di Luca Torzolini

in ordine foto di Ruggero Passeri, Giulia Brunelli e Luca Torzolini

Silvano Agosti - Foto di Ruggero Passeri

Che cos’è il Cinema per te? E la Scrittura?
Che importanza ha? La scrittura e il cinema sono la scrittura e il cinema in modo diverso per chiunque se ne occupi: non esiste di nulla una definizione che vada bene per tutti. Quindi mi rifiuto di darne una definizione. Ti posso raccontare gli orrori del cinema industriale, gli orrori della letteratura. Addirittura, gli autori stessi di letteratura non hanno più dentro il desiderio di essere letti, bensì il desiderio di essere venduti.

Cosa ti lega a Charlie Chaplin?
La stessa cosa che mi lega a qualsiasi essere umano. Charlie Chaplin, come qualsiasi essere umano, è un capolavoro assoluto. Solo che lui è riuscito ad esternare questo suo essere capolavoro, gli altri no.

Indira Ghandi, Panagulis, Osho: alcuni personaggi da te intervistati dal 1973 al 1987. Cosa ti hanno lasciato queste interviste?
Io non credo esistano personaggi importanti. Ogni essere umano è il personaggio più importante che esiste sulla Terra. Io sogno appunto un mondo dove il capolavoro dell’essere umano si rivela e tutti sono capolavori: viaggiando incontreremo 6 miliardi di capolavori. Chiunque io intervisti intervisto la sua infanzia, non lui, e la sua infanzia mi da come risultato il vero essere che lui è. Per disparati motivi questi personaggi famosi sono stati tutti imprigionati in una dimensione che non è la loro: è come se vivessero sempre con la statura della loro ombra, un’ombra molto grande, e quando vanno dal sarto a farsi fare il vestito si fanno il vestito sulle misure della loro ombra. Poi ci inciampano dentro. È orribile per certi versi la notorietà.

Perché l’essere umano è un capolavoro?
È come dire: perché il cielo è immenso? Si può azzardare un ipotesi: l’essere umano è un capolavoro inenarrabile perché l’insieme delle sue caratteristiche non ha eguali in tutto l’universo conosciuto. Inoltre, dell’essere umano si conosce pochissimo, quasi nulla, soprattutto se ci si riferisce alla parte più interessante dell’essere umano, il cervello. Per questo ho stimolato la totale e piatta inintelligenza delle istituzioni, chiedendo alle Nazioni unite e all’Unesco di nominare l’essere umano patrimonio dell’umanità perché sai, massacrare una serie di rivoluzionari è normale, far cadere dai tetti un qualche centinaio di operai è normale. Eppure se questi operai e rivoluzionari fossero considerati patrimoni dell’umanità uno direbbe “Chi è quello sciocco criminale che ha distrutto tutti questi patrimoni?” Perché un quadro di Caravaggio viene lasciato per strada sotto la pioggia? Quando vedo un barbone dico “Ma guarda, è assurdo che un capolavoro venga messo lì!”. Probabilmente perché nessuno ne conosce il valore. Pensano che un barbone è un barbone e basta.

Che significato riveste per te la parola sperimentazione?
Sperimentare è il settimo senso dell’essere umano. È impossibile concepire la vita quotidiana senza sperimentazione perché allora si tratterebbe solo di esistenza e non di vita. L’esistenza riguarda le pietre, il carbon fossile… invece la vita riguarda l’essere umano! Allora sperimentare vuol dire incontrare ciò che è eternamente nascosto in ogni cosa. Tu incontri il mistero delle cose, che peraltro è inesauribile… non è che uno dice “Adesso ho incontrato il mistero del mare, sono a posto”. No! Avrà incontrato una piccola parte del mistero del mare. La sperimentazione è il dato di eternità che è concesso di conoscere durante la vita terrena.

Qual è stato il tuo primo film?
Il mio primo film è stata la nascita, sono nato ed è cominciato il primo film. Poi il film non si è mai interrotto finché non ho fatto un cortometraggio, il primo di una trilogia sulla donna e sulla religione. L’ho fatto per entrare al CSC dove si doveva consegnare un piccolo film, io l’ho fatto e montato a mano. È la storia, che poi si è rivelata sconcertante e scandalosa, di una donna che non voleva fare più l’amore con gli uomini e allora andava in una chiesa e faceva l’amore con un bellissimo Cristo del quattrocento. Questo suscitò una specie di gatto in piccionaia: erano tutti furibondi. Essendo tutti cattolici e avendo il posto di lavoro che avevano perché erano cattolici e non perché erano bravi, erano tutti molto turbati “Qui c’è una donna che fa l’amore con Cristo, quindi Cristo faceva l’amore?!”. Tutte storie così… storie di “magia nera”!

Che destino ha avuto il tuo primo lungometraggio “Il giardino delle delizie”?
Fritz Lang, John Ford e Jean Renoir hanno scelto “Il giardino delle Delizie” come uno dei dieci film al mondo in quel periodo da presentare all’esposizione universale a Montreal.

Silvano Agosti - Foto di Giulia Brunelli

Raccontami del tuo incontro con Bergman.
Potrei dire, senza vanità, che non sono stato io a incontrare Bergman ma è stato lui a incontrare me: lui è venuto proprio a cercarmi dopo la proiezione de Il giardino delle delizie, mi ha aspettato fuori per un quarto d’ora, nell’atrio deserto del Film Istitute di Stoccolma. Quando sono arrivato li vicino a lui, mi ha detto “Sei tu l’autore di questo film?”. Già il fatto che abbia detto l’autore e non il regista mi ha dato un’emozione fantastica, perché io non credo nei registi, credo negli autori. Ho annuito e lui ha continuato “Sono arrivato qui con il mal di testa e il tuo film me l’ha fatto passare”…
Poi abbiamo parlato quattro o cinque ore, dicendoci le cose segrete che si dicono i bambini, alcune delle quali sono irriferibili. Ma soprattutto, io avevo deciso allora di non fare più del cinema, perché il mio film a Roma era stato massacrato dalle giurie più o meno vaticanesche, più o meno cattoliche, più o meno ipocrite. Lui mi ha messo una mano sul colletto della camicia, la sua meravigliosa gelida mano, e mi ha detto “Non ti faccio andare via da qui, se non mi giuri che andrai avanti a fare del cinema”.

Qual è il tuo parere riguardo la Storia del Cinema? Chi è George Méliès?
Non è mai stata raccontata la storia del cinema. Si racconta la storia dell’industria cinematografica che non ha niente a che vedere col cinema. Un po’ come la storia che i bambini sono costretti a studiare a scuola, che non è la storia dell’uomo ma quella del potere.
George Méliès è il vero inventore del cinema, mentre i Lumiere erano un ricchi signori che (avendo un loro tecnico inventato il meccanismo della macchina da presa) con elegante disinteresse se n’è occupato un po’, ma non l’ha neppure brevettata. E quando Méliès è andato a chiedere se poteva comprarne una, loro gli hanno detto “No!”, come fanno sempre i ricchi. Allora lui ha disegnato la macchina da presa, se l’è costruita e ha realizzato 2400 film. Ne sono rimasti una sessantina.

È possibile un Cinema non basato sul denaro?
È possibile solo il cinema non basato sul denaro. È come l’amore: se un uomo paga una donna, non farà mai davvero l’amore. Io ho una concezione molto semplice: tutto ciò che la persona fa deve essere libero da qualsiasi imposizione. Avere un produttore cinematografico non significa essere liberi.

Secondo la tua esperienza, che effetto fa la telecamera alle persone? Le persone cambiano di fronte alla telecamera?
Se sono nevrotiche sì. Non cambiano di fronte ad una sedia, perché dovrebbero cambiare di fronte alla telecamera? Personalmente considero sempre vuota la telecamera: per me la telecamera o un vaso di fiori è la stessa cosa, ma veramente la stessa cosa. Inoltre a me non piace sapere le domande prima, voglio offrire un’estemporanea: quello che sono sono.

Che cos’è la Kirghisia?
La Kirghisia reale è una delle 15 ex-repubbliche sovietiche e va sotto il nome di Kirghisistan. Invece, nel mio pensiero la Kirghisia è la condizione umana cui tutti aspirano. Per dare la felicità all’essere umano bastano pochissime cose. Non sono le cose che gli vengono propinate attualmente. Non sono le 25 marche di dentrificio, le 35 marche di detersivo, non sono le automobili che cambiano modello ogni tre mesi o le tecnologie che superano sempre se stesse e nessuno è capace di adoperarle. Le cose essenziali sono 5: mangiare bene, dormire tranquilli, avere un lavoro di non più di tre ore al giorno, ricevere a diciotto anni una casa propria di 50 metri quadri (camera, cucina e bagno), avere tanti amici e tanti amori. E qui il mio discorso inciampa perché finché dici “tanti amici” tutti annuiscono, quando cominci a dire “tanti amori” tutti impietriscono. Secondo me si fermano a livello cosciente perché sono addestrati alla possessività e pensano di avere un solo amore da sgranocchiare per tutta la vita. Dopodiché arriveranno subito all’osso e si romperanno i denti, perché non si tratta di amore ma di possesso. E il possesso ha a che fare col sesso, il quale non è niente, è un rubinetto da cui uno può orinare e fare altre cose, ma non c’entra niente con l’amore. Con l’amore c’entra la sensualità, non la sessualità. E la sensualità è l’appagamento dei cinque sensi, forse dei sei. Anzi, come si è detto prima, dei sette. È una beatitudine che non costa nulla, ecco perché con tanta ferocia gli apparati istituzionali impediscono alle persone persino di concepire l’amore. Nei loro film cosa succede quando due fanno l’amore? Lui è sopra di lei e fa “OOOOH OOOOH” e lei sotto di lui fa “AAAAAH AAAAAH”, il che non c’entra niente con l’amore. È esattamente come se uno per descrivere ai marziani cos’è il cibo proiettasse un rutto. Non è niente. Eppure tutti credono che sia quella cosa lì. In realtà quella cosa li riguarda la procreatività, che il potere consente perché così i servi si moltiplicano. Ma non c’entra niente col fare l’amore che è un mistero immenso, è l’incontro di due universi all’interno di miriadi di microuniversi. È una cosa infinita. Capisci? Non è che un viaggio intergalattico lo fai in trenta secondi.

Tenerezza, sensualità e amore. Perché sono inscidibili?
Sono inscindibili perché fanno parte di un unicum come i polmoni, il cuore e il cervello. Perché se li scindi accade qualcosa di tragico. Allora la tenerezza senza sensualità e amore va verso il rancido, diventa ipocrisia. La sensualità senza tenerezza e amore si rattrappisce e diventa pornografia; infatti la pornografia mostra ossessivamente gli organi genitali, ed è come se un pittore invece di farti vedere il quadro mostrasse continuamente il pennello. L’amore senza tenerezza e sensualità evapora, si perde nell’universo e diventa misticismo.

Come consideri la monogamia?
È una delle 5 gabbie micidiali in cui l’essere umano viene fatto prigioniero insieme alla scuola, al lavoro, alla falsa informazione… Per esempio, la donna, che ha in se questa forza stupenda, questa potenza di creare la vita e di mandare avanti l’immenso mistero del vivere, viene immediatamente rinchiusa nella gabbia della monogamia facendole credere che quello è il suo destino. In realtà pian piano lei si spegne, il suo compagno comincia a mentire e poi verrà il giorno in cui il compagno le dirà “Cara, farò tardi in ufficio stasera…” e vorrà dire che avrà deciso di andare almeno con la prostituta. Ho scoperto seguendo queste tracce, intervistando settemila persone a Parma, che la monogamia è il perno portante della prostituzione. La monogamia col tempo diventa una prostituzione a rate, una prostituzione in cambio dell’appartamento, del frigorifero, del televisore e soprattutto della menzogna che si stabilisce fra i due.

Cosa intendi per 3 ore di lavoro?
Non 3 delle attuali 9 ore di lavoro al giorno che sono finto lavoro. Ho parlato di tre ore vere di lavoro. Ho parlato di una cosa che qualsiasi cammello confermerebbe, cioè lavorare poco per produrre molto, invece di lavorare molto per produrre così poco: perché il mondo che lavora tutto 8, 10, 40 ore al giorno non è capace di produrre nemmeno il necessario per magiare e dormire per i suoi abitanti. È un mondo fallimentare.

Nel 2000 realizzasti un film sui manicomi e sulle condizioni dei pazienti intitolato “La seconda ombra”. Esiste secondo te la “malattia mentale”?
La malattia mentale di origine organica è irrilevante; si, è drammatica, ma ci sono pochissime persone che hanno una malattia mentale di origine organica. Invece, la malattia mentale che deriva dal disagio sociale è quella davvero problematica perché sono moltissime le persone affette da disagio mentale perché non sono libere.

Silvano Agosti - Foto di Luca Torzolini

Per quale motivo consideri la scuola un’istituzione negativa?
Manicomio, prigione, scuola. Sono tutte cose che non hanno diritto di esistere e stranamente sono tutte cose che si assomigliano: le stesse strutture edilizie, la stessa obbligatorietà dello stare fermi in un posto. Il matto veniva immobilizzato con la camicia di forza, il bambino viene immobilizzato a scuola per cinque ore con una camicia di forza invisibile che è il ricatto della socialità “Vuoi incontrare i tuoi amichetti e le ragazzette, sia pure per mezz’ora prima e dopo la scuola? Bene, allora fai quello che ti dico io: comincia a startene zitto e non esprimerti e smettila di chiedere il perché delle cose. Stai lì seduto che te lo dico io cosa devi fare!”. E in questo ricatto ignobile, viene pian piano convinto che non è giusto il suo desiderio permanente di correre nei prati, di correre nei parchi, di salire sugli alberi, di giocare nei parchi, di andare sui muretti. Non è giusto. Lui deve fare l’ometto e deve stare seduto immobile… Una maestra ha detto ad un’amica mia “Signora, suo figlio si muove!” . Lei ha risposto “Meno male.”

Perché le persone non si informano? Chi volesse farlo potrebbe davvero arrivare ad informazioni utili?
Oggi le persone non hanno il tempo neanche per accorgersi che non stanno vivendo, come potrebbero informarsi? Informazione utile si può avere solo se si è liberi rispetto ai discorsi precedenti. Se un essere umano avesse il tempo abissale della vita a disposizione per parlare con i bambini, con gli anziani, con i muri, con i tramonti, con le stelle allora saprebbe tutto.

Che cos’è il potere oggi e quali sono le sue armi?
Il potere scrive quotidianamente le proprie sceneggiature e le proprie sceneggiate. Io credo non sia giusto parlare del potere più di quanto si parli delle fogne. La fogna è una cosa importante, ma è importante che scorra al suo livello e non tracimi, altrimenti porterà odore puzzolente, malattia e morte. Anche il potere è meglio che scorra nel solco della vanità e dell’imbecillità che sono le due caratteristiche tipiche di qualsiasi potere. Cosa c’è di più idiota di andare davanti a uomini, sparare, uccidere e poi dire “Abbiamo Vinto!!!”. Tutto quello che il potere fa è completamente idiotizzato e non ha nessun senso. Il potere è come un cancro e il mondo sta andando avanti nonostante questo cancro.
Il potere è una forza che non è mai energia benefica, come un masso che cade giù dalla rupe e può solo ferire, può solo travolgere e fare danni. Invece la potenza è quella che io amo molto, la potenza degli esseri umani di sfidare il mondo: ce l’aveva quel ragazzo a Tien an men che si è messo davanti ai carri armati dei cinesi per fermarli. Il potere è il carro armato che uccide dei ragazzi di 17 anni. Potenza è la natura. Qualsiasi forma di potere è un crimine.

Esiste la libertà di stampa?
È una domanda ridicola. È come dire: esiste una libertà di prigione? Si quattro metri quadri, uno va avanti e indietro e dice “Io sono libero!!!”. Ed è già un progresso rispetto a quelli che sono legati.

Qual è il futuro del cinema? Regalaci una profezia.
Ti dico la stessa cosa che disse Bresson: “Il futuro del cinema è nelle mani di qualche ragazzo che con quei pochi soldi che ha in tasca farà il suo film indipendentemente dalle logiche industriali”. Io ti dico che il cinema può sbocciare solo la dove c’è vita, quindi il cinema paradossalmente non è mai nato. Ci sono stati dei tentativi straordinari, quasi tutti nell’indipendenza. Dopodiché l’industria se ne appropria per dire che è lei che ha prodotto questi capolavori, ma l’industria non è capace di fare capolavori, esattamente come l’industria delle bambole, per quanto si perfezioni, non sarà mai capace di fare un bambino come sei capace tu. E vedendo il tuo meraviglioso bambino che si muove, ti chiederà “Ma hai fatto tu anche gli occhi, anche i capelli?” perché lui è abituato all’assemblaggio, capisci? È veramente triste l’esperienza del cinema industriale, nella quale esperienza tutti identificano il Cinema. È come se uno, invece di fare un figlio, comprasse una bambola.

2 COMMENTS

  1. Grazie Silvano, un affettuoso apprezzamento. Concordo in tutto quello che hai detto nell’intervista, infatti io senza un soldo ho cominciato un film mio, nel senso che ho adattato un mio racconto. Ho al fianco il caro amico Guido Bandini che mi aiuta. Per adesso ho solo girato un teaser inserito nella lettera che ho scritto per ricevere qualche sussidio da amici e parenti.
    Spero di leggerti ancora. Scrivi al mio indirizzo email.
    Un abbraccio, Mario

  2. Caro Mario,

    grazie per le tue parole relative all’intervista.
    Esiste un Mario Masini che per un periodo ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita sia come amico, sia come direttore della fotografia.
    Tu sei lui o sei un omonimo. Sono molti anni che non ci vediamo e apprezzerei molto un nostro incontro in caso sia un tuo parente.
    Io e quel Mario ci siamo persi come si perde il sole andando ad abitare al nord.
    Un abbraccio comunque anche a te,

    Silvano Agosti

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