quando hai un momento serio tutto il teatro e’ muto e la tensione si potrebbe tagliare con un coltello, oppure quando su un set fai un take e lasci tutta la crew di stucco, queste sono delle emozioni indescrivibili, dove una volta sentite sono come una droga, un fuoco che ti pervade e che non puoi più farne a meno. Come se fossimo dei mostri che si nutrono di emozioni, reazioni e sensazioni. Se lo psicologo e’ il dottore della mento l’attore e’ il dottore dell’anima.

Come sei arrivato al rap?
Grazie all’inglese e alla necessità di esprimere dire la mia a mio modo in un epoca dove la comunicazione diventa sempre più estinta giorno per giorno e l’omologazione e’ diventate il vestito preferito da mettere per tutti. La necessità di avere un’identità mia e non degli altri fatta dagli altri.  L’Hip Hop non ha inventato qualcosa ma piuttosto ha inventato tutto. Nato nel 1993 già all’età di 10 anni mi resi conto di trovarmi al centro e all’inizio di un’era musicale tutta da vedere dove il Rap e l’Hip Hop stavano diventando Mainstream, rivoluzionando tutto il mondo quello musicale e non.

Quali sono state le influenze che ti hanno portato a scegliere questo genere musicale?
Per quanto riguarda l’Italia le mie influenze sono state: Fabri Fibra, Club Dogo, Neffa, Cor Veleno, Colle der Fomento, Gemitaiz, Truceklan. Per quanto riguarda l’America invece: ovviamente 2Pac, Notorious B.I.G. Sugar Hill Gang, LL Cool J, Big Daddy Kane, Grandmaster Flash & The Furious 5, Cypress Hill, Dr. DRE, Fharrell, Eminem, Immortal Technique, Snoop Dog, NAS, WU-Tang, Rakim, ICE-T, Mobb Deep, Run-DMC, Rick Rubin, Russell Simmons, De La Soul, KRS-One,NWA, ICE CUBE, and molti altri.

Come si colloca il tuo rap in America rispetto al classico rap americano?
Diverso poiché viene fatto da un Italiano. Io come secondo me nessuno o meglio nessun italiano, e’ in grado di fare quello che faccio io . Grazie al fatto di aver potuto studiare l’inglese sin da piccolo alle elementari, questo ha ha permesso a me di conoscere meglio la lingua inglese di quella italiana sin da piccolissimo. Semplicemente a 6 anni parlavo molto più l’inglese dell’italiano. Successivamente dopo aver terminato la scuola Americana da piccolo,  il liceo classico a Roma e l’università in Inghilterra, io ero un italiano con l’istruzione classica con una conoscenza professionale dell’inglese. Questo mi ha permesso di scrivere in tutte e due le lingue ed essere capito in tutte e due. Ora dopo l’accademia di recitazione fatta qui a Los Angeles io adesso ho imparato anche a parlare nei diversi dialetti americani e inglesi. Questa qualità di attore permette a me di condensarla nella musica per dimostrare di essere capace di fare, e ricreare quei suoi soliti americani e inglesi che perso non sono i miei in quanto italiano ma esercitarsi così tanto affinché li possa padroneggiare per infine renderli miei. Questo non credo sia una cosa che molti italiani possano fare non perché io ho qualcosa in più ma semplicemente perché non tutti gli italiani cominciano a studiare l’inglese sin da piccolissimi e poi decidere di applicarlo nella recitazione o nella musica come liricista.

Cosa pensi di LOU X, uno dei rapper iconici dell’Italia anni 90?
Venendo da Roma LOU X non e’ stato un nome molto conosciuto poiché avevamo Colle Der Fomento, Neffa, poi con Uomini Di Mare di Fabri Fibra e’ cambiato un po tutto il gioco. Ho sentito qualche canzone di LOU X e per i temi trattati e le strumentali mi ricorda in un certo senso il Truceklan.

Che sperimentazioni e incroci prevedi di fare nel percorso dei tuoi progetti futuri? Perché?
Ho diversi progetti in mente. Uno sicuramente e’ dimostrare che posso rappare soprattutto in inglese essendo italiano. Successivamente vorrei fare un progetto dove avrò un accento americano diverso per ogni canzone dimostrando la versatilità che mi appartiene . Inoltre vorrei fare un disco prodotto da qualcuno qui in America per avere quel sound particolare che esiste solo nella West Coast.

Cosa intendi esprimere con i tuoi testi? Qual è il messaggio?
Parlo di me ma non in maniera auto-celebrativa anzi proprio il contrario. Il messaggio che vorrei mandare con i miei testi e’ quello di far capire a tutti che possiamo essere liberi e padroni del nostro mondo. Cerco di combattere la superbia di chi crede di essere meglio degli altri. Le parole sono l’arma più potente che noi abbiamo e credo che con esse si possa cambiare il mondo in meglio. Messaggio molto esistenzialista.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here