di Luca Di Berardino


Da quando è arrivato nei nostri salotti il tubo catodico ha accompagnato intere generazioni nel corso della loro vita. Da quel momento tutti siamo stati suggestionati, seppur in maniera minima, dal nuovo mezzo mediatico; ci ritroviamo così in una posizione dialettica subalterna dove siamo costretti a fagocitare qualsiasi concetto senza la possibilità di contraddittorio. Ogni informazione che filtra, per quanto futile, acquista un potere condizionante impressionante; così da arrivare a lanciare nuove mode e nuovi modi di essere, capaci di formare un modello comportamentale di imitazione e influenzare intere generazioni ancora in cerca di una propria identità. Importante notare in questa dinamica il centrale ruolo che riveste l’informazione: l’imparzialità è una mera utopia in quanto anche la semplice scelta del palinsesto televisivo impone un punto di vista sul reale! Se a ciò si aggiunge che circa l’80% della popolazione italiana sfrutta i telegiornali come unica fonte di informazione, è molto facile dedurre come ciò possa alterare la percezione della realtà che ci circonda. Nei primi anni di vita era concepito come mezzo per informare e aumentare il livello culturale medio, ma a partire dagli anni Novanta assistiamo ad un radicale cambiamento: il messaggio condizionatore dominante ci avvicina ad una realtà priva di contenuti basata sull’estetica. Il palinsesto è drammaticamente intasato dalla famigerata tv spazzatura come reality, varietà e talk show. Prende vita così una realtà fittizia che ci promette visibilità e denaro facile: un mondo dove, se scegli il pacco giusto, puoi vincere anche un milione; un mondo dove un corpo sexy non ha bisogno di QI a tre cifre per guadagnare migliaia di euro. Come ci dimostrano le folle di ragazze in coda per i provini delle veline, le greggi in fila per le selezioni del Grande Fratello o del pubblico in qualsivoglia talk-show: la televisione attira a sé come falene una percentuale di popolazione che trascende il mondo reale. Si abbandona un mondo troppo grigio e stressante per cercare un’arcadia fatta di luci e colori che condurrà al successo, alla notorietà e al guadagno. Una nuova concezione del lavoro e del profitto che rischia di allontanare simbolicamente dall’osservare, analizzare e criticare la realtà circostante. La realtà fittizia creata ha degli standard da rispettare; si entra nel mondo televisivo solo se si possiedono le caratteristiche necessarie. Le quali sono selezionate in base a criteri puramenti estetici: il bagaglio culturale e le conoscenze Fuori controllo specifiche sono, ormai, solo un’appendice a cui le luci della ribalta non sono interessate. Questi criteri, imposti in maniera indiretta, sono ormai sacrosanti fonti di ispirazione e imitazione. Parte delle nuove generazioni, i dirigenti di domani, è attratta a tal punto da sacrificare tempo, denaro e personalità per conformarsi alla concezione televisiva e alle sue regole. Un sogno da realizzare che promette fama, ma necessita l’omologazione al pensiero unico televisivo. Se una parte della popolazione è completamente immersa nella realtà illusoria, la stessa non avrà la consapevolezza necessaria per comprendere i problemi che attanagliano il Paese. E una volta che lo scollamento tra il piano politico e il piano socio-culturale è completo, il rischio di vedere erosi i diritti fondamentali di una società democratica è molto alto. Una perdita di diritti direttamente proporzionale alla perdita di consapevolezza generata dalla televisione.



Fonti:

Sergio Colabona intervista su youtube http://www.youtube.com/watch?v=lHeIZIiKJ8k

Pasolini: http://www.youtube.com/tch?v=CW6NEVr8CC0

Fabio regista del grande fratello http://www.youtube.com/watch?v=xMFjSjvQUdA

Videocracy

Karl Popper: http://www.youtube.com/watch?v=nYVtjqoyTqQ

http://www.youtube.com/watch?v=75M6vTSZBOE

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