di Giorgia Tribuiani


radiohead-in-rainbows“Sono piena di buchi, non ho idea di ciò di cui sto parlando, sono intrappolata in questo corpo e non riesco a uscire… sono l’atto seguente che aspetta di entrare in scena… come mai finisco laddove ho cominciato? I pezzi del puzzle cadono dappertutto, non c’è niente da spiegare… sotto è il nuovo sopra: che ne dite se faccio una capriola? Tocco il fondo e svanisco…”
Sono frasi rubate ai testi del nuovissimo “disco” dei Radiohead, parole che secondo chi le ha scritte sono “come strumenti spuntati”, “come un fucile a canne mozze”. Introspettivo e intenso, In Rainbows scava nell’abisso mentale di chi lo sa ascoltare, perché – come canta Thom Yorke in “Banger and Mash”, riprendendo probabilmente la frase nietschiana – “se guardi fisso nell’oscurità, l’oscurità guarderà in te”.
Negli arcobaleni. E pare, infatti, che i Radiohead abbiano usato tutte le sfumature della musica, dal drum’n’bass di “15 step” alla ballad “Nude”, passando attraverso ritmi distorti come quello di “Bodysnatchers” e melodie liquide come quella di “All I need”. L’elettronica di Kid A, nel nuovo disco, spesso passa in secondo piano per dare la precedenza al suono, alla melodia, alla voce di Thom Yorke: meno ostinato alla ricerca dell’acuto, il cantante tende stavolta alla ricerca dell’armonia tra musica e parole.
“Ora spremi i tubetti e scola le bottiglie. Fa’ un inchino, fa’ un inchino, fa’ un inchino… andrai all’inferno per tutto ciò che la tua sporca mente sta pensando”.