di Hanry Menphis
e Luca Torzolini

Quali sono le tue tematiche preferite?
Non ne ho una in particolare: le storie che invento sono differenti. Le scelgo perché mi dicono qualcosa e spero che possa essere lo stesso anche per chi le legge. Ultimamente sono ossessionato dallo splatter; le mie storie sono piene di sangue e scene cruente. Mi piace molto cercare di rendere poetiche immagini efferate, le trovo molto evocative. Per il resto salto di palo in frasca: a volte parlo di me, a volte di attualità. Se proprio dovessi individuare un filo conduttore sarebbe sicuramente la vita di tutti i giorni, quello che vedo, che vivo, non necessariamente in prima persona. Poi lo trasformo e lo restituisco.

Come hai iniziato a fare fumetti?
Sicuramente leggendoli; dopo un po’ ti viene voglia di farne uno tu e cosi via, si comincia. Poi ho conosciuto l’universo delle fanzine e del fumetto underground e mi sono innamorato.

Dove hai pubblicato le tue prime tavole?
Su una fanzine, Il Piatto, realizzata da me e due miei amici: Eugenio Migliore e Yuri Romagnoli. È durata un paio di anni ed è stata la mia prima esperienza nel campo dell’editoria indipendente. Sicuramente importante per collaudare il rapporto con il pubblico.

E poi?
Poi è arrivata La Raje, un salto nel vuoto che si è rivelato un divertentissimo volo con il paracadute… sono partito da zero: zero soldi e zero autori (forse solo io). Poi, grazie ad alcuni amici di una coraggiosa associazione culturale, “La Nuova Direzione” di Cellino Attanasio, che ha finanziato il progetto, sono riuscito a pubblicare il numero zero. Mi ha dato la possibilità di conoscere meglio altri autori della zona e soprattutto di collaborare con loro per creare una rete per il fumetto in Abruzzo. La cosa mi ha dato soddisfazione: abbiamo riscontrato un discreto successo e sono state scritte alcune recensioni niente male per un signor nessuno che fa una cosa in un mondo dove ce ne sono tante. Speriamo bene.

Scrivi sempre tu le tue storie?
Sì, non mi è mai capitato di lavorare con uno sceneggiatore; penso che non ne sarei capace. Le mie storie nascono già mescolate alle immagini: non le scrivo prima. Sono una cosa unica, prima di iniziare a disegnarle sono già formate nella mia testa.

I tuoi fumetti preferiti?
Attualmente Mr. Wiggles di Neil Swaab e le strisce di Tony Millionaire.

Progetti futuri?
Sicuramente portare avanti La Raje: dobbiamo far uscire il numero uno e speriamo di farcela entro l’anno.

Sappiamo che, oltre i fumetti, dipingi anche quadri e murales. Qual è stato il tuo percorso artistico? Cos’hai iniziato a fare prima?
Ho iniziato disegnando. Sono sempre stato un po’ “eclettico”: faccio sempre molte cose diverse insieme. Non so se sia bene  o male; sono fatto così.  Per quanto riguarda il mio percorso, preferisco che siano le mie opere a descriverlo… Si possono vedere sul mio blog (http:\\www.alessandrodimassimo.blogspot.com).

Farai mai un cartone animato? Come ti poni di fronte a questa forma d’arte?
Il cartone animato è una cosa grossa, richiede professionalità, si tratta di un lavoro molto specifico. Io realizzo dei brevi filmati (visibili sul mio blog)  e penso per il momento di ritenermi soddisfatto. Per quanto riguarda l’animazione in generale, penso che sia, oltre che un linguaggio a sé, una sorta di espansione del disegno che fornisce numerose possibilità espressive.

Quali sono a tuo avviso i limiti del fumetto e quali invece le possibilità proprie solo di quest’arte?
Penso che il fumetto stia tra il racconto e l’illustrazione e che questa posizione ambigua gli fornisca infinite possibilità narrative.
Un limite, forse, è la bassa considerazione che a volte gli viene riservata, anche se qualche passo avanti è stato fatto.