di Luca Torzolini


Le due cesure fondamentali che possiamo osservare nella storia dell’umanità sono:

– L’invenzione della scrittura lineare
– L’invenzione delle immagini tecniche

Le immagini tecniche sono astrazioni di 3°grado: esse astraggono dai testi per riversare sull’immagine un viaggio interiore, in grado di portare alla luce, tramite i sintomi osservati attraverso la realtà, un preciso punto di vista.
Densa come una poesia e altrettanto carica di segni, la fotografia racconta una storia tramite un’immagine. L’apparecchio fotografico è un “utensile” in grado di strappare oggetti dalla realtà e renderli culturali. Esso “informa”, in quanto carica un’immagine di significato, scegliendo gli elementi come fine per comunicare un concetto, un’impressione, uno stato d’animo.
Il fotografo riversa nelle proprie opere il suo spesso enigmatico mondo mentale: lo stile, come un’impronta dell’anima, segna a ritroso il percorso stabilito per compiere il delitto. Ma la macchina, intesa come calcolatore (anche se gli inventori forse non si erano accorti della sua natura matematica), racchiude infinite possibilità. Il fotografo giunge al fine giocando contro l’apparecchio, in una sfida fratricida. Egli infatti sa come nutrire il “black box” e sa anche portarlo a rigurgitare il suo pensiero, ma non potrà mai avere la certezza del risultato; ed è proprio l’oscurità della “scatola” il motivo per cui continuerà a fotografare.
La fotografia, al pari della fisica quantistica, è il risultato dell’osservatore e dell’oggetto osservato che collassano trasfigurandosi in soggettività. Viene così a stabilirsi un feedback esistenziale: un complesso di associazioni codifica il tempo lineare della storia nel tempo circolare della magia, in un eterno ritorno in grado di rendere la realtà un meta-codice di se stessa.