Intervista a Marco Fracassa 1Spiegaci l’importanza del Direttore della Fotografia. Che ruolo riveste?
Beh, ovviamente un ruolo fondamentale, dietro ogni grande regista c’è un grande direttore della fotografia… Come dice il maestro Rotunno è facile per un regista scrivere un’alba “livida”, bisogna poi tradurre il pensiero in materia, e molto spesso non è facile.

A questo proposito, quali sono i colleghi che ammiri di più? Citaci qualche opera rilevante.
Ci sono moltissimi “cinematographer” bravi, un genio indiscusso sicuramente è Janusz Kaminski

Come hai iniziato questo lavoro? E perché continui a farlo?
Ho iniziato a fotografare all’età di 10 anni, quando mio zio  mi regalò la prima compattina scoprii per caso la mia passione, e da allora sono andato avanti.

Recentemente hai lavorato ad un documentario molto interessante, incentrato sulle vicissitudini dell’Uomo Plasmon. Raccontaci com’è andata.
Sicuramente uno dei lavori più interessanti dal punto di vista umano, “Gabriellino” è un uomo dalla vita straordinaria, positivamente o negativamente che la si voglia intendere, ed stato un piacere lavorare con lui. Spero che il documentario abbia la visibilità che merita.

So che hai lavorato anche ad un film appartenente al controverso manifesto Dogma’95 (Von Trier – Vintenberg), che quest’anno ha partecipato al Roma Intervista a Marco Fracassa 3Film Fest ’08. Cosa ne pensi delle regole stilistiche che hai dovuto seguire? Credi siano limitanti?
Sicuramente lo è, e come hanno detto molti forse il Dogma95 è stato un escamotage inventato da un giovane regista per girare senza soldi. In ogni modo le suddette regole da seguire molto spesso hanno dato vita a film molto ma molto interessanti, che magari non avrebbero mai visto la luce se avessero dovuto attraversare i canali normali.

Perché il cinema italiano è, nella maggior parte dei casi, fotograficamente ripugnante (contenuti a parte)? Direttori della fotografia inetti o sistema produttivo sbagliato?
Per fortuna gli italiani sono sempre stati dei “maestri” nella fotografia, e i film che vengono fatti secondo me raramente sono brutti fotograficamente parlando, basti pensare al lavoro di Bigazzi ne Il Divo. Quindi non credo che i film italiani siano ripugnanti da questo punto di vista, lo sono molto di più le sceneggiature. Nella fiction il discorso cambia, ma per problemi produttivi che dettano velocità, e non perché i direttori siano degli inetti.

La crisi del cinematografo è sempre più in crescita. La cultura delle masse non è quasi mai adatta a recepire l’arte del cinema e dei suoi contenuti. Che ne pensi?
Forse la crisi del cinema è direttamente proporzionale a quella mondiale, e se la gente perde la casa da un giorno all’altro forse il cinema viene all’ultimo posto…

Recentemente ha riscosso molto successo una serie per la tv chiamata Boris. Non è agghiacciante che un telefilm che dipinge (in modo assolutamente verace) la realtà negativa del cinema italiano abbia tanto successo?
Boris descrive ciò che avviene durante la lavorazione di una tipica fiction italiana, quello che avviene al cinema è qualcosa di diverso ma simile nelle dinamiche se vogliamo. Il suo successo? La sua assoluta realtà, posso dire che rido “amaro” vedendo Boris, perché purtroppo è quasi tutto vero.

Qual è il futuro della fotografia?
Sicuramente il digitale. Si apriranno e si sono già aperte nuove discussioni estetico/pratiche sul mezzo.

E quale vorresti fosse il tuo? Che progetti hai?
Ce ne sono diversi, ma sai quanto la scaramanzia domini il nostro mestiere…