di Leandro Saracino

Dunque, Galileo: dopo 400 anni di tormentata storia della scienza, il nostro padre fondatore è ancora lì sul piedistallo del vincitore, con il telescopio in mano come un trofeo, a ricordarci che esistono davvero i punti di svolta della Storia e che qualche volta non hanno a che fare con grandi battaglie o sotterfugi politici. Da oggetto di curiosità sulle bancarelle dei mercati veneziani d’inizio ‘600, il cannocchiale diventa nelle mani di Galileo quell’occhio magico che all’improvviso mette a portata di mano l’intero Universo, frantumando in un colpo solo tutti quei secoli di tradizione aristotelica in cui la costruzione del Cielo era ancora una faccenda teologica piuttosto che naturale. Questo nostro Anno Domini 2009 sta celebrando appunto, col patrocinio di ONU e UNESCO, la grazia ricevuta dal telescopio, esattamente quattro secoli dopo le prime osservazioni di successo effettuate dal pisano maligno. Rendiamo omaggio: cos’ha portato di così sconvolgente questo strumento nuovo alla conoscenza umana? In primo luogo ha aggiunto dimensioni geometriche ai corpi celesti e allo stesso Cosmo. Ricordiamo che a occhio nudo i pianeti sono puntini di luce del tutto simili alle stelle. Ebbene, al telescopio i pianeti diventano oggetti bidimensionali, dei dischetti sui quali è possibile discernere qualche particolare, da raffrontare con le cose terrestri. In breve, i puntini erranti diventano dei mondi veri e propri. Addirittura Galileo scopre che uno di questi mondi, il potente Giove, mostra quattro piccoli corpi celesti che gli girano intorno come la Luna fa con la Terra! Una scoperta che farà tremare l’intera cosmologia dei tifosi dell’”Uomo al centro di ogni cosa”: nei cieli, non tutto gira intorno a noi, ed è il caso di abbandonare un po’ della presunzione propagandistica delle teologie dogmatiche. Galileo ne ebbe dei guai, ed era inevitabile – ma questa è un’altra storia. Poi, la Via Lattea, quell’affascinante striscia di debole luce che attraversa maestosa il cielo estivo: il novo specillo di Galileo, quel “nuovo occhiale” tanto potente, distrugge l’ironica mitologia del latte uscito dalle sacre mammelle di Giunone e restituisce la visione di una miriade di stelle, talmente deboli e vicine tra loro da non potersi distinguere a occhio nudo se non come una debole fascia di luce diffusa. Tutto qui? No, faremmo torto alla grande perspicacia del nostro eroe. Egli comprese subito che tutte quelle stelle non erano che dei soli talmente lontani da conferire alla Galassia, e quindi al Cosmo conosciuto in quei giorni, una dimensione immensamente più grande di quanto si osasse supporre nelle più ardite speculazioni filosofiche sulla Natura. Un’ultima bastonata galileiana alla superbia dei filosofi in libris: il cannocchiale vede moltitudini di stelle dove l’occhio nudo non vede nulla! Cosa ne è, allora, della Realtà così come la percepiscono i soli sensi? Insomma, il cielo si popola di mondi come la Terra che girano davvero intorno al Sole; le stelle sono più di quelle che vediamo, talmente lontane che il Cosmo appare sconfinatamente grande… Ce n’è abbastanza per parlare di una Rivoluzione Galileiana? Ma non solo questo: il telescopio ci ha aperto orizzonti estetici di immensa varietà, estendendo oltre il limite del nostro occhio il “panorama naturale”, quello stesso che ha ispirato generazioni di artisti e beneficiari dell’arte. Forse è bene che si faccia qualche sforzo in più per offrire tale arte naturale a un pubblico più vasto.