di Marco D’Amelio


Il posto delle fragoleLa sottile linea tra sogno e realtà può essere insormontabile.
Per Ingmar Bergman questo confine non esiste. Ne Il posto delle fragole, la vita dell’anziano e pluripremiato medico Isak Borg (interpretato dal regista svedese Victor Sjostrom) oscilla tra incubi, meravigliosi ricordi del passato e l’asprezza del presente .
Il suo viaggio per ritirare l’ennesimo premio accademico,in compagnia della nuora, si trasforma in una spedizione nel mondo dei ricordi e in un girovagare nel mondo dell’ignoto.
Ogni incontro di Borg con personaggi reali o frutto della sua immaginazione, hanno un preciso significato e una velata motivazione.
Tutti i figuranti che hanno segnato la vita e i pensieri del medico ci permettono di carpire al meglio le sfumature della sua personalità.
Il primo sogno di Borg è certamente la scena meglio riuscita del film. Egli si ritrova in un paese rurale: ad un tratto arriva una carrozza nera con una bara e si ferma proprio davanti al medico; la ruota della carrozza arranca sui ciottoli finché non rimane bloccata vicino ad un lampione, tenta di andare avanti ma tutti gli sforzi sono vani e, con l’ultimo strattone, le porte della carrozza si aprono e la bara cade a terra scoperchiandosi. Davanti ai suoi occhi Isak Borg vede il suo alter ego morto.
Lo spettatore gia comprende che la vita del protagonista è vicina ormai alla sua conclusione.
Bergman gestisce al meglio i suoi validi attori, muove la macchina da presa il minimo indispensabile e rappresenta i sogni con una fotografia smaccatamente sovresposta; questa scelta è evidente nel giardino della casa d’infanzia di Borg dove egli “vede” apparire l’amore della sua giovinezza intenta a cogliere le fragole. Lo spettatore vede tutto dagli occhi del protagonista con un costante uso della soggettiva ma, quando Borg comincia a parlare con il personaggio frutto della sua immaginazione, la macchina da presa si allontana e osserva con distacco questo idillio onirico che il medico rivive. Borg non vive nel passato, lo rivive con gioia e senza rimpianti, solo con una malinconica nostalgia.