di Federica Lamona


Il piccolo principeQuesta non è la solita, iperspecialistica, bacchettona apologia del classico come tutti si aspetterebbero. Anzi Il Piccolo Principe di Antoine de  Saint- Exupéry, a parere di alcuni, non dovrebbe essere nemmeno citato in un contesto sedicente underground. Molto meglio sarebbe una bella recensione su qualche ignoto poeta russo, morto suicida in un gulag siberiano prima di terminare la sua opera sottoposta a chissà quale tipo di destrutturazione formale, rivoluzione del senso… bla bla. Per non  parlare dell’eminente tossicomane William Borroughs e delle vorticose descrizioni allucinate di sodomie varie, consumate in qualche bell’ambientino su una morbida moquette inacidita dal vomito di un cirrotico qualunque… sublime. Questo è quello che tutti si aspetterebbero da una rivista underground. Ma se ci riflettiamo bene, quando mai la cultura sotterranea si è preoccupata di soddisfare qualunque tipo di aspettativa? Non credo che Lou Reed, nello scrivere capolavori come Heroin o Venus in furs, si sia posto problemi del genere. Anzi, lo scopo delle culture sotterranee dovrebbe essere il ribaltamento, lo choc, la destabilizzazione della superficie; in pratica, la distruzione dell’’etichetta’ grigia, a vantaggio della multicolore diversità. Il Piccolo principe è un racconto che respira nuovamente, come ogni opera letteraria, nella rilettura che ne fa ogni tempo, ogni cultura, ogni essere umano. Anche il protagonista del libro, l’alieno bambino dai capelli colore del grano, sarebbe stanco di essere catalogato fra le storie per bambini, i classici o quant’altro: sarebbe semplicemente stanco di essere catalogato. Ed è proprio questo il bello dell’opera. Ritrovare la nostra verità, quella di ognuno, squarciando le categorizzazioni degli adulti. Gli incontri del piccolo principe e dell’aviatore, alter ego di tutti noi, sono visti dalla prospettiva di chi guarda per la prima volta il mondo senza sovrastrutture e condizionamenti, godendosi beatamente la condizione di semplice stupore davanti allo spettacolo della Vita. A questo punto saremmo pronti ad apprendere il valore dell’amore e dell’amicizia da una volpe parlante, la vanità di tutte le dipendenze dall’alcolizzato che si vergogna di bere, l’inutilità del potere da un re senza sudditi. Uno scarabocchio su un foglio diventa un boa che ha ingoiato un elefante e il recupero del lavorio della fantasia infantile ci permettere di capire che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. La lettura ad ogni età delle vicende del piccolo protagonista potrebbe essere un valido punto di partenza per accettare la palpitante complessità, e allo stesso tempo elementarità, dell’ animo umano. Se davvero riuscissimo in questa ardua impresa… non perderemmo certo del tempo ad apporre etichette su ogni cosa e individuo come se fosse un barattolo di pelati, sullo scaffale di un centro commerciale.

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