di Eclipse.154


Il gusto dell'anguriaA Taipei le tubature sono vuote, le case si riempiono di bottiglie di plastica, gli insetti invadono i corpi, la siccità è ovunque: la televisione consiglia l’uso alternativo del succo d’anguria ma Hsiao-Kang e Shiang-Chyi non si arrendono e continuano a cercare acqua. I dieci minuti finali, di agghiacciante chiarezza, costituiscono una sequenza tra le più devastanti viste negli ultimi anni al cinema: è il momento più forte dell’opera. Il gusto dell’anguria è un lavoro che conferma Tsai Ming-Liang regista di rara coerenza stilistica (la superba capacità di incorniciare gli spazi e i movimenti dei personaggi al loro interno, la maestria nel gestire la materia, facendo un uso solo incidentale dei dialoghi e mescolando sapientemente i generi – commedia, dramma, musical -), che osa senza pudori e senza provocazioni gratuite (le lacrime di una donna con un pene in bocca costituiscono un grande momento di verità, di un’intensità tale da spazzare via tutto il romanticismo patinato del cinema hollywoodiano), affermando le sue verità con l’abilità di chi sa far trasparire, dietro un ghigno sardonico, il gusto amaro della vita. Ed ancora una volta il meglio nasce ad est…