di Sara Ciambotti

Rintanarsi in mansarda a sfogliare i fumetti del padre, nascondersi sotto il letto per leggere e sorridere osservando pagine nascoste che non devono essere né scoperte né apprezzate. Così nascono i collezionisti di fumetti erotici, grazie alla curiosità e alla libido. Negli anni ’70 la televisione italiana vede sbocciare la commedia sexy, con donne emancipate che sfidano lo schermo mostrando corpi longilinei e formosi, senza più vergogna. Con storie leggere, comiche, che devono rilassare gli uomini reduci dalle fatiche del lavoro. Proprio su questa falsa riga nascono i fumetti erotici, un po’ stralunati, affascinanti, che raccontano le storie sotto le lenzuola di donne non perfette, lunatiche e beffarde, che fanno l’occhiolino al lettore mostrandogli una natica. Generando un certo pruriginio.
L’apripista di questo genere è L’Isabella de Frissac, di Giorgio Cavedon e Sandro Angiolini, che racconta la storia della “duchessa dei Diavoli”, una donna che vive nella Francia settecentesca di Luigi XII, che si pone, nei confronti del sesso, con atteggiamento schiettamente maschile.
Nella metà degli anni ’70 la censura inizia ad allentare le maglie e questo filone narrativo diventa popolare, con un numero sempre crescente di titoli. Si segmenta in più sottogeneri, quali l’horror, con Jacula, Cimiteria, Sukia, dove stupende vampire e orribili lupi mannari dipanano la loro storia per poi avere il solito, lietissimo finale. Fumetti erotico-sociali, quali Camionista, Il Montatore, in cui uomini “comuni” con problemi economici o di alcolismo si trovano a consolarsi con donne coraggiose, bellissime e sempre disponibili. Comico-erotico, con Gigetto, Pierino, thriller-erotico con Misterlady, La Gatta, Lo Sciacallo, fiabesco-erotico, con Maghella, Biancaneve, Cappuccetto Rosso/Rotto e infine fantascientifico-erotico con Zordon, Storie viola, e molti altri.
Parallelamente, sempre negli stessi anni, si sviluppa anche l’erotico “d’autore”, che si serve di donne sfacciate e attraenti per raccontare storie di un certo spessore, narrando violenze, guerra, dissidi psicologici e sociali che trascendono la quotidianità. E’ questo il caso di Valentina e Druna, e di moltissimi altri. Non si finirebbe mai di elencare i sottogeneri e i titoli, sono talmente variegate le storie e le protagoniste che ogni albo meriterebbe una storia a sé!
Le protagoniste non erano sempre perfette, avevano fascino proprio perché rappresentavano la donna comune che si può incontrare dal droghiere, che si incrocia per strada e sorride, e concede al lettore il beneficio del dubbio: “Un’avventura così potrebbe capitare anche a me!”. I volti delle protagoniste erano ripresi da attrici e modelle esistenti, gli editori le ingaggiavano certi che avrebbero riscosso successo e molte di loro accettavano per farsi pubblicità, diventando eroine o vampire con una certa dose di autoironia. La più richiesta era Brigitte Bardot, che ha dato il volto a Teodora di Bisanzio e a Barbarella.
Sfruttando la scia fortunata dell’erotico, nascono numerose case editrici dedite solo ad albi di genere; concentrano la loro attenzione su storie leggere, spensierate, dove il sesso e l’erotismo sono l’unico pensiero di uomini e donne, dove i balloons raccontano solo di risolini e gemiti. E nelle famiglie avveniva una naturale scissione, se da una parte c’erano le mamme, le mogli e le sorelle, sconcertate nel vedere tali spudoratezze, dall’altro c’erano gli uomini che sfogliando come nulla fosse gli albi, si chiedevano “Che male c’è?”.

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