di Domenico Pantone


Sulla scia di Oil! (1927) di Upton Sinclair, in There will be blood (titolo originale certo più convincente de Il petroliere), capolavoro visionario di abbagliante bellezza figurativa, è raccontata l’ascesa (e, si badi bene, non la caduta) di Daniel Plainview, spregiudicato cercatore d’oro nero interpretato da un grandioso Daniel Day Lewis. Ossessionato da una smisurata ambizione mefistofelica e sempre più incline al delirio, Plainview, antieroe del sangue e della terra, trionfa non solo sui miserevoli burocrati delle grandi compagnie petrolifere, ma anche sul fanatico leader spirituale della piccola comunità californiana di nuova trivellazione. Da qui l’emergere della più bruciante antinomia a stelle e strisce — risolta nei termini di un conflitto titanico — tra epopea western e integralismo religioso. Ci sarà sangue, appunto, quale barbara conciliazione di due etiche solo apparentemente antitetiche, in realtà facce della stessa medaglia: l’umana “volontà di potenza” che parimenti contempla neocapitalismo laico e fanatico collettivismo misticheggiante. Evidente che la più urgente attualità si manifesta, al solito, nelle strutture archetipiche.