Ci parli di lei: quando è nata la passione per il cinema e come ha cominciato il lavoro di critico cinematografico?
Assiduo frequentatore dei cinema fin da ragazzo, all’epoca del liceo ho cominciato a leggere le recensioni dei film, a ritagliarle dai giornali e cercare di scriverle anch’io prendendo a modello i grandi critici attivi negli anni Sessanta. Poi ho divorato il libro di Balazs, i saggi di Ejzenstejn e gli scritti di Barbaro imparando i fondamenti dell’estetica filmica. Ma il testo che mi ha più influenzato è stato La critica del gusto di Galvano Della Volpe, ai cui criteri della “specificità semantica” del cinema faccio tuttora riferimento coniugandoli con la successiva lezione della semiologia di Metz. Da studente universitario ho iniziato a pubblicare interventi e recensioni su Filmcritica, per poi laurearmi con una tesi su Godard, la prima in Italia, pubblicata nel 1970 da Samonà e Savelli. Il “nuovo cinema” e la poetica dell’assurdo erano i miei argomenti preferiti anche in rapporto al “nouveau roman” di Robbe-Grillet e al teatro d’avanguardia dell’epoca,in particolare Beckett e Ionesco. Sempre negli anni Settanta ho collaborato con seminari presso la cattedra di Storia del Cinema di Gianni Rondolino all’Università di Torino, per poi,tornato a Roma svolgere attività di critico sulle pagine dell’ Avanti nella rubrica di cui era titolare Lino Miccichè. Nel 1982 usciva il mio primo saggio di successo Come si guarda un film pubblicato da Laterza e tradotto anche in portoghese, libro ripubblicato nel 2006 da Audino.

Perché è importante il ruolo del critico?
Perché il cinema è un linguaggio e il compito del critico è di far capire come funziona questo linguaggio. Questo per aiutare lo spettatore ad andare oltre una prima lettura del film basata soltanto sul gusto personale e incapace di evidenziare il reale valore e l’originalità del film visto. Ogni film ne contiene al suo interno altri due o tre in virtù della polivalenza del linguaggio del cinema.

Perché secondo lei si da poca importanza al saper vedere il cinema?
Perché ancora oggi si guarda a un film come mera “rappresentazione” tra teatro e romanzo ignorando la specificità del cinema. Se in un film la materia non passa interamente attraverso il linguaggio, essa materia non esiste. Il contenutismo è ancora il male maggiore di tanta critica odierna, quella che ad esempio applaude all’orribile Il grande sogno di Placido o a tante opere magari piene di buone intenzioni ma nulle sul piano artistico. E nel cinema l’unica verità è quella dell’arte realizzata.

Come si guarda un film?
Si deve guardare un film stando attenti a quello che fa la cinepresa, non a quello che fanno i protagonisti.

Cosa deve fare un regista per essere efficace?
Quello che un poeta fa con le parole e un musicista con le note, un regista deve farlo con le immagini e i suoni: prosodia e metrica audiovisiva. Colpire la sensibilità e l’intelligenza dello spettatore con l’evidenza di immagini dotate di una carica fascinatoria ma non per questo ingannatrici.

Ci fa una radiografia dell’attuale cinema italiano?
Provinciale, furbo, televisivo e quindi totalmente inutile (salvo Bellocchio).

Nel passato abbiamo assistito a innovative correnti cinematografiche, nate quasi sempre dalla crisi. Crede che la crisi che ci riguarda possa portare un “nuovo vento” anche in italia?
Sì. Il digitale apre nuovi orizzonti. Forse ha ragione Greenaway quando dice che il cinema deve essere ancora inventato. Oggi ognuno può farsi il suo film da solo, vecchio sogno prima di Artaud e poi della nouvelle vague.La cinepresa come la penna, o meglio, come il pennello del pittore. E questo dovrà avvenire rispettando il carattere popolare del cinema e l’amore per i generi, pena l’autoreclusione nel recinto dello sperimentalismo fine a se stesso. Far sognare e far pensare, questo sarà ancora il compito del cinema del futuro e un’opera come Avatar di Cameron lo dimostra.

Alle ultime premiazioni della Mostra del Cinema di Venezia abbiamo assistito a vicende quanto mai allarmanti. Ad esempio la Trinca, che dopo una decina di film come attrice vince il premio come Miglior Attrice Emergente o Ligabue che presenta il festival. Per non parlare del livello sempre decrescente delle opere in concorso. Lei cosa ne pensa?
Nei festival oggi si cerca l’Evento non l’arte e le logiche seguite sono sempre più spesso quelle promozionali. Del resto, oggi la critica cinematografica è stata quasi cancellata dai quotidiani e quando c’è, è al servizio degli uffici stampa delle produzioni. Molti film emarginati dal mercato vengono scoperti grazie al passaparola degli spettatori comuni che amano il vero cinema. Occorre rifondare la critica: non più dieci righe di trama e tre di analisi del linguaggio ma venti sul linguaggio e tre sulla trama la quale è sempre un pretesto.

Qual’è il futuro del cinema? Ci faccia una profezia.
I futuri grandi film saranno quelli girati in proprio da giovani poeti che non passeranno mai in televisione e non saranno mai premiati con l’Oscar.