di Hanry Menphis


Attraverso un mosaico composto da tasselli autobiografici e surreali, Hesse pone il suo personaggio, Harry Haller, in un mondo borghese che da tanto tempo non gli appartiene più. L’ambiente banale e ipocrita che lo circonda ha reso il protagonista un “lupo della steppa”, incapace di relazionarsi al mondo in cui vive, compensando la solitudine con un profondo amore per la cultura e per l’arte. Ed è proprio questo alternarsi tra “l’uomo” e il “lupo” che Harry esamina a lungo, arrivando ad abbandonarsi a se stesso. Giunto ad un punto di non ritorno si ritrova ad un passo dal suicidio, ma viene salvato dall’inaspettato incontro con Erminia, una donna esperta e seducente che lo riporta ad apprezzare le piccole gioie della vita comune. Con lei impara a ballare e frequenta locali in cui conosce persone che dapprima non riesce a comprendere, ma dalle quali, con il trascorrere del tempo, impara qualcosa che i libri non gli possono insegnare. Ma Harry dovrà prima o poi ricambiare esaudendo un doloroso desiderio di Erminia, e lo farà nell’onirico epilogo in un “teatrino magico”. Questo romanzo, scritto in un periodo di crisi dello scrittore, parla sì di sofferenza, ma indirizzata verso un futuro ottimista; in uno spaccato della società in cui Hesse viveva, lo stesso autore tratta i temi della solitudine e della multiformità della personalità umana.