di Federica Lamona


Il Satyricon, la diversità oscura e la pornografia emotivaCosa hanno in comune il ventunesimo secolo e l’età di Nerone?
Iniziamo dicendo che il Satyricon è uno di quei testi da annoverare nella categoria dei capolavori, perché ostentando il disimpegno assoluto sbatte in faccia al lettore una realtà carnale che sottolinea il lato oscuro del diverso di cui ognuno di noi ha una paura folle.
L’opera di cui parliamo è un romanzo polemicamente contrapposto a quelli di ascendenza greca circolanti in quel periodo narranti le vicende di una coppia eterosessuale che fra mille peripezie riusciva alla fine ad arrivare immacolata al matrimonio.
A Petronio non interessa niente di tutto ciò. I protagonisti del suo romanzo sono infatti due omossessuali, Encolpio e Gitone, accompagnati da un vecchio libidinoso, Eumolpo, incorsi nelle ire del dio Priapo, pronto a privarli della loro virilità proprio nelle situazioni più stuzzicanti. Si susseguono scene memorabili tra cui il coinvolgimento nelle pratiche sessuali estreme di una cortigiana ninfomane, improbabili esorcismi per riconquistare il vitale vigore sessuale e la cena presso Trimalchione, un tipico nuovo ricco ignorante e vanesio che per stupire gli ospiti fa preparare le portate più inusuali e opulente. Ad ogni pagina troviamo un trionfo di sesso, cibo e vino goduti in piena libertà. Il ritratto poco lusinghiero che fa dei suoi tempi mostra da una parte l’amore per la vita e dall’altra la comprensione anche verso il lato oscuro della razza umana, che nei suoi vizi viene sottoposta ad una condanna più estetica che morale. Il problema per lui non è infrangere la morale, cosa che bene o male piacerebbe fare a tutti almeno per una volta nella vita… il problema è per lui il come lo si fa, e cioè con eleganza e senza remore, nella maniera più smaliziata possibile. Egli rappresenta perfettamente l’altra faccia della società neroniana: non quella stoica dell’élite intellettuale ma quella bassa dei mercanti arricchiti, del gusto per il grottesco e della sete di sangue dei gladiatori e dei cristiani. Dopo tanti secoli cosa è cambiato nell’uomo? Nulla, a quanto pare, perché nonostante nessuno ostenti più un esercito di schiavi deformi per “arredare” casa come faceva Nerone, molti si appassionano a guardare programmi televisivi in cui personaggi dello spettacolo si sbranano fra loro su un’isola deserta per una ciotola di riso.
A questo punto è lecito domandarci se i monaci amanuensi del Medioevo, che censurarono l’opera tagliandone le parti più scabrose (ritenute all’epoca “pornografiche”) sapevano che in questo modo non avrebbero riportato sulla retta via il genere umano votato per sua natura alla libertà dell’essere, nemico di ogni coercizione, irrimediabilmente affascinato dal proibito. E infine c’è da chiedersi: ai giorni nostri, che cosa può essere considerata pornografia? Le orge promiscue e non del Satyricon, descritte per altro in maniera sublime e innocente come solo un’opera d’arte degna di questo nome può fare, o i kleenex umidi delle “ carrambate” di Raffaella Carrà? Ai posteri l’ardua sentenza.