di Marco Sigismondi


Nel 1612, dopo diciannove anni di sudore uscito dai venerabili pori di trentacinque accademici, venne alla luce il Vocabolario degli Accademici della Crusca: il primo vocabolario della lingua italiana. Centoquarantanove anni prima dell’unità d’Italia, si era cercato di unificarne la lingua – o perlomeno far sì che il fiorentino lo parlassero un po’ tutti, una specie di unificazione all’itagliana – e il perché è chiaro: bastano poche parole, scelte con cura, per fare qualsiasi cosa. Dopo trecentonovantotto anni dalla storica impresa, eccoci a fare i conti con il nostro italiano, non quello degli acronimi e delle kappa, ma quello delle parole vere spogliate del loro significato. In che senso? Handicap: inglese, originariamente ‘gioco nel quale la posta era tenuta con la mano (hand) in (in) un berretto (cap)1’. Gioco nel quale c’era l’usanza di rendere la partita un po’ più equa svantaggiando il giocatore più forte in favore del più debole. La parola viene data al popolo, inizia ad essere usata e immancabilmente finisce tra gli insulti. Non per qualcosa, ma tutto diventa un insulto prima o poi. Anche “giacobino” lo è diventato. Fatto sta che non va più bene, bisogna inventarne un’altra: invalido: di chi non può svolgere un’attività lavorativa a causa dell’età, di malattia o di infortunio2. Insomma, se prima eri uno cui dare qualche punto di vantaggio a cricket, ora sei uno che non produce, un peso per la società. Quanto tempo ci vuole affinché diventi anche questa un’offesa? Pochissimo tempo, ora siete: diversamente abili. Cioè? Sempre un peso, ma visto che a forza di dirvelo ci siete rimasti male, non è più vero che non siete buoni a niente, anzi, siete bravissimi a fare un fottìo di cose. Quali? Gli accademici moderni si astengono dal precisare, roba da tecnici. Ma non prendetevela, la mannaia delle parole cade su tutti. I poveri non sono più tali, ma “meno abbienti” (meno ricchi insomma); uno spazzino diventa un “operatore ecologico” (non spazza, ma opera); un bidello un operatore scolastico (insegna ai cessi a rimanere puliti) e un criminale diventa… diventa un pregiudicato. Così non fa più tanto schifo e lo si può anche mettere dietro a una scrivania; tanto è pregiudicato, è finito di fronte al giudice e la parola non specifica se assolto o meno. Io, da parte mia, mi adeguo alla nuova lingua (buonanotte accademici) e per questo non sarò più morto, ma diversamente vivo.


1 Fonte: Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli, 2001

2 Fonte: Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli, 2001.